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Alla Lettera: a Torino un omaggio di yet|matilde alla tipografia
CASE & INTERNI

Alla Lettera: a Torino un omaggio di yet|matilde alla tipografia

di Cecilia Di Marzo

Cucina e grafica, due mondi accomunabili per commistione tra sensi e necessità

25/02/2013 – Ha aperto da poco più di una settimana a Torino la pizzeria “Alla Lettera”, un omaggio dello studio yet|matilde al mondo della tipografia e, quindi, alla forma delle parole. 

Il progetto 'alla lettera' prende vita grazie alla figura imprenditoriale di Marco Bonomi, al suo entusiasmo e alla sua curiosità che tanto ci ricordano in ambito industriale i Gavina ed i Castelli degli anni '50 e '60” affermano i progettisti. “Un altro committente probabilmente (e forse giustamente) avrebbe imposto dei paletti molto netti, ad iniziare dal nome del locale (suggeritoci dalla collocazione del ristorante in piazza Bodoni, a Torino); con Marco invece la discussione ed il progettare insieme è stato da subito stimolante”.

La cucina e la grafica sono due mondi con dinamiche progettuali accomunabili, in cui vive la commistione tra sensi e necessità. Proprio da questo parallelismo nasce il tema allestitivo del locale, l’utilizzo dell’ingrediente carattere tipografico in qualunque sua forma grafica o fisica, attraverso la realizzazione di elementi ex-novo o il riutilizzo di elementi preesistenti. Del resto in un momento in cui l'editoria abusa della cultura del cibo per vendere, perché una pizzeria non può utilizzare il linguaggio editoriale per connotare i propri spazi?

Il progetto d’immagine, che ha il compito di presentare ed introdurre l’intero progetto, utilizza il carattere Bodoni nel suo logotipo, ed introduce il tema allestitivo nel logo, attraverso l’utilizzo di “O” di famiglie diverse, a rappresentare il prodotto principale dell’attività, la pizza. Perché ogni pizza è simile a tutte le altre, ma sempre differente, perché realizzata artigianalmente.

Il menù è pensato come un vero e proprio quotidiano; le divise del personale, curate dallo stilista Antonio Rizza, prendono spunto da quelle dei tipografi che utilizzavano i caratteri mobili, con tanto di coprimaniche.

Il locale vuole essere un luogo in progress, in divenire, quindi i materiali impiegati sono sempre non "finiti".

Molti sono gli oggetti simili, ma sempre diversi, caratterizzanti l'allestimento: le lampade, progettate per l'occasione dagli Operai del Design, sono realizzate evitando che l'operatore, durante le fasi artigianali del processo produttivo, tenti di omologarne la forma; le sedie sono "strappate" alla produzione industriale ancora grezze, venendo quindi singolarmente personalizzate.
È stata svolta un'attenta ricerca funzionale per la progettazione delle attrezzature necessarie al corretto svolgimento delle attività all'interno del locale, dallo studio delle panadora (destrutturate per una migliore flessibilità) al tovagliolo (che presenta un'asola e ne permette quindi l'aggancio al bottone della camicia).

La grande varietà compositiva che il tema suggerisce viene rappresentata attraverso interventi di personalizzazione delle singole stanze componenti il locale, realizzati da figure che lavorano a 360° nel mondo del progetto. Ogni intervento ha un doppio livello di comprensione: un primo livello di attrazione puramente espressiva, mentre un secondo livello rivela informazioni e riferimenti aggiuntivi che dichiarano l'approccio didattico dell'intero progetto.

Ogni buon progetto, di fatto, dovrebbe essere portatore di cultura.
Gli interventi di personalizzazione delle stanze verranno periodicamente aggiornati, sempre alla ricerca di nuove sperimentazioni.

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