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NORMATIVA

Grandi opere, meno liti con la consultazione pubblica ‘alla francese’

di Paola Mammarella

Maggiore partecipazione dei territori coinvolti, nel ddl delega per infrastrutture, trasporti e territorio

Vedi Aggiornamento del 05/04/2017
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25/10/2012 - Rendere più semplice la realizzazione delle infrastrutture strategiche, con regole certe per la partecipazione alle gare d’appalto e minori garanzie in modo da attrarre investitori. Punta a questi obiettivi il ddl per la delega in materia di infrastrutture, trasporti e territorio, in programma al prossimo Consiglio dei Ministri. 
 
Consultazione pubblica per infrastrutture più veloci
Per evitare contenziosi e proteste, in grado di ritardare i lavori per la realizzazione di un’infrastruttura, il ddl delega introduce la consultazione pubblica sul modello del “debat public” alla francese. Si tratta di uno strumento che mira a promuovere un più alto livello di consenso sociale, ma soprattutto a garantire la partecipazione delle popolazioni interessate alle scelte progettuali e insediative.
 
Dato l’alto livello di conflittualità presente nella realtà italiana, in prima battuta la consultazione pubblica potrebbe essere circoscritta ad alcune grandi opere rientranti nel Piano infrastrutture strategiche. È inoltre possibile che la consultazione pubblica sia richiesta dal basso, cioè da un soggetto aggiudicatore, dal promotore, da un Consiglio Regionale, da un numero di Consigli Comunali o Provinciali rappresentativi di almeno 150 mila abitanti, da 50 mila cittadini residenti nei comuni interessati.
 
Per ogni opera da sottoporre a consultazione viene istituita una commissione composta da tre soggetti con esperienza giuridica, economica, ambientale e ingegneristica. La consultazione deve intervenire nel momento di avvio della fase progettuale, in modo da garantire la massima flessibilità, e la sua durata non può superare i 120 giorni.
 
Raggruppamenti di imprese
Il ddl svincola anche le regole sul possesso dei requisiti minimi per la partecipazione alle gare in forma raggruppata.
Come si legge nella relazione illustrativa, la disposizione mira a salvaguardare il diritto delle imprese di organizzare il lavoro nel modo ritenuto più idoneo per ottenere il massimo risultato economico.
 
Riduzione delle garanzie
Il testo prevede che scenda dal 25% al 20% la quota di garanzia non svincolabile durante l’esecuzione dei contratto. Allo stesso tempo, per risolvere il problema della mancanza di liquidità, il ddl stabilisce che la messa in esercizio delle opere prima del collaudo, protratta per più di un anno, dà luogo allo svincolo automatico delle garanzie di buona esecuzione. Per lo svincolo della quota del 20% (ex 25%) si deve invece attendere il collaudo.
 
Nella bozza è inoltre prevista una tutela per la committenza. Se le difformità dell’opera non sono sanate dall’appaltatore entro un anno, la committenza può infatti trattenere un parte della cauzione.

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