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PROFESSIONE

Parcelle architetti, dal Cnappc gli esempi di contratti professionali

di Rossella Calabrese
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Documenti utili a redigere il preventivo dei progetti di architettura per committenza privata e dei piani urbanistici attuativi

Vedi Aggiornamento del 05/12/2014
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11/12/2012 - L’abolizione delle tariffe professionali è stata una vera rivoluzione per i progettisti, che si sono ritrovati all’improvviso privi di riferimenti normativi in base ai quali calcolare le loro parcelle.
 
Per aiutare le pubbliche amministrazioni, il Ministero della Giustizia è intervenuto con due provvedimenti che forniscono dei “parametri”: il DM 140/2012 ha fissato i parametri cui i giudici devono far riferimento per le liquidazioni del compenso in caso di lite tra professionista e privato (leggi tutto); invece, per calcolare gli importi da porre a base d’asta nelle gare per l’affidamento dei servizi di ingegneria e architettura, è in arrivo il Decreto Parametri (leggi tutto).

Ma cosa succede nei lavori privati? La determinazione del compenso è lasciata alla libera contrattazione tra il progettista e il cliente. Il corrispettivo però deve essere necessariamente messo nero su bianco in un preventivo di massima, espressamente richiesto dal Decreto Liberalizzazioni (articolo 9 della Legge 27/2012).
 
Il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, ritenendo fondamentale la chiarezza tra professionista e committente prima di assumere un incarico, ha diramato a tutti gli Ordini provinciali un documento con degli esempi di contratti professionali per servizi di architettura ed urbanistica per committenza privata.
 
Gli esempi riguardano:
1. contratto relativo a Progettazione Architettonica Integrata per Committenza Privata;
2. contratto Semplificato relativo a Progettazione Architettonica Integrata per Committenza Privata;
3. contratto relativo a Progettazione di Piani Urbanistici Attuativi.
 
Secondo il Cnappc, “le interpretazioni forzate che ritengono sufficiente l’accordo verbale sono surrettizie: è indispensabile che il professionista iscritto e il committente sottoscrivano un accordo chiaro sulle prestazioni da svolgere, sui tempi ed i compensi”, anche perché l’assenza di un preventivo è un illecito disciplinare.
 
L’opportunità di redigere un preventivo è, inoltre, chiara nei contenziosi perché, in fase di liquidazione del compenso professionale, l’assenza di un contratto o di un preventivo di massima costituisce un elemento di valutazione negativa da parte del giudice.
 
“È dunque fondamentale per i professionisti - prosegue il Cnappc - redigere un contratto all’atto di conferimento dell’incarico, adeguato all’importanza dell’opera e con l’indicazione per le singole prestazioni di tutte le voci di costo, comprensivo di spese, oneri e contributi, fornendo altresì, ai sensi del comma 4 dell’art. 9 della L. 27/2012, tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento fino alla conclusione dell’incarico”.
 
Il Cnappc ricorda che il sistema di calcolo del contratto o del preventivo dell’onorario è libero, purchè esso sia adeguato all’importanza dell’opera, e suggerisce i parametri da poter utilizzare, a scelta: quelli della Legge 143/1949, quelli del DM 4 aprile 2001, le nuove tabelle parametriche del DM 140/2012, quelli del nuovo Decreto Parametri in fase di definizione, per stimare i corrispettivi da porre a base di gara, nei lavori pubblici, tariffa oraria, altri criteri personalizzati, purchè il cliente ne sia stato preventivamente reso edotto, sottoscrivendo il preventivo sommario.
 
Il Cnappc sottolinea che gli esempi di contratto sono redatti a mero scopo indicativo e di supporto e non costituiscono opinioni ed atti di indirizzo del Consiglio Nazionale e della Conferenza Nazionale degli Ordini degli APPC.


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