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AMBIENTE

Piano Clini: sarà vietato costruire in aree a rischio idrogeologico

di Rossella Calabrese

In arrivo l’assicurazione obbligatoria contro i rischi derivanti da eventi climatici estremi, prevista la manutenzione dei fiumi e dei boschi

Vedi Aggiornamento del 11/02/2013
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06/12/2012 - Divieto di abitare o lavorare nelle zone ad altissimo rischio idrogeologico, assicurazione obbligatoria per le costruzioni nelle zone a rischio di inondazione, limiti alle costruzioni nelle zone a rischio, contenimento dell’uso del suolo.
 
E ancora, interventi di manutenzione dei corsi d’acqua e di difesa dei centri abitati, recupero dei terreni abbandonati, difesa dei boschi, protezione delle coste e delle lagune esposte all’innalzamento del mare, riattivazione dei Bacini idrografici.
 
Sono questi i punti principali del “Piano di adattamento ai cambiamenti climatici, la gestione sostenibile e la messa in sicurezza del territorio” (scarica il testo) inviato dal Ministro dell’Ambiente Corrado Clini al Cipe, che lo esaminerà in una delle prossime sedute, con l’intesa dei Ministri delle Politiche agricole, delle Infrastrutture e dell’Economia e finanze. Lo si apprende da un comunicato diffuso da Ministero dell’Ambiente.
 
Come annunciato dallo stesso Clini qualche settimana fa (leggi tutto), l’obbligo di assicurazione contro i rischi derivanti da eventi climatici estremi sarà introdotto con un disegno di legge. Il provvedimento si rende necessario “per consentire a chiunque viva o lavori nelle aree a rischio idrogeologico di avere la certezza del risarcimento in caso di danni - ha detto il Ministro -, per ridurre i costi dei premi assicurativi e per non gravare sulle tasche di tutti gli italiani attraverso i risarcimenti con fondi pubblici”.
 
Tra le altre priorità di intervento del Piano ci sono: la manutenzione dei corsi d’acqua (regimazione, pulizia degli alvei e altri lavori), il recupero dei terreni abbandonati o degradati puntando sulle colture tradizionali e di qualità, la pulizia dei boschi usando il legname raccolto anche come biomassa per produrre energia pulita. Il diradamento dei boschi più fitti - prosegue il comunicato - servirà anche a ridurre gli effetti degli incendi che, distruggendo le piante, minacciano anche la stabilità geologica. Nel caso delle foreste demaniali, il documento presentato dal Ministro Clini propone di fermare i rimboschimenti fatti con pini e abeti d’importazione e di piantare invece alberi tradizionali della zona.
 
Un altro punto fondamentale sarà la predisposizione di misure di difesa delle coste dall’innalzamento del mare. “Le previsioni dei climatologi sono molto preoccupanti e risultano molto esposte al rischio di alluvione tutte le zone costiere dell'alto Adriatico, da Ravenna a Monfalcone, dove molti territori si trovano a quote inferiori al livello del mare” ha commentato il Ministro. “Oggi quei terreni sono difesi e tenuti asciutti da un sistema di canali di scolo e di idrovore concepito fra l’800 e il ‘900, quando le piogge erano diverse e il mare non minacciava di diventare più alto”.
 
Il documento prevede che ogni quattro anni venga aggiornato il “Rapporto scientifico sui rischi dei cambiamenti climatici” e che vengano aggiornati al 2013 i Piani di Assetto Idrogeologico (Pai) delle Autorità distrettuali idrografiche. Tra le misure urgenti c’è anche l’attivazione delle Autorità distrettuali di bacino idrografico, che da sei anni avrebbero dovuto sostituire le Autorità di bacino soppresse dalla Codice dell’Ambiente (Dlgs 152/2006).
 
Il programma di difesa del territorio (da dettagliare ogni anno definendo gli interventi in programma) sarà finanziato per il 40% con i proventi delle aste per i permessi di emissione di anidride carbonica, che la legge destina per almeno il 50% ad azioni contro i cambiamenti del clima. Un’altra quota delle risorse potrà venire dai carburanti, rimodulando diversamente gli oneri a parità di peso fiscale. Il prelievo sui carburanti, secondo il Ministro, non graverà sulla crescita economica perché sarà una rimodulazione, uno spostamento “a parità di peso fiscale”.

Il Piano di adattamento dell’Italia ai cambiamenti climatici e alla difesa del territorio, con le ingenti risorse che richiede - ha detto il Ministro Clini - “ripropone il tema, centrale nella programmazione degli investimenti per la difesa del territorio, dello svincolo dai vincoli del patto di stabilità per i fondi per tali interventi. È necessario, come ho avuto modo di scrivere nella lettera inviata il 19 novembre scorso ai commissari europei Connie Hedegaard e Janec Potocnik, che le misure per la prevenzione dei rischi e dei danni connessi agli eventi climatici estremi siano considerate un’infrastruttura per la crescita e lo sviluppo sostenibile del nostro Paese. E in tale chiave - ha concluso il Ministro - questi interventi dovrebbero essere esclusi dai vincoli del Patto di stabilità, nell’ambito del ‘pacchetto’ di misure indicate dal Consiglio Europeo del 29 giugno 2012”.

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