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NORMATIVA

Trasparenza appalti, dal Garante della privacy ok condizionato

di Paola Mammarella

Chiesta più protezione dei dati, a metà settimana il parere della Conferenza Unificata

Vedi Aggiornamento del 15/04/2013
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12/02/2013 - Il decreto trasparenza si allinea alle richieste dell’Autorità di Vigilanza sui contratti pubblici e ottiene il sì condizionato del Garante della privacy.
 
Dopo i rilievi al testo esaminato dal Consiglio dei Ministri del 22 gennaio scorso (leggi tutto), una versione modificata è stata infatti inviata per il parere al Garante per la protezione dei dati personali e alla Conferenza Unificata. Quest’ultima dovrebbe pronunciarsi entro la metà della settimana.
 
Il parere del Garante della privacy
L’ok del Garante è subordinato a una serie di richieste, come il bilanciamento tra protezione dei dati e obiettivo trasparenza. Ad esempio, “la necessità di realizzare un controllo diffuso sull'attività della Pubblica amministrazione non deve condurre a forme sproporzionate di diffusione di informazioni che possono finire per ledere i diritti dei cittadini”.
 
Secondo il Garante, che per esprimere il proprio parere si è rifatto a quanto previsto dalla normativa europea, “Paesi europei non esistono forme di diffusione paragonabili a quelle che si intendono realizzare nel nostro”.
 
Tra le informazioni che per il Garante non dovranno mai essere messe online compaiono dati sullo stato di salute o sulle condizioni economiche e sociali.
 
Allo stesso tempo, i documenti pubblicati dovranno essere rintracciabili solo mediante i motori di ricerca interna e dovranno essere stabiliti periodi differenziati di permanenza online.
 
Le modifiche dopo le osservazioni dell’Authority
Secondo l’Authority, il testo entrato in CdM non colpiva con sanzioni amministrative tutti i casi di mancata comunicazione dei dati inerenti agli appalti. L’articolo 37, infatti, prevedeva multe solo per la mancata pubblicazione delle informazioni aggregate nei contratti di importo fino a 20 mila euro, del processo verbale di consegna lavori e del certificato di ultimazione lavori.
 
Al contrario, l’articolo tralasciava i casi in cui non fosse pubblicato il bando, la determina di aggiudicazione, la struttura proponente, l’oggetto, l’aggiudicatario, la base d’asta, il numero di offerenti e le eventuali modifiche contrattuali.
 
Allo stesso modo, l’Autorità di Vigilanza non avrebbe potuto segnalare le inadempienze alla Corte dei conti.
 
Rispondendo alle richieste dell’Autorità di Vigilanza, l’articolo 37 è stato riformulato prevedendo che le Amministrazioni pubblichino tutte le informazioni relative alle procedure di affidamento e la delibera a contrarre.

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