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NORMATIVA

Imu su edifici della Chiesa, dal CdS ok con osservazioni

di Paola Mammarella

Esenti solo attività non commerciali in cui manca il requisito economico, necessarie correzioni

Vedi Aggiornamento del 30/11/2012
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15/11/2012 – Potrebbe entrare in conflitto con la normativa comunitaria il decreto che regola il pagamento dell’Imu sugli immobili a uso misto degli enti non commerciali. È il monito del Consiglio di Stato, che con un secondo parere ha invitato il Governo a rivedere alcune parti del regolamento che non è ancora disponibile, ma i cui contenuti possono essere dedotti dalla pronuncia del CdS.

Fermo restando che con la nuova disciplina dell'Imu dal 2013 saranno esenti solo gli edifici di culto e quelli destinati alle attività non commerciali, nell'applicazione pratica si è subito presentato il problema degli immobili a uso misto, per i quali bisogna determinare la parte esente e quella da assoggettare all'imposta.
 
Dopo l’approvazione dei requisiti generali contenuti nel decreto, il CdS ha osservato che quelli richiesti per i singoli settori di attività presentano dei profili di criticità, soprattutto se rapportati ai principi comunitari.
 
Per evitare il rischio di una procedura di infrazione, il Consiglio di Stato ha quindi suggerito di specificare meglio il concetto di attività economica e attività non commerciale ai sensi della normativa europea.
 
Secondo il diritto dell’Unione Europea, un’attività è considerata non commerciale non solo se è svolta senza scopo di lucro, ma anche se manca il requisito economico, che è invece presente in tutte le attività in cui sono offerti beni e servizi.
 
Al contrario, il decreto predisposto dal Governo fissa alcuni criteri in base ai quali si può desumere se l’attività è svolta con modalità non commerciali, come la gratuità, la copertura integrale del costo del servizio, il carattere simbolico della retta o la differenza con le rette pagate per attività simili, ma svolte con modalità commerciali. Criteri che, a detta del Consiglio di Stato, non sarebbero compatibili con le norme comunitarie.
 
Ricordiamo che, in base al Dl Liberalizzazioni, dal 2013 gli enti non commerciali, tra cui la Chiesa, dovranno pagare l’Imu sugli immobili destinati alle attività economiche.
 
Il decreto ministeriale doveva intervenire nel caso degli immobili misti, in cui solo una parte è destinata all’attività commerciale, regolando in particolare le situazioni in cui non fosse possibile determinare con precisione la quota esente e quella da assoggettare all’imposta.
 
L’impostazione della prima versione del regolamento è stata però bocciata dal Consiglio di Stato in quanto un regolamento non può fornire un’interpretazione su una norma primaria, costringendo il Governo ad una revisione (Leggi Tutto).
 
Per far fronte ai rilievi del CdS, l’Esecutivo da una parte ha rivisto i contenuti del decreto, mentre dall’altra ha modificato la portata della delega al Governo. Con un emendamento al disegno di legge per la conversione del DL 174/2012 sulla finanza e il funzionamento degli enti locali, è stato stabilito che il Governo può decidere quando un’attività può essere definita commerciale e quando invece rientra tra le iniziative senza scopo di lucro, che beneficiano dell’esenzione di imposta (Leggi Tutto).
 
Per non incappare in nessun rilievo, il CdS sottolinea che ora oltre alla corretta definizione dei criteri che rendono non commerciale un’attività, la legge di conversione del DL 174/2012 dovrà confermare l’emendamento in base al quale l’Esecutivo può definire i criteri per l’esenzione.

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