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AMBIENTE

Dissesto idrogeologico, urge azione nazionale di difesa del suolo

di Rossella Calabrese
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Ieri a Roma la prima Conferenza Nazionale sul Rischio Idrogeologico

Vedi Aggiornamento del 13/02/2014
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07/02/2013 - In 6.633 degli 8.100 Comuni italiani sono presenti aree a rischio idrogeologico, con situazioni particolarmente critiche in Calabria, Molise, Basilicata, Umbria, Valle d’Aosta, nella Provincia di Trento, nelle Marche, in Liguria, Lazio e Toscana, dove la totalità o quasi dei comuni è classificato a rischio.
 
La superficie delle aree ad alta criticità geologica che si estende per 29.517 Kmq, il 9,8% del territorio nazionale e oltre 5 milioni di cittadini vivono in zone esposte al pericolo di frane e alluvioni.

Sono preoccupanti i dati emersi nel corso della prima Conferenza Nazionale sul Rischio Idrogeologico tenutasi ieri a Roma, organizzata da Legambiente, Coldiretti, Anci, Consigli nazionali dei geologi, architetti, dottori agronomi e forestali, ingegneri e geometri, Inu, Ance, Anbi, WWF, Touring Club Italiano, Slow Food Italia, Cirf, Aipin, Sigea, Aiab, Tavolo nazionale dei contratti di fiume Ag21 Italy, Federparchi, Gruppo 183.
 
Associazioni, sindaci, Ordini professionali, tecnici ed esperti, si sono confrontati con l’obiettivo comune di rispondere in modo efficace alle ripetute emergenze legate al rischio idrogeologico nel nostro Paese, emergenze che scattano ormai sistematicamente ogni autunno, a causa della mancanza di un’adeguata politica di prevenzione e di governo del territorio. L’obiettivo è quindi quello di attirare l’attenzione della politica su questi temi sottoponendo le proposte che usciranno da questo appuntamento ai candidati alle prossime elezioni e al nuovo governo.

Il 2012 ha evidenziato l’estrema vulnerabilità del territorio, causata dall’eccessiva antropizzazione e dalla mancanza di manutenzione, e le conseguenze disastrose in occasione di eventi meteorologici seri, dovuti anche ai cambiamenti climatici. Questi problemi - spiega Legambiente - non riguardano solo il futuro del nostro pianeta, ma già oggi costituiscono un elemento da cui non si può più prescindere.
 
La Conferenza lancia un messaggio preciso: le politiche per la mitigazione del rischio idrogeologico non si possono limitare all’attuazione di interventi puntuali; serve un’azione nazionale di difesa del suolo che rilanci, come peraltro previsto dalle direttive europee, il bacino idrografico come elemento base per un adeguato governo del territorio, per riprogettare un’azione urgente, efficace e concreta per la mitigazione del rischio, la prevenzione e l’avvio di un’efficace azione di rinaturazione diffusa.
 
È necessario - secondo i promotori - stabilire strumenti e priorità d’intervento e risorse economiche adeguate, senza dimenticare l’informazione e la formazione dei cittadini su questi temi. Un approccio che superi la logica dell’emergenza che ha caratterizzato l’azione delle istituzioni in questi ultimi dieci anni, che non ha permesso l’applicazione delle importanti direttive “Acqua” e “Rischio alluvionale” e ha consentito il controproducente abbandono di qualsiasi logica pianificatoria, tanto più necessaria ora, alla luce degli effetti dei cambiamenti climatici in atto e alle conseguenze di una gestione dissennata che ha reso ancor più vulnerabile il nostro territorio.

Atttuare questo piano produrrà non solo un beneficio in termini di sicurezza, ma anche un rilancio occupazionale ed economico dei territori. Il debito pubblico e lo spread - spiega il comunicato - non possono rappresentare le motivazioni per non intervenire in questo settore, per il quale è necessario trovare meccanismi finanziari adeguati. Infatti - continua la nota -, per attivare questi programmi è necessario un supporto tecnico qualificato e diffuso localmente, prevedendo la possibilità di attivare l’intervento anche di addetti del settore agricolo e forestale e dell’edilizia, con la possibilità di creare nuova occupazione.
 
“È ora che la campagna elettorale affronti il tema delle grandi emergenze del Paese, che non sono purtroppo riducibili solo alla pressione fiscale, al debito e allo spread” - ha detto il Presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza. “Solo per far fronte alle spese di somma urgenza e per le emergenze causate dagli eventi avvenuti nel triennio 2009-2012 - ha proseguito -, abbiamo speso oltre 1 milione di euro al giorno, per un totale di circa 1 miliardo (ma i danni contabilizzati sono il triplo delle risorse stanziate)”.
 
“Nel frattempo, la prevenzione tarda ad arrivare: da un’analisi di Legambiente risulta che negli ultimi 10 anni solo 2 miliardi di euro sono stati effettivamente erogati per attuare gli interventi di prevenzione disposti dai Piani di assetto idrogeologico redatti dalle Autorità di bacino (PAI), per uno stanziamento totale di 4,5 miliardi di euro – ha aggiunto il Presidente di Legambiente. Nel frattempo sul territorio continuano a scaricarsi scelte irresponsabili, latitano politiche di inversione di tendenza ma continua a proliferare una sorta di ‘industria della riparazione’ mentre manca quella della prevenzione”.
 
“Eppure - ha concluso Cogliati Dezza - una buon piano strategico per la mitigazione del rischio idrogeologico rappresenta un grande volano per sviluppare la green economy, l'innovazione tecnologica, nuove politiche di gestione del suolo e delle foreste che darebbero un contributo sostanziale alla riduzione delle emissioni di CO2 e allo sviluppo delle aree interne, a vantaggio del riequilibrio territoriale del Paese”.

“Serve ridimensionare, e subito, gli investimenti follemente previsti per le grandi opere destinando, invece, le necessarie risorse verso interventi di manutenzione e di tutela del territorio: solo in questo modo sarà possibile realizzare un’opera di costante contrasto al dissesto idrogeologico, di valorizzazione e di tutela del nostro immenso, e immensamente importante. patrimonio paesaggistico”. Così Leopoldo Freyrie, Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori.
 
“Di fronte ad una fragilità del territorio – ha aggiunto Freyrie-, una vera e seria politica preventiva di manutenzione peserebbe, infatti, molto di meno sulle casse dello stato rispetto ai costi dei disastri, delle emergenze e delle ricostruzioni. Se a questi dati - ha continuato - aggiungiamo quello relativo ai sei milioni e mezzo di edifici a rischio sismico ed una condizione di fragilità del territorio aggravata anche, nonostante un’enormità di leggi, dall’abusivismo, è chiaro che occorre rigenerare e mettere a frutto l’esistente, con l'obiettivo prioritario della sicurezza e della qualità dell'habitat dei cittadini”.
 
L’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU) - ha dichiarato il Presidente Federico Oliva - ha ribadito la necessità e l’urgenza della legge nazionale sui principi del governo del territorio, a proposito della quale il Parlamento è inadempiente dal 2001, una legge indispensabile per orientare e coordinare adeguate politiche nazionali, per coordinare e rendere più forte l’attività legislativa delle Regioni, per costruire un modello di piano più efficace, fondato su conoscenze scientifiche e scelte conseguenti, in particolare sui temi della Conferenza, non negoziabili dalla politica e di piena responsabilità dei tecnici”.
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