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AMBIENTE

Rischio sismico, in pericolo oltre il 60% degli edifici italiani

di Paola Mammarella

Presentato il primo rapporto Ance – Cresme focus su situazione nazionale, caso Emilia Romagna e condizioni dei capannoni industriali

Vedi Aggiornamento del 01/08/2013
Commenti 5842
10/10/2012 – Patrimonio edilizio italiano a confronto con il rischio sismico. Il primo rapporto Ance – Cresme sottolinea che più del 60% degli edifici è stato costruito prima del 1974, quindi prima che entrasse in vigore la normativa antisismica per le nuove costruzioni. Allo stesso modo, quelli costruiti successivamente potrebbero non essere conformi alla attuale normativa, dato che in questi anni la mappa della pericolosità sismica è stata modificata più volte. Situazioni cui spesso si somma il cattivo stato di conservazione degli edifici.
 
Il rischio sismico in Italia
Il rischio naturale interessa tutto il territorio nazionale: le aree a elevato rischio sismico sono circa il 44% della superficie italiana e riguardano il 36% dei comuni  e 5,5 milioni di edifici tra residenziali e non residenziali. Il fenomeno si concentra nelle regioni della fascia appenninica e del sud dell’Italia.
 
Nella quota di territorio a più elevato rischio sismico si stima che ricadano 10,7 milioni di abitazioni e 5,4 milioni di edifici. Tra questi, gli edifici prevalentemente residenziali corrispondono all’86% mentre quelli non residenziali (scuole, ospedali, alberghi, chiese, centri commerciali ecc) o inutilizzati rappresentano il 14%.
 
Le regioni più colpite dal problema dell’esposizione del patrimonio edilizio al rischio sismico sono  Sicilia e Campania. In Sicilia esistono quasi 2,5 milioni di abitazioni nelle aree di rischio più elevato, 15 mila edifici ad uso commerciale e 12,6 mila ad uso produttivo. In Campania sono a rischio 785 mila edifici abitativi, 16 mila capannoni e 18 mila edifici commerciali.
 
Il Caso Emilia Romagna
Dopo il sisma dello scorso maggio, la maggior parte dei sopralluoghi è stata effettuata nella provincia di Modena, che è stata la più colpita in termini di danni agli edifici. Complessivamente il 36% degli edifici visionati (pari a 13.588 unità) risulta agibile (classe A), il 22% risulta temporaneamente o parzialmente inagibile (classe B e C) ma agibile (pari a 8.154 unità), il restante 42% (pari a 15.733 unità) risulta invece inagibile (classe D, E, F).
 
Il settore residenziale complessivamente ha reagito bene al sisma, con il 37% degli edifici dichiarati inagibili (direttamente per cause esterne). La percentuale di inagibilità si riduce al 32% se si considera la superficie delle abitazioni e al 26% se si ragiona in termini di abitazioni
 
Il settore non residenziale invece fa rilevare invece i problemi maggiori. Soltanto il 27%  degli edifici privati ad uso produttivo è risultato agibile mentre quasi il 50% è stato giudicato totalmente inagibile sia per lo stato dell’edificio sia per cause esterne. Negli edifici adibiti a deposito, quasi il 60% è stato giudicato totalmente inagibile. Lo stesso giudizio è toccato al 34,9% degli edifici commerciali e al 31,9% degli edifici per uffici. Per gli alberghi la percentuale di edifici non agibile supera il 36%, mentre una situazione migliore è stata riscontrata nelle scuole, con il 43,8% degli edifici giudicati agibili e il 28,4% dichiarato agibile dopo provvedimenti di pronto intervento.
 
Capannoni industriali
Secondo quanto emerge dal rapporto Ance – Cresme, alcune tipologie di edifici non residenziali sono particolarmente vulnerabili rispetto agli eventi calamitosi, un elemento che amplia il fattore di rischio delle calamità e che dipende dallo stato di conservazione del patrimonio edilizio.
 
Il rapporto sottolinea il rischio naturale cui sono sottoposti i capannoni. Al 2011 risultano esistenti 325.427 capannoni ad esclusivo o prevalente uso produttivo, concentrati nelle province di Milano, Bergamo, Torino, Brescia e Padova. Il 7% degli edifici produttivi è stato costruito prima del 1950 mentre oltre il 70% risale agli ultimi 40 anni. 4 capannoni su 10 sono stati realizzati tra il 1971 e il 1990, per un totale di 133,5 mila edifici, e quasi 3 su 10 sono stati costruiti dopo il 1990. Nelle aree di elevato rischio simico rientrano oltre 95 mila strutture, pari al 29% del totale. La Campania presenta il maggior numero di strutture nelle aree a rischio, oltre 15.900 edifici, seguita dalla Sicilia, con 12.600 capannoni, e dall’Emilia Romagna, con 12.300.

Il problema dell’adeguatezza dei capannoni è stato particolarmente sentito dopo il terremoto in Emilia Romagna. Ricordiamo che Gaetano Manfredi, Professore Ordinario di Tecnica delle Costruzioni presso l’Università degli Studi Federico II di Napoli e Presidente della Rete dei Laboratori Universitari di Ingegneria Sismica (ReLUIS), , ha spiegato cosa è successo ai capannoni dopo le sollecitazioni sismiche e il perché dei crolli (Leggi Tutto).

Dopo un acceso dibattito sulle modalità costruttive degli edifici e la loro tenuta al sisma (leggi tutto), sono state inoltre emanate delle linee guida per il rilascio, in via provvisoria, del certificato di agibilità sismica (Leggi Tutto).

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Altri commenti
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giuseppe

I progettisti si devono attenere alle Leggi, non è una questione di compenze attribuite dal titolo! Che comunque si acquisiscono con la teoria ma soprattutto con la pratica e l'esperienza sul campo!