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Post-sisma Abruzzo: il progetto CASE è costato troppo

di Rossella Calabrese

La Corte dei conti europea boccia i complessi antisismici sostenibili ecocompatibili

Vedi Aggiornamento del 09/09/2014
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26/02/2013 - I 185 edifici del Progetto CASE, destinati ad ospitare 15.000 delle persone rimaste senza casa a seguito del sisma del 2009 in Abruzzo, sono costati il 158% in più dei costi standard.
 
Lo denuncia un Report della Corte dei conti europea che ha analizzato gli interventi di ricostruzione post-sisma realizzati a L’Aquila con fondi europei.
 
Nel novembre 2009 - ricostruisce la Corte - , l’Unione europea, tramite il proprio Fondo di solidarietà (FSUE), ha erogato un contributo di mezzo miliardo di euro per le operazioni di emergenza: il ripristino immediato delle infrastrutture (reti elettriche, idriche e fognarie, delle telecomunicazioni, dei trasporti, della sanità e dell’istruzione), la fornitura di alloggi provvisori e l’organizzazione dei servizi di soccorso per le necessità immediate della popolazione ( 67.500 persone erano rimaste senza alloggio a causa del terremoto).
 
Delle risorse stanziate, circa il 30% (144 milioni di euro) è stato destinato ad interventi ammissibili ai sensi del regolamento istitutivo dell’FSUE.
 
“Invece, con il progetto CASE (Complessi Antisismici Sostenibili ed Ecocompatibili), che ha assorbito il 70% del finanziamento (350 milioni di euro), non è stato rispettato il regolamento FSUE perché sono stati costruiti edifici permanenti invece di case provvisorie.
 
Infatti, il regolamento FSUE dispone che il Fondo possa essere utilizzato unicamente per “interventi di emergenza”, inclusa la realizzazione di “misure provvisorie di alloggio”, ma non contempla il finanziamento di progetti di vera ricostruzione, che deve esser lasciata ad altri strumenti.
 
Il progetto CASE - secondo i giudici europei - “ha soddisfatto le necessità abitative di 15.000 delle persone colpite dal sisma, ma non ha risposto in modo tempestivo e con sufficiente capacità agli effettivi bisogni della popolazione. Gli edifici costruiti nell’ambito del progetto CASE sono stati molto più cari rispetto a quelli costruiti in situazioni normali” e “hanno alloggiato troppe poche persone”.
 
Per di più, si prevede che gli appartamenti del progetto CASE generino in futuro notevoli entrate, sebbene il regolamento istitutivo dell’FSUE non preveda tali eventualità.
 
L’accordo di attuazione prevedeva la costruzione di 160 edifici provvisori contenenti 4.000-4.500 appartamenti destinati ad ospitare oltre 15.000 persone. In totale, in meno di un anno dal sisma, sono stati costruiti 185 edifici (leggi tutto).
 
Il costo di costruzione medio dei 185 edifici è stato di 3.230.629 euro, il che dà un costo di 134.337 euro per ciascuno dei 4.449 appartamenti. Il costo di un singolo appartamento è stato di 1.648 euro al metro quadro, a fronte un costo standard per gli appartamenti prefabbricati di circa 640 euro al metro quadro; il progetto CASE è stato, in media, più caro del 158%.
 
Inoltre, gli appartamenti del progetto CASE sono, con la loro elevata efficienza energetica ed il loro isolamento sismico, molto meglio equipaggiati delle case provvisorie tradizionali e di molti degli edifici preesistenti. Infatti, il Comune de L’Aquila, che attualmente gestisce gli appartamenti, progetta di venderne alcuni sul libero mercato o di affittarli agli studenti universitari, generando delle entrate, in contrasto col regolamento FSUE.
 
Ville Itälä, il Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione, ha dichiarato: “Vi sono state carenze nella pianificazione preventiva, nonostante l’Abruzzo sia una delle aree a più alto rischio sismico d'Europa. Sono lieto che la Commissione sfrutterà l’opportunità fornita dal prossimo riesame del regolamento disciplinante il Fondo di solidarietà dell’Unione europea non solo per chiarire il concetto di “misure provvisorie di alloggio”, ma anche per esortare gli Stati membri a rischio a porre in essere veri piani di preparazione. Ciò rappresenterà un notevolissimo contributo per la risposta dell’UE alle catastrofi naturali”.

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