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"Second life. Gli Hotel del nuovo millennio", la mostra a Milano
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"Second life. Gli Hotel del nuovo millennio", la mostra a Milano

di Valentina Ieva

SpazioFMGperl'Architettura affronta il tema del recupero di edifici storici

04/02/2013 - A Milano SPAZIOFMGPERL’ARCHITETTURA ospita la mostra dal titolo “Second life. Gli Hotel del nuovo millennio” a cura di Luca Molinari e Simona Galateo, che si terrà da venerdì 8 a venerdì 22 febbraio.

La rassegna è dedicata ai temi del recupero degli edifici storici, nonché al ripristino e alla rifunzionalizzazione degli immobili per reintegrarli nel tessuto urbano e sociale. Principale obiettivo dell’iniziativa è approfondire gli aspetti legati al restauro di qualità  di un’architettura, attraverso tre esempi particolari che ‘rivivono’ come strutture ricettive.

Si tratta dell’Arlov Conservatorium Hotel di Amsterdam, del Mandarin Oriental Hotel di Barcellona e del Town Hall Hotel di Londra.

Ristrutturato da Lissoni Associati, l’Arlov Conservatorium Hotel occupa gli antichi spazi della Rijkspostspaarbank, divenuta sede del Sweelinck Conservatorium: qui gli spazi interni ricevono luce attraverso la copertura vetrata della corte, mentre le decorazioni originarie sono state riportate in luce da un attento restauro.

Il Mandarin Oriental Hotel di Barcellona, ex sede di un’istituzione bancaria, ha mantenuto il medesimo aspetto nel fronte principale su strada, per essere riletto internamente dalla collaborazione di un team formato da Carlos Ferrater e Juan Trias de Bes, Patricia Urquiola e F3 paisaje.

L’intervento previsto per il Town Hall Hotel, a cura di Rare Architecture, si è misurato con un edificio tutelato degli anni Trenta, pertanto, il restauro conservativo è stato complesso nel valorizzare, da un lato, i dettagli decorativi, e nell’ostentare, dall’altro, la nuova rivisitazione.
 
Come spiega Luca Molinari: “La mostra riflette, attraverso tre esempi virtuosi, sul tema del riutilizzo di edifici storici che riprendono vita e si aprono al pubblico, che rivedono la luce grazie ai capitali privati senza i quali sarebbe impossibile tenere tutto a museo. Un modo di pensare al costruito sul costruito riutilizzando risorse che già esistono, senza consumo di ulteriore territorio”.
© Riproduzione riservata

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