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NORMATIVA

Imu e enti no profit, esenti gli edifici per usi non commerciali

di Paola Mammarella

Spazio e soggetti coinvolti per individuare le proporzioni tra aree dell’immobile destinate ad attività commerciali o senza scopo di lucro

Vedi Aggiornamento del 11/03/2013
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26/11/2012 –  Esenti dall'imposta municipale unica le aree di edifici destinate ad attività assistanziali, didattiche, ricettive, culturali o ricreative per le quali si paga una retta simbolica. È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il regolamento del Ministero dell’Economia che chiarisce quando gli edifici appartenenti alla Chiesa e agli enti no profit sono esenti dall'Imu.

Posto che l'esenzione vale solo per le parti dell'edificio destinate ad attività svolte con modalità non commerciale, il decreto spiega quando un'attività può essere definita senza scopo di lucro e come individuare la proporzione tra aree commerciali e no profit negli edifici a destinazione mista.
 
Quando le attività sono esenti
Le attività assistenziali e sanitarie sono considerate non commerciali quando sono accreditate e contrattualizzate o convenzionate con lo Stato, le Regioni e gli enti locali, sono svolte in maniera complementare o integrativa rispetto al servizio pubblico e sono prestate a favore dell'utenza, alle condizioni previste dal diritto dell'Unione europea e nazionale.

Se le attività non sono accreditate e contrattualizzate o convenzionate, devono essere svolte a titolo gratuito o dietro il versamento di corrispettivi di importo simbolico, senza superare la metà dei corrispettivi medi previsti per analoghe attività svolte con modalità concorrenziali.

Le attività didattiche sono considerate paritarie rispetto a quella statale quando è garantita la non discriminazione in fase di accettazione degli alunni e vengono svolte a titolo gratuito o dietro corrispettivo simbolico.

Il corrispettivo simbolico è il parametro per classificare come non commerciali anche le attività ricettive, culturali, ricreative e sportive.

In base al decreto, un’attività può essere definita non commerciale quando è svolta senza scopo di lucro e, in conformità a quanto previsto dal diritto dell’Unione Europea, non si pone in concorrenza con altri operatori del mercato e costituiscono espressione dei principi di solidarietà e sussidiarietà.
 
Allo stesso tempo, lo statuto deve prevedere il divieto di distribuire utili e avanzi di gestione a favore di amministratori, soci, partecipanti, lavoratori o collaboratori, ma di reinvestirli in attività utili allo sviluppo delle attività funzionali al perseguimento dello scopo di solidarietà sociale.

Come si individua il rapporto proporzionale
Il regolamento ministeriale fa chiarezza sul caso degli edifici misti definendo le modalità in base alle quali individuare il rapporto proporzionale tra aree dell’immobile destinate alle attività a scopo di lucro, che devono pagare l’Imu, e gli spazi riservati alle attività non commerciali, che sono invece esenti dall’imposta.

Il rapporto proporzionale è determinato con riferimento allo spazio e al numero dei soggetti nei confronti dei quali vengono svolte le attività con modalità commerciali o non commerciali. Se l'utilizzazione mista è effettuata limitatamente a specifici periodi dell'anno, la proporzione è determinata in base ai giorni in cui si svolge un determinato tipo di attività. Le percentuali si applicano alla rendita catastale dell'immobile in modo da ottenere la base imponibile da utilizzare per la determinazione dell'Imu.
 
Iter del regolamento
Ricordiamo che la diffusione e la pubblicazione del decreto ministeriale ha dovuto attendere due pareri del Consiglio di Stato, intervallati da azioni correttive del Governo (Leggi Tutto).
 
In base al Dl Liberalizzazioni, dal 2013 anche gli enti non commerciali pagheranno l’Imu sugli edifici destinati ad attività svolte a scopo di lucro. Per definire la situazione degli immobili a destinazione mista, un primo decreto ha tentato di fornire un’interpretazione alla legge, ma è stato bocciato dal CdS (leggi tutto).
 
Per far fronte ai rilievi del CdS, l’Esecutivo da una parte ha rivisto i contenuti del decreto, mentre dall’altra è intervenuto sul disegno di leggeper la conversione del DL 174/2012sulla finanza e il funzionamento degli enti locali, modificando la portata della delega al Governo e consentendo ad un decreto ministeriale di poter interpretare una norma di rango primario. In sintesi, è stata data all’Esecutivo la possibilità di decidere quando un’attività può essere definita commerciale e quando invece rientra tra le iniziative senza scopo di lucro (Leggi Tutto).

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