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AMBIENTE

È la manutenzione del territorio la grande opera più urgente

di Rossella Calabrese
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Legambiente: fermando le infrastrutture inutili subito disponibili 10 miliardi per la messa in sicurezza del Paese

Vedi Aggiornamento del 13/02/2014
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16/11/2012 - Fermando le grandi opere inutili, si libererebbero subito 10 miliardi di euro per la messa in sicurezza del territorio, la prima grande opera pubblica necessaria al Paese.
 
È questa la proposta avanzata da Legambiente e sottoscritta, tra gli altri, da Graziano Delrio, presidente Anci; Luca Mercalli, climatologo; Mario Tozzi, geologo CNR; Gianvito Graziano, presidente Consiglio Nazionale Geologi; Leopoldo Freyrie, presidente Consiglio Nazionale Architetti.
 
La mancata prevenzione - ricorda l’associazione ambientalista - è costata, solo dall’ottobre 2009 ad oggi, oltre 1 milione di euro al giorno, senza contare la perdita di vite umane. Sospendendo gli investimenti in alcuni grandi interventi infrastrutturali in via di realizzazione, il Governo potrebbe disporre da subito di circa 10 miliardi di euro, da destinare alla prevenzione e alla mitigazione del rischio idrogeologico.
 
Legambiente chiede che tali risorse siano destinate all’attuazione del Programma nazionale per la sicurezza e la manutenzione del territorio, proposto dal Ministero dell’Ambiente.
 
Il “Piano nazionale per la manutenzione e la messa in sicurezza del territorio dai rischi idrogeologici e sismici”, annunciato dal Ministro Clini nei mesi scorsi (leggi tutto), potrebbe arrivare sul tavolo del Cipe a metà dicembre. Lo ha detto lo stesso Clini nei giorni scorsi.
 
Pochi giorni fa, durante le alluvioni che hanno devastato il Centro Italia, il Ministro Clini ha ricordato che il Governo ha liberato 1 miliardo di euro negli ultimi 8 mesi per la prevenzione del dissesto idrogeologico e ha annunciato che chiederà all’Europa una liberatoria per derogare al Patto di stabilità.
 
“Ci vorrebbero 40 miliardi in quindici anni - ha detto Clini -. Dobbiamo riattrezzare il territorio, adeguare i sistemi di drenaggio dell’acqua nelle are urbane, ripensare in parte i sistemi fognari, ridisegnare i letti dei fiumi e dei torrenti che attraversano le aree urbane, come è il caso drammatico di Genova, ma anche di Roma. Interventi infrastrutturali che consentano di assorbire la quantità di acqua che arriva improvvisa”. “La gestione del territorio - ha aggiunto il Ministro - rappresenta un’infrastruttura per la crescita, per recuperare territori abbandonati, riportarli ad attività produttive nei settori della gestione forestale e dell’agricoltura di qualità”.
 
Un intervento organico su un tema complesso e urgente come quello del dissesto idrogeologico è auspicato dal Consiglio Nazionale dei Geologi. “Da tempo invochiamo che si possa ricostituire il clima degli anni '80, che portò al varo di una legge organica di difesa del suolo, figlia dei lavori parlamentari della Commissione De Marchi” ha detto in una nota il Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, Gian Vito Graziano.
 
“Oggi non c’è più quel clima - ha proseguito Graziano- infatti in questo momento nessuna commissione sta organicamente affrontando un tema così complesso, ma anche così urgente. La istituisca domani mattina l’attuale Governo, ora che finalmente il Ministro dell’Ambiente Clini ha affermato che il tema del dissesto idrogeologico è una priorità in Italia, raccogliendo l’appello lanciato diverso tempo fa dal Presidente Napolitano”.
 
Quanto ai costi, stimati in 40 miliardi di euro, ma che diventeranno 45 e poi 50 miliardi se non si interviene, i geologi concordano con la proposta di sottrarre risorse alle grandi opere per destinarle alla sicurezza del territorio.
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