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LAVORI PUBBLICI

Umbria, 1,4 milioni per l’adeguamento sismico delle scuole

di Rossella Calabrese
Commenti 3307

La Regione ha chiesto all’Unione Europea ulteriori 3,5 milioni di euro

Vedi Aggiornamento del 28/05/2013
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26/02/2013 - Ammonta a 1 milione e 400mila euro lo stanziamento della Regione Umbria per interventi strutturali di riduzione del rischio sismico nelle scuole pubbliche.
 
Delle 29 richieste di finanziamento arrivate in Regione, per un importo complessivo dicirca 8 milioni di euro, sono stati finanziati quattro interventi presentati dalla Provincia di Terni e dai Comuni di Magione, Città di Castello e Vallo di Nera.
 
I finanziamenti, derivanti dai fondi comunitari POR FESR 2007-2013, serviranno a realizzare interventi di particolare urgenza in edifici scolastici di proprietà degli enti locali.
 
“Negli ultimi 3 anni - ricordano dall’assessorato all’istruzione - solo la Regione e gli enti locali dell’Umbria hanno impegnato risorse proprie per la sicurezza nelle scuole. Dal 2009 infatti il Governo non ha fatto riparti significativi, né ha individuato una programmazione degli interventi. Si è peraltro trattato di mere assegnazioni di fondi, decisamente insufficienti, che non tenevano conto delle priorità territoriali note agli enti locali”.
 
Per incrementare le risorse necessarie a realizzare gli interventi richiesti, la Giunta regionale ha proposto all’Unione Europea una rimodulazione delle risorse del POR FESR 2007-2013, così da assegnare alla riduzione del rischio sismico negli edifici scolastici ulteriori 3,5 milioni di euro.
 
Infine, in merito alla recente proposta del Ministero all’Istruzione per la costituzione obbligatoria di fondi immobiliari a sostegno dei Comuni e delle Province per l’edilizia scolastica, l’assessorato regionale umbro evidenzia come non si tenga conto delle differenze territoriali tra Regioni.
 
“Inoltre - concludono - appare alquanto difficile il coinvolgimento di investitori privati in un momento di crisi come questo e in un settore, quello dell’edilizia scolastica pubblica, che tradizionalmente non è ‘commerciale’, con il rischio concreto di non rispondere efficacemente alla domanda che viene da famiglie e comunità e di incidere negativamente sullo spopolamento dei centri storici e delle aree meno abitate della Regione”.
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