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NORMATIVA

Antimafia, un certificato per ogni lavoro

di Paola Mammarella

CdS: l’atto emesso dalla Prefettura in cui ha sede l’impresa non è efficace su tutto il territorio nazionale

Vedi Aggiornamento del 13/02/2013
31/12/2012 – L’impresa che opera in più cantieri ha bisogno di più certificazioni antimafia. Sono le conclusioni cui è giunto il Consiglio di Stato con la sentenza 33/2012.
 
L’interdittiva antimafia, emessa dalla Prefettura in cui ha sede l’impresa, non ha efficacia su tutto il territorio nazionale, ma solo sul singolo rapporto cui si riferisce.
 
Il documento, infatti, è richiesto alla Prefettura dall’Amministrazione interessata che, sulla base delle risposte ricevute, decide se stipulare il contratto di appalto o autorizzare il subappalto.
 
Nel caso in cui l’impresa sia impegnata in un’altra gara, sarà l’Amministrazione che l’ha bandita a richiedere nuovamente le informazioni antimafia alla Prefettura. Anche se i contenuti sono uguali, si tratta comunque di un atto diverso. L’impresa non potrebbe infatti utilizzare il certificato antimafia ottenuto per un lavoro precedente.
 
Nel caso esaminato dal CdS, una Stazione Appaltante aveva negato l’autorizzazione ad un contratto di subappalto per la realizzazione di lavori su una tratta ferroviaria.
 
Dopo la presentazione del ricorso da parte dell’impresa, il Tar della Regione in cui si doveva svolgere il lavoro aveva negato la propria competenza, rimettendo la questione al Tar Lazio.
 
Il Consiglio di Stato ha invece affermato che la certificazione antimafia non è valida su tutto il territorio nazionale. A dover decidere è quindi il Tribunale amministrativo della Regione in cui si dispiegano i suoi effetti, cioè dove si trova la Pubblica Amministrazione che bandisce la gara ed eventualmente stipula il contratto.
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