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Professionisti in difesa della compensazione dei crediti con la PA

di Paola Mammarella

Confprofessioni annuncia un emendamento al ddl stabilità, chiesta pari dignità con le piccole imprese

Vedi Aggiornamento del 15/05/2013
07/12/2012 – I professionisti tentano di difendere la compensazione dei crediti vantati verso la Pubblica Amministrazione. Con un “noi andiamo avanti”, Confprofessioni, Confederazione italiana delle libere professioni, risponde alla cancellazione dal ddl sviluppo bis dell’emendamento che tentava di parificare professionisti e imprese nella lotta contro i ritardati pagamenti.
 
Confprofessioni ha annunciato che i contenuti saranno riproposti sotto forma di un nuovo emendamento al ddl stabilità, al momento all’esame della Commissione Bilancio del Senato.
 
Secondo quanto riferito dal presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, i professionisti si troverebbero in una situazione paradossale a causa di norme poco chiare. Stella Sottolinea infatti che in base alla Guida pratica alla certificazione dei crediti”, pubblicata dalla Ragioneria dello Stato il 26 novembre scorso, i liberi professionisti possono certificare i crediti, mentre non è prevista espressamente la loro compensazione.
 
Confprofessioni chiede quindi a Governo e Parlamento un’interpretazione autentica della Legge di Stabilità 2012 e del decreto legge 78/2010 in materia di crediti maturati verso la Pubblica amministrazione, in modo da includere anche le somme spettanti quale corrispettivo per prestazioni professionali eseguite da un professionista iscritto ad un albo professionale.
 
A detta di Stella, però, “Governo e Parlamento continuano a usare due pesi e due misure” e “non è più accettabile che la compensazione tra crediti e debiti con la pubblica amministrazione sia prevista a livello legislativo solo ed esclusivamente a vantaggio delle imprese”.  
 
Per il presidente di Confprofessioni, i professionisti dovrebbero essere trattati con pari dignità rispetto alle piccole e medie imprese. La loro inclusione secondo Stella non comporterebbe maggiori oneri a carico delle finanze pubbliche perché, dato che i crediti vantati dai professionisti sono non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, si tratterebbe di un debito dello Stato già consolidato.

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