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Venezia: la nuova 'casa della giustizia' di C+S Architects
ARCHITETTURA

Venezia: la nuova 'casa della giustizia' di C+S Architects

di Cecilia Di Marzo
Commenti 1381

Reinterpretazione di una tesa manipolata in altezza, in bilico tra storia e contemporaneità

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17/12/2012 – È stato inaugurato a luglio scorso ed è già vincitore del Premio Medaglia d'Oro all'Architettura Italiana per la Committenza pubblica. Si tratta del nuovo Tribunale di Sorveglianza di Venezia progettato dallo studio italiano C+S Architects di Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini.
 
Il progetto, vincitore di un concorso internazionale di progettazione nel 2002, è stata l’occasione per restituire alla città un’area inaccessibile. Il complesso della Ex-Manifattura Tabacchi a Piazzale Roma diventerà la sede del nuovo tribunale di Venezia, accorpando tutti gli uffici giudiziari, che in questo momento sono distribuiti in diversi Palazzi storici.
“L’iter del progetto è stato complesso, come prassi per i grandi lavori pubblici in Italia” affermano i progettisti. “Senza voler entrare nelle lungaggini burocratiche e amministrative di dieci anni nei quali il lavoro si è protratto, l’edificio che presentiamo è il primo ad essere terminato. E’ una lama che si innesta nell’unico vuoto esistente nell’area progetto che si affaccia su piazzale Roma. E’ la grande hall di ingresso necessaria a distribuire i flussi che rigenerano una parte importante della città di Venezia. E’, allo stesso tempo, l’infrastruttura che permette di rigenerare il sistema degli edifici esistenti".

Il primo tema su cui abbiamo lavorato è la manipolazione del programma proponendo l’ibridazione di un edificio pubblico che fosse al contempo un’infrastruttura.
Due piani dell’edificio, infatti, ospitano tutti gli impianti tecnologici (centrali termiche e frigorifere) che permetteranno il riuso dell’intero sistema della Manifattura Tabacchi. Il volume, inoltre, ospita (ai piani superiori) uffici del tribunale di sorveglianza, cancellerie e archivi.
La grande hall di ingresso, aperta alla città di giorno, ospiterà spazi commerciali (tabaccheria, bar, negozi) innervando il sistema degli spazi pubblici (campi e campielli interni) restituiti al tessuto urbano veneziano.

Il secondo tema del progetto è relativo alla scala dell’intervento e all’impianto tipologico. La dimensione dell’edificio si confronta alla scala urbana sia con il grande vuoto di Piazzale Roma, essendo posizionato sul fronte opposto al ponte di Calatrava, sia con la dimensione generosa del vuoto degli edifici ottocenteschi della Ex-Manifattura Tabacchi, volumi di grande suggestione spaziale, per la grande parte caratterizzati da un sistema di illuminazione zenitale.
Il nuovo volume ha una forma semplice e compatta, tipologicamente è una tesa contemporanea manipolata in altezza per connettere lo skyline dei volumi dei parcheggi multipiano al sistema urbano delle tese industriali ottocentesche.
Verso Piazzale Roma, il volume non si appoggia a terra.
Uno sbalzo di cinque metri su Piazzale Roma diventa l’ingresso: un’ombra che accoglie i flussi riorientandoli all’interno del nuovo sistema: una compressione che esplode all’interno in uno spazio di sette piani illuminato dall’alto su cui si svolge una scala metallica, che distribuisce a tutti i piani dell’edificio e che permette di disegnare il fronte verso il garage San Marco con una sequenza di piccole bucature, quasi una sequenza di codici che punteggiano la facciata.

Il terzo tema del nostro lavoro riguarda la materia. Il materiale che utilizziamo all’esterno è nastro di rame ossidato Nordic Brown prodotto dalla società Aurubis Finland: il rame è a Venezia il materiale che caratterizza le coperture degli edifici monumentali. In questo progetto il materiale diventa la metafora che rappresenta l’istituzione, la ‘casa della giustizia’ e che, come un grande tetto manipolato ed estruso, accoglie i cittadini in uno spazio, luminoso e trasparente. Il processo di preossidazione del rame rievoca il modo in cui il tempo agisce sulle superfici con un processo di sottrazione della materia. Anche la materia, oltre al programma e all’impianto tipologico, viene manipolata per introdurre subito l’edificio nel tempo veneziano di cui è parte. Pur nelle sue dimensioni generose, l’edificio appare quasi come la sua ombra, una tesa in bilico tra storia e contemporaneità.
 
© Riproduzione riservata

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Altri commenti
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Stefano Colonna architetto

Senza voler entrare nel merito del progetto un simile manufatto avrebbe potuto essere collocato in qualsiasi parte! Esattamente come il ponte di Calatrava..... ed evitando altri commenti perché' siamo al limite del ridicolo!

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giovanni

cambierei casa se mi costruissero davanti un mostro così !! E' orrendo


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