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RISPARMIO ENERGETICO

Con la riqualificazione di edifici pubblici -33% di consumi energetici

di Rossella Calabrese
Commenti 5043

Tutti i risultati del Rapporto ‘‘Green Economy per uscire dalle due crisi’’

Vedi Aggiornamento del 05/11/2013
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09/11/2012 - Se si intervenisse con misure di riqualificazione energetica sugli oltre 100.000 edifici pubblici italiani si potrebbero ridurre del 33% i consumi di energia. Altri consistenti risparmi arriverebbero dagli interventi di efficientamento dell’edilizia privata.
 
Sono alcuni dei dati del Rapporto “Green Economy per uscire dalle due crisi”, realizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile in collaborazione con l’Enea e presentato in occasione degli Stati Generali della Green Economy, che si sono conclusi ieri a Rimini.
 
Il Rapporto analizza i sei settori strategici per una conversione ecologica dell’economia:
- efficienza e risparmio energetico
- ecoinnovazione
- fonti rinnovabili
- mobilità sostenibile
- usi efficienti delle risorse e riciclo dei rifiuti
- filiere agricole di qualità ecologica
 
Ecco alcune delle indicazioni settore per settore.
 
Efficienza energetica nell’edilizia pubblica
Lo Studio ha calcolato che intervenendo con misure di efficienza energetica su 11.000 uffici pubblici, 30.000 edifici scolastici e 70.000 di social housing si otterrebbe un risparmio energetico al 2020 di un Mtep, pari alla riduzione del 33% dei consumi negli edifici considerati, mentre un risparmio di altri 0,33Mtep l’anno sarebbe possibile intervenendo sul 3% degli edifici di edilizia privata. Ma per ottenere questi risultati è necessario rivedere il sistema degli incentivi e delle detrazioni fiscali. Queste ultime, tra il 2007 e il 2010, hanno prodotto investimenti per 12 miliardi di euro e hanno salvato più di 40.000 posti di lavoro all’anno.
 
Ecoinnovazione: trend positivo per le ecoindustrie
Secondo la rilevazione dell’Eco-innovation Scoreboard del 2011, l’Italia è al 16° posto nell’Europa a 27. A pesare è il grave ritardo nello sviluppo dell’ecoinnovazione che in buona parte viene importata e non prodotta in Italia. Positive invece le certificazioni di sistemi di gestione ambientale, la produttività energetica, l’intensità delle emissioni di gas serra, lo sviluppo del lavoro nelle eco-industrie dove è impegnato il 2,12% della forza lavoro contro la media europea dell’1,53%. Ricordiamo che pochi giorni fa è stato pubblicato il Rapporto Green Italy 2012 di Symbola e Unioncamere secondo il quale il 38,2% delle assunzioni è proprio nella green economy (leggi tutto).
 
Rinnovabili: la Lombardia trainerà la produzione
dal Rapporto emerge che in Italia nel 2011 le fonti rinnovabili hanno rappresentato il terzo settore di approvvigionamento energetico (dopo petrolio e gas) con oltre il 13% del consumo totale lordo, facendo anche registrare l’incremento maggiore tra tutte le fonti, +7%. La crescita maggiore è del fotovoltaico, cresciuto di oltre cinque volte e mezzo rispetto al 2010, e che, e con 9,3 GW installati nel 2011, ha reso l’Italia il primo mercato al mondo del fotovoltaico.
 
L’Italia è anche il terzo paese dell’Ue per occupati nelle rinnovabili (dopo Germania e Francia) con 108.150 unità. Per raggiungere gli obiettivi europei al 2020, è stato anche stabilito un Burden Sharing fra le regioni italiane: quella che dovrà produrre più energia rinnovabile è la Lombardia con 2.905 ktep, seguita da Piemonte e Toscana. Se si compie un’analisi dei consumi di rinnovabili, le regioni da cui si attende il maggior consumo sono Marche e Sicilia (leggi tutto).
 
Mobilità sostenibile: le città laboratorio di green transport
La mobilità in Italia - si legge nel Rapporto - è sempre più un fenomeno locale, con spostamenti corti per lo più all’interno della città; i percorsi al di sotto di 10 Km sono infatti il 70% del totale. Governare la domanda, soprattutto in ambito urbano, significa agire su tre grandezze: lo spostamento, attraverso misure come il telelavoro o il car sharing; la distanza, attraverso misure di smart growth per riportare la lunghezza degli spostamenti a livello di 10 anni fa (-9 Mt di CO2 al 2030); il tasso di occupazione del veicolo, oggi di 1,2 passeggeri a veicolo in città, attraverso misure come il car pooling, la city logistic. Per il trasporto pubblico ci sono buone notizie: al 2020 sono stati finanziati 105 nuovi Km di metropolitane e 50 di tramvie.
 
Rifiuti: costi in calo dove si differenzia di più
La produzione di rifiuti urbani in Italia cresce più del PIL e dei consumi. Il metodo di smaltimento preferito è la discarica, con circa il 49%, ma ci sono 10 regioni, dalla Liguria alla Sicilia, che mandano in discarica più del 60% dei rifiuti urbani. In Europa invece, ci sono sei Paesi a discarica zero o quasi zero, che hanno tassi di riciclo del 60%. L’Italia ha un recupero di materiali del solo 33%. Nelle regioni italiane dove è più spinta la raccolta differenziata, è minore il costo di smaltimento dei rifiuti: in Lombardia con il 47% di RD si è speso 24,65 centesimi di euro per gestire un chilogrammo di rifiuti; in Veneto con il 56,2% di RD 25,88 centesimi; nel Lazio invece con il 17,8% di RD 31,84 centesimi; in Sicilia con il 7,1% di RD 29,83 centesimi al chilogrammo. Gli occupati totali nella gestione dei rifiuti in Italia sono circa 120.000.
 
Agricoltura di qualità: Italia prima in Europa
L’agricoltura italiana ha saputo orientarsi verso la qualità legata alle specificità del territorio. Lo dimostrano i 243 prodotti DOP, IGP e STG, le oltre 4.600 specialità regionali, i 521 vini DOC, DOCG e IGT e soprattutto i risultati raggiunti dall’agricoltura biologica che interessa più di un milione e 100 mila ettari. L’agricoltura italiana ha anche ridotto il consumo di fertilizzanti chimici e fitofarmaci, diminuendo così la pressione sulla qualità dell’acqua.
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