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NORMATIVA

Imu, ancora sospesa l’esenzione per gli immobili della Chiesa

di Paola Mammarella

CdS il regolamento non risolve i casi in cui non è facile determinare la frazione destinata ad attività non commerciale

Vedi Aggiornamento del 26/11/2012
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09/10/2012 – Il Consiglio di Stato bacchetta il regolamento con cui il Ministero dell’Economia ha tentato di definire il pagamento dell’Imu sugli immobili utilizzati per attività non commerciali.
 
Si tratta di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative, sportive e religiose, la cui situazione resta sospesa dopo il parere emesso dal CdS.
 
Il Consiglio di Stato ha esaminato il regolamento attuativo del Decreto Legge Liberalizzazioni 1/2012, art. 91-bis, che dal primo gennaio 2013 disciplina l’applicazione dell’Imu sugli immobili degli enti che esercitano attività con modalità non commerciali.
 
In base al decreto liberalizzazioni, se l’immobile ha un’utilizzazione mista, e viene cioè utilizzato sia per attività commerciali che non commerciali, l’esenzione si applica solo alla parte in cui è svolta l’attività non commerciale.
 
Il regolamento del Ministero dell’Economia doveva invece intervenire per regolare i casi in cui non fosse possibile determinare con precisione la parte di immobile destinata all’attività non commerciale.
 
Il Consiglio di Stato ha però rilevato che l’oggetto del regolamento non è limitato a questa ipotesi, ma cerca di attuare una nuova disciplina Imu relativa agli immobili non commerciali, tentando anche di definire i requisiti in base ai quali qualificare un’attività come commerciale o senza scopo di lucro.
 
Pur non essendo una fonte normativa adeguata, secondo il CdS il regolamento mira a fornire un’interpretazione di legge, esulando dal suo compito, che consiste invece nel definire le modalità con cui individuare la frazione non commerciale negli immobili a destinazione mista.
 
Allo stesso tempo, per il Consiglio di Stato il regolamento esula dal potere regolamentare attribuito dalla norma di rango primario e non contiene nessun riferimento normativo utile a specificare la natura non commerciale di un’attività.
 
Il regolamento, infatti, per definire un’attività non commerciale ha utilizzato vari criteri, come la gratuità, la copertura integrale del costo del servizio, il carattere simbolico della retta o la differenza con le rette pagate per attività simili, ma svolte con modalità commerciali.
 
Con la bocciatura da parte del Consiglio di Stato non è stato quindi risolto l’analogo problema, sollevato dalla Commissione Europea in merito all’Ici. Ricordiamo infatti che nel 2010 è stata avviata un’indagine per accertare la presenza di aiuti di stato nei confronti degli enti esentati dall’imposta sugli immobili.

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