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MERCATI

Ance: si trasforma in cantieri solo il 10% delle risorse pubbliche

di Paola Mammarella

Senza patto di stabilità disponibili 39 miliardi per nuove infrastrutture e 4,7 per il pagamento dei lavori già eseguiti

Vedi Aggiornamento del 06/09/2013
22/02/2013 – “Negli ultimi 5 anni sono stati annunciati sblocchi di risorse per l’edilizia e le infrastrutture da parte del CIPE per circa 200 miliardi di euro, ma meno del 10% di questi si sono veramente trasformati in cantieri”. Così l’Ance, Associazione nazionale costruttori edili, che ha avanzato alle forze politiche in campagna elettorale una serie di richieste per risollevare il comparto delle costruzioni.
 
A detta dell’Ance sarebbero tanti gli interventi  rimasti bloccati nonostante i numerosi annunci. Si spazia tra infrastrutture, messa in sicurezza delle scuole, manutenzione del territorio e lavori non pagati. Iniziative rimaste su un binario morto per carenza di investimenti, risorse finanziate e mai spese e vincoli del Patto di stabilità.
 
Spendere subito i fondi disponibili
Nonostante l’impasse, l’Ance sostiene che ci sarebbero le risorse per intervenire. Il patto di stabilità, ad esempio, blocca 4,7 miliardi di euro disponibili in termini di cassa, che potrebbero essere destinati al pagamento di lavori già eseguiti dalle imprese.
 
Oltre al blocco dei pagamenti, l’Ance rileva come siano aumentati anche i residui passivi e le giacenze di cassa che gli enti potrebbero usare per avviare nuovi lavori e che ammontano a 8,6 miliardi.
 
Secondo i calcoli dell’associazione degli edili ci sono poi 30 miliardi stanziati dal Cipe negli ultimi 4 anni, per i quali non sono però state ancora né bandite le gare né sottoscritti i contratti con le imprese per l’avvio dei lavori.
 
Sul totale delle risorse, stanziate per interventi urgenti e utili, 16 miliardi dovrebbero essere destinati alle infrastrutture, 2 miliardi alla messa in sicurezza delle scuole, 2 miliardi al rischio idrogeologico e alla manutenzione del territorio e un miliardo agli interventi sulle università. Altri 7 miliardi andrebbero poi ripartiti tra altri interventi infrastrutturali, come edilizia sanitaria e riqualificazione urbana.
 
Come stimato dall’Ance, i fondi derivano per 13 miliardi dal Fas, Fondo aree sottoutilizzate, per 11 miliardi da Piano Cipe e Fondo infrastrutture stradali e ferroviarie e per 6 miliardi dai fondi strutturali europei.
 
In totale, deduce l’Ance, sono quindi disponibili circa 39 miliardi di euro da destinare a nuove opere. Spendendoli si potrebbero generare oltre 660 mila posti di lavoro, con una ricaduta complessiva sul sistema economico per 130 miliardi di euro.
 
Lavoro, pagamenti e sicurezza: le proposte anticrisi
Oltre agli investimenti, per il rilancio è necessario agire sul costo del lavoro, che in edilizia è più alto rispetto agli altri settori industriali, e sulla normativa a salvaguardia delle imprese che falliscono.
 
Per la ripresa delle compravendite di immobili l’Ance chiede inoltre di mettere sul mercato i casa bond, cioè obbligazioni emesse dalle banche e acquistate da investitori istituzionali per finanziarie i mutui per l’acquisto o la ristrutturazione di abitazioni, ma anche di avviare un piano di edilizia sociale e di eliminare l’Imu sull’invenduto.
 
Le proposte sono state discusse dall’Ance in un incontro svolto mercoledì a Roma con Mario Monti, impegnato nella campagna elettorale come leader di “Scelta Civica”. Il Presidente del Consiglio uscente si è mostrato disponibile a riesaminare il problema dell’Imu sugli immobili invenduti, ma anche a valutare il pagamento immediato dei primi 30 miliardi di debiti arretrati delle Pubbliche Amministrazioni.
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