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AMBIENTE

Quattro milioni di ettari di terreni agro-forestali a rischio dissesto

di Rossella Calabrese
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Presentate le Linee Guida per la valutazione e mitigazione del dissesto idrogeologico

Vedi Aggiornamento del 10/09/2013
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13/03/2013 - Sono circa quattro milioni in Italia, il 13% del territorio nazionale, gli ettari di terreno agricolo e forestale in forte erosione e a rischio frane, e gli interventi di mitigazione richiederebbero una spesa di poco meno di 7 miliardi di euro per i prossimi 10 anni, solo per le aree a a maggiore criticità.
 
I conti li ha fatti il Ministero dell’Ambiente, che ha stimato in almeno 40 miliardi di euro la spesa per la messa in sicurezza del territorio. Si tratta di interventi indispensabili, tenuto conto che negli ultimi 10 anni il Ministero per le Politiche Agricole e Forestali ha erogato circa 2 miliardi di euro alle Regioni, per danni causati da eventi alluvionali a colture e aziende agricole.
 
Inoltre, la costante perdita di suolo agricolo e produttività delle superfici forestali ha portato a un danno stimato di circa 2,5 miliardi di euro in 10 anni, oltre alle spese periodiche di ripristino e manutenzione gestite direttamente dai comuni. E ancora, oltre 3,5 miliardi di euro sono stati spesi con Ordinanze di protezione Civile per far fronte più in generale a calamità idrogeologiche.
 
Questi dati sono stati resi noti qualche giorno fa durante la presentazione delle “Linee guida per la valutazione del dissesto idrogeologico e la sua mitigazione attraverso misure e interventi in campo agricolo e forestale” (scarica), predisposte da AGEA, ISPRA e Rete Rurale Nazionale e presentate dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
 
L’analisi effettuata sul territorio montano-collinare italiano, ha individuato come ambiti territoriali contraddistinti da differenti tipologie di azioni per il dissesto, i seminativi-pascoli, i boschi e le aree terrazzate a colture permanenti. In particolare, sempre in 10 anni, sono previste attività per più di 3,2 miliardi di euro per la protezione delle superfici a seminativo, 1,4 miliardi per la ricostruzione del potenziale ecologico, protettivo e produttivo dei boschi italiani e 1,6 miliardi di euro per la manutenzione e stabilizzazione del reticolo idrografico minore. Altri 700 milioni di euro dovranno essere invece destinati agli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, ripristino e ricostruzione dei terrazzamenti agricoli.
 
Considerato che il 73,3% del territorio nazionale ha vocazione agricola e forestale, attraverso pratiche di protezione e gestione sostenibile, si può incidere in modo significativo sulla manutenzione ordinaria dei territori e sulla prevenzione dei fenomeni di dissesto idrogeologico, contrastando contestualmente l’abbandono delle zone “marginali” di collina e montagna.
 
Le Linee guida propongono indirizzi e metodologie che consentono l’individuazione, su tutto il territorio nazionale, delle aree prioritarie di intervento e delle misure di mitigazione più idonee. Gli interventi proposti vanno dalla manutenzione e ripristino della rete di drenaggio superficiale in aree agricole, alla stabilizzazione superficiale e protezione dei terrazzamenti in erosione, alla riforestazione, gestione e mantenimento in buono stato di efficienza ecologica del bosco e del suo reticolo idrografico minore.
 
Ulteriori benefici di queste misure sono la riduzione dei colmi di piena e degli eventi alluvionali, la riduzione della quantità di sedimento immessa nella rete fluviale e quindi il miglior funzionamento degli invasi artificiali idroelettrici, la conservazione della biodiversità del territorio, l’incremento dell’assorbimento di CO2 per la mitigazione dei cambiamenti climatici, lo sviluppo socioeconomico e turistico legato anche alle produzioni di qualità e la tutela dei paesaggi agricoli tradizionali.
 
Il finanziamento degli interventi e le misure proposte, oltre alla manutenzione e al presidio del territorio, produrrebbe anche un consistente aumento in termini occupazionali in zone cosiddette “marginali”. Sono state infatti stimate in circa 410 milioni le ore di lavoro incrementali in 10 anni, pari a circa 19.000 posti di lavoro equivalenti per anno.
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