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Equo compenso e gare di progettazione agili, le proposte dei professionisti
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Compensi professionali nei lavori a cavallo della abolizione delle tariffe

di Paola Mammarella

Cassazione: vale la tariffa in vigore a fine incarico, dubbi se l’attività termina dopo la loro cancellazione

Vedi Aggiornamento del 29/01/2013
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03/10/2012 – Resta ancora confuso il panorama dei compensi professionali dopo l’abolizione delle tariffe. In attesa che venga approvato il regolamento per la definizione dei corrispettivi nelle gare d’appalto, una sentenza della Cassazione depositata nei giorni scorsi spiega che, nel caso in cui l’incarico si protragga nel tempo, la tariffa applicabile è quella vigente a fine lavori, cioè al momento del pagamento.
 
Secondo la Cassazione, che si è pronunciata sul caso di un lavoro durato più di dieci anni, quando l’attività professionale è complessa al punto da rendere necessaria la liquidazione del compenso col criterio unitario, non sono rilevanti le tariffe vigenti all’inizio dei lavori, ma quelle esistenti quando l’incarico è terminato. Se questa impostazione poteva svantaggiare il committente, implicando un pagamento più alto rispetto a quello inizialmente stimato, cosa accade per i lavori svolti a cavallo dell’abolizione delle tariffe?
 
Il decreto sulle liberalizzazioni ha cancellato le tariffe professionali, lasciando alla libera contrattazione tra professionista e cliente la determinazione del corrispettivo. Ciò significa che se a inizio lavori il professionista poteva contare su determinati parametri, terminando l’incarico dopo l’entrata in vigore del Dl Liberalizzazioni potrebbe andare incontro ad un pagamento inferiore.


La sopravvenuta assenza di riferimenti potrebbe far sorgere anche dei contenziosi. Basandosi sull’interpretazione della Cassazione, non potendosi prendere come metro di paragone le tariffe preesistenti, una soluzione potrebbe essere data dal DM 140/2012, che all’interno della riforma delle professioni ha dettato i parametri per la liquidazione dei compensi da parte di un organo giurisdizionale. 
 
Ricordiamo che, in base al decreto, la prestazione professionale si articola in quattro fasi: consulenza e studio di fattibilità, progettazione, direzione esecutiva e verifiche e collaudi.

Il compenso del professionista è dato dal valore dell’opera moltiplicato per il grado di complessità, la somma delle prestazioni eseguite e il costo economico dell’opera. Se la prestazione non rientra nelle categorie individuate dal decreto, il compenso è liquidato per analogia. Il costo economico dell’opera è individuato in base al valore determinato dal mercato e al preventivo. Nel caso in cui i lavori siano già stati eseguiti, si fa riferimento anche al consuntivo lordo.
A sua volta, la complessità della prestazione è definita secondo la natura dell’opera, il pregio della prestazione, i risultati e i vantaggi per il cliente, ma anche in base all’urgenza.

Secondo l’attuale normativa, inoltre, il professionista ha l’obbligo di presentare al cliente un preventivo di massima e l’organo giurisdizionale può aumentare o diminuire il compenso fino al 60 per cento rispetto a quello altrimenti liquidabile.

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