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NORMATIVA

Imu e no profit, il Governo deciderà se un’attività è esente

di Paola Mammarella

Non pagano l’imposta le parti di immobile destinate a iniziative svolte senza scopo di lucro

Vedi Aggiornamento del 26/11/2012
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06/11/2012 – Definire la disciplina dell’Imu per gli immobili appartenenti agli enti no profit e alla Chiesa. È l’obiettivo di un emendamento al disegno di legge per la conversione del DL 174/2012 sulla finanza e il funzionamento degli enti locali, che vuole dare al Governo la possibilità di stabilire quando un’attività può essere definita commerciale e quando invece rientra tra le iniziative senza scopo di lucro, che beneficiano dell’esenzione di imposta.
 
In base al DL Liberalizzazioni 1/2012, se l’immobile ha un’utilizzazione mista, e viene cioè utilizzato sia per attività commerciali che non commerciali, l’esenzione si applica solo alla parte in cui è svolta l’attività non commerciale.
 
I problemi iniziano però a sorgere quando non è facile distinguere la porzione di immobile destinata all’attività non commerciale, che deve essere esclusa dall’applicazione dell’Imu. Per far fronte a questa difficoltà, il DL Liberalizzazioni ha previsto che il Ministero dell’Economia emani un decreto con le indicazioni per suddividere l’immobile in parte commerciale e parte no profit.
 
Agli inizi di ottobre, il Ministero dell’Economia ha elaborato una bozza di regolamento, che è stata però bocciata dal Consiglio di Stato perché non si limitava a definire le modalità con cui individuare la frazione non commerciale negli immobili a destinazione mista, ma tentava di dare un’interpretazione alla norma di rango primario, definendo i requisiti in base ai quali qualificare un’attività come commerciale o senza scopo di lucro.

Per risolvere l’impasse, l’emendamento al ddl enti locali prevede che il decreto ministeriale oltre a definire gli elementi rilevanti per l’individuazione del rapporto proporzionale, dovrà decidere i requisiti in base ai quali stabilire quando le attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive sono svolte con modalità no profit.
 
In questo modo si risolverebbe l’eccesso di competenza sottolineato dal Consiglio di Stato. La legge sugli enti locali darebbe infatti al Governo una delega a fornire un’interpretazione sulla determinazione delle attività commerciali.


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