Carrello 0
NORMATIVA

Appalti pubblici, società semplici riammesse alle gare

di Paola Mammarella

Corte Giustizia Ue: le PA aggiudicatrici devono accettare le offerte senza badare alla forma giuridica dei soggetti

Vedi Aggiornamento del 18/02/2013
31/01/2013 – Le società semplici possono partecipare alle gare d’appalto. Lo ha affermato la Corte di Giustizia Europea con una ordinanza in base alla quale le Amministrazioni aggiudicatrici devono evitare qualunque forma di discriminazione e ammettere alla presentazione delle offerte tutti i soggetti, indipendentemente dalla loro forma giuridica.
 
Come ricordato dalla Corte di Giustizia Ue, la Direttiva 93/37/CEE prevede che nel momento in cui un raggruppamento di imprenditori presenta un’offerta non può essergli imposta nessuna forma giuridica. Al contrario, la richiesta può essere avanzata dopo l’aggiudicazione dell’appalto.
 
Allo stesso tempo, ha sottolineato la Corte, un imprenditore può essere escluso solo per fallimento, cessata attività, irregolarità contributive o condanne che incidano sulla sua moralità professionale.
 
Per l’ammissione è sufficiente essere considerati idonei a garantire l’esecuzione dell’appalto sia in modo diretto sia ricorrendo al subappalto. Non è infatti necessario che la prestazione sia realizzata direttamente dal soggetto che stipula il contratto.
 
Definito il metro di giudizio, la Corte di Giustizia ha quindi imposto correzioni alla normativa italiana che ammette alle gare solo gli imprenditori individuali, le società commerciali e le società cooperative, mentre consente alle società semplici di operare solo nell’ambito delle attività non commerciali, come quelle agricole.
 
Pur ammettendo una certa discrezionalità nella normativa degli Stati membri, la Corte di Giustizia Ue ha affermato che l’Italia si è di fatto posta in contrasto con i principi di parità di trattamento e massima apertura dei mercati.
 
Nel caso preso in esame, un imprenditore agricolo per partecipare ad una gara si era iscritto all’albo nazionale dei costruttori nella categoria S1, che comprende opere di movimento terra, demolizioni, sterri, sistemazione agraria e forestale, verde pubblico e relativo arredo urbano.
Dopo la soppressione del sistema basato sull’albo e l’avvento delle Soa, l’Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici aveva vietato il rilascio dell’attestazione alle società semplici. I ricorsi presentati dall’interessata erano stati respinti sia dal Tar Lazio sia dal Consiglio di Stato, che non avevano considerato discriminatorio il divieto dell’Authority.

Foto tratta da: "Corte di giustizia dell’Unione europea" - G. Fessy © CJUE
© Riproduzione riservata

Partecipa alla discussione ( commenti) Utilizza il mio account Facebook Non hai un account Facebook? Clicca qui

x Sondaggi Edilportale
BIM: professionisti italiani, siete pronti? Leggi i risultati