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Infrastrutture, il Governo definisce priorità e incentivi

di Paola Mammarella

Mose di Venezia, ferrovia Torino – Lione, valico del Brennero tra le opere da realizzare nel triennio 2013 2015

Vedi Aggiornamento del 21/11/2019
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02/10/2012 – Sono tre i filoni funzionali di opere da realizzare, che l’Allegato Infrastrutture del Def – Documento di economia e finanza, indica come prioritari per la crescita del Paese e che potranno avvalersi dei capitali privati grazie a norme sulla defiscalizzazione degli investimenti.
 
Come si legge nel capitolo sulle esigenze finanziarie, per l’attuazione del primo filone funzionale, contenente le priorità obbligate, sono richiesti circa 5,7 miliardi nel triennio 2013 – 2015, di cui circa 3 miliardi per il 2013. 
Le risorse devono essere destinate a contratti di programma 2013 dell’ANAS e di RFI, ulteriori tranche per il completamento della messa in sicurezza della città di Venezia e della laguna (Mo.SE), nuovo asse ferroviario Torino – Lione, nuovo valico ferroviario del Brennero (quota italiana), messa in sicurezza ponti e viadotti Anas, interventi di completamento di opere già cantierate e bloccate, fondo mirato ad evitare l’ennesima proroga degli sfratti.
 
Appartengono al secondo filone funzionale, contenente le priorità legate alle decisioni assunte a livello comunitario, assi viari, nodi metropolitani e nodi logistici di particolare rilievo, cui nel triennio saranno necessari 2,4 miliardi.
 
Al terzo filone, comprendente le priorità supportate dai capitali privati, cui fanno capo l’asse autostradale Orte Mestre, asse autostradale Termoli – San Vittore, asse autostradale “Telesina” e completamento asse autostradale Salerno – Reggio Calabria, serviranno invece circa 2,3 miliardi.
 
In generale, dall’allegato al Def emerge una rilettura delle esigenze di infrastrutture, dovuta ai cambiamenti del tessuto economico. Il concetto di priorità si basa sui requisiti individuati dalla Manovra Salva Italia, cioè coerenza e integrazione con le reti europee, stato di avanzamento dell’iter procedurale e possibilità di finanziamenti privati.
 
Ed è proprio sul ruolo dei capitali privati che si gioca la nuova partita della crescita. L’Allegato Infrastrutture indica nelle misure di defiscalizzazione e nei project bond lo strumento per ridimensionare l’ammontare di risorse pubbliche necessarie alla realizzazione di infrastrutture.
 
Si tratta di misure riprese dalla bozza di decreto legge per le start up e la crescita, che agli articoli 51 reca proprio misure per incentivare la realizzazione di nuove infrastrutture. La norma prevede il riconoscimento, a favore del soggetto realizzatore in partenariato pubblico privato di nuove opere pubbliche infrastrutturali di importo superiore ai 500 milioni di euro, per le quali non siano previsti contributi pubblici a fondo perduto e sia acclarata la non sostenibilità del piano economico finanziario, di un credito di imposta a valere sull’IRES e sull’IRAP direttamente generate dalla costruzione e gestione dell’opera, nel limite del 50% del costo dell’investimento.
In questo modo, spiega la relazione illustrativa, non si creano effetti finanziari perché si incide su imposte che, in assenza della realizzazione dell’opera, non sarebbero incamerate dall’erario. Il credito di imposta secondo il meccanismo proposto, si legge nella relazione, non solo è a costo zero per i conti pubblici, ma può generare maggiori entrate per effetto della realizzazione di nuove opere che non avrebbero avuto la possibilità di raggiungere la sostenibilità economico finanziaria dei relativi piani.

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