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NORMATIVA

Recepita la direttiva sul ritardo pagamenti, l'edilizia resta fuori

di Paola Mammarella

Trenta giorni di tempo per il pagamento delle imprese, il settore costruzioni chiede chiarimenti sull'inclusione dei lavori pubblici

Vedi Aggiornamento del 12/12/2017
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02/11/2012 – A partire dal primo gennaio scattano regole più restrittive sui tempi di pagamento delle Pubbliche Amministrazioni alle imprese, che non includerebbero però il settore dei lavori pubblici. Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al decreto che recepisce la Direttiva 2011/7/Ue.

Le nuove regole per i pagamenti
Si applicherà ai contratti conclusi dal primo gennaio 2013 la nuova disciplina in base alla quale le Pubbliche Amministrazioni dovranno pagare i fornitori e i prestatori di servizi entro 30 giorni. Sono ammesse proroghe a 60 giorni in alcuni casi particolari, decorsi i quali si applica un tasso di interesse base maggiorato dell’8%.

Nelle transazioni tra privati è invece assicurata maggiore libertà. Sottoscrivendo un contratto scritto, si potrà infatti decidere di superare la soglia massima di 60 giorni per il pagamento.
 
Le osservazioni del settore costruzioni
Il testo della bozza regola i pagamenti nelle transazioni commerciali, intese come consegna di merci o prestazione di servizi. Manca al contrario un riferimento esplicito al comparto delle costruzioni e dei lavori pubblici. Elemento che ha sollevato qualche protesta e richiesta di chiarimenti a riguardo.

L’Ance, Associazione nazionale costruttori edili, giudica inaccettabile l’eventuale esclusione delle costruzioni dato che “il settore sta vedendo morire le sue imprese a causa delle inefficienze dello Stato”. L'associazione degli edili si appella quindi al Governo perchè venga reso esplicita l'inclusione del settore dei lavori pubblici perchè "su questo punto si gioca il futuro di migliaia di imprese che aspettano da mesi una soluzione al problema sia per lo stock presente che per i crediti futuri".

Pur apprezzando l’approvazione del decreto,  anche Confindustria ha chiesto all’esecutivo di specificare l’applicazione del nuovo corso anche al settore dei lavori pubblici.
 
Duro inoltre il punto di vista dei progettisti. Secondo il Cnappc, “gli architetti italiani vantano crediti per circa 500 milioni di euro sul totale di circa 2 miliardi che lo Stato deve al comparto della progettazione delle opere pubbliche”. Come emerge dai dati riportati dal Consiglio degli architetti, “secondo la Banca d’Italia, inoltre, l’ammontare dei debiti non pagati nel 2011 dalla PA è stato pari a 70 miliardi di euro. Nel solo settore delle opere pubbliche si stima che la dimensione finanziaria dei ritardi di pagamento della P.A. alle imprese che realizzano lavori pubblici sia in costante crescita ed abbia raggiunto ormai 19 miliardi di euro sul totale dei 70 miliardi”.

Ricordiamo che il problema dei ritardati pagamenti affligge imprese e professionisti, che spesso attendono fino a 180 giorni per essere pagati, determinando una crisi di liquidità che in molti casi porta a fallimenti e impedisce di proseguire lo svolgimento delle attività.

A maggio scorso, le lamentele di imprese e progettisti sono sfociate nel D-day delle costruzioni, durante il quale è stata minacciata la class action in mancanza di riscontri da parte dello Stato.

Una prima risposta è arrivata nei mesi successivi, con una serie di decreti per la certificazione dei crediti vantati nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni e la loro compensazione con eventuali somme dovute per cartelle di pagamento, tributi erariali, contributi assistenziali e previdenziali, premi per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali.

Come si legge nel comunicato diramato dopo la riunione del Consiglio dei Ministri, il termine per il recepimento della direttiva era fissato al 16 marzo 2013, ma per rispondere alle richieste degli operatori del settore si è optato per un’attuazione anticipata.

L’ultimo step sarà quindi capire se le nuove regole si applicheranno anche al settore edile.

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