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Mevaco per la Biblioteca Civica 'Elsa Morante'

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Una seconda pelle in lamiera forata

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05/03/2013 - Già da molto tempo l’oratorio San Michele, nella cittadina lombarda di Lonate, non veniva più utilizzato nella sua funzione originaria. Rimase vuoto a lungo fino a quando la biblioteca comunale venne spostata in questa sede. Poco alla volta, sempre più volumi prefabbricati vennero aggiunti e addossati all’edificio, deturpando questo spazio nel pieno centro storico per far spazio ai diversi locali di servizio. Nel 2006 i consiglieri comunali fermarono lo scempio e affidarono l’incarico allo studio di architetti milanesi DAP per procedere con un risanamento generale.

“È stato subito chiaro che il risanamento avrebbe richiesto degli interventi invasivi nell’edificio storico. Per contenerli il più possibile abbiamo proposto al Comune di ampliare l’oratorio con un nuovo edificio che potesse ospitare i bagni, i locali di servizio e spazi aggiuntivi. I responsabili non solo hanno accettato favorevolmente la proposta, ma ci hanno anche assegnato l’arredamento interno, fatto che si è dimostrato molto positivo perché abbiamo potuto così adattare gli interni alle caratteristiche dell’intero edificio”.

Per la costruzione del nuovo ampliamento Elena Sacco e Paolo Danelli hanno sviluppano un’idea straordinaria: “Eravamo davanti al problema di valorizzare il carattere originario dell’oratorio” spiega Elena Sacco. “L’idea di base era di trovare una dialettica dell’interazione e di armonizzare le proporzioni tra edificio vecchio ed edificio nuovo con riferimenti chiari: così, per esempio, la larghezza del nuovo edificio è esattamente la metà di quello esistente e l’ inclinazione della copertura inizia all’altezza della linea di gronda, tra il 1° e il 2° piano, dell’oratorio. Una passerella con rivestimento di legno al 1° piano assicura un facile accesso”.

Il nuovo edificio doveva inoltre avere una superficie unitaria. “Per questo abbiamo deciso di rivestirlo completamente con lamiera forata”, racconta l’architetto. “Abbiamo scelto le lamiere forate R10 U25,98 da 3 mm con fori tondi in linea”. Si doveva però affrontare anche una sfida tecnica. “Il caldo e il freddo possono deformare le lamiere, per questo abbiamo calcolato la dilatazione naturale alle diverse temperature. I risultati ci hanno indotto a usare lamiere più spesse, da 3 mm. Poi abbiamo montato una sottostruttura con telai di metallo a una distanza ravvicinata dalla parete esterna bianca, in modo da poter allineare le lamiere forate quasi senza giunzioni visibili. La foratura stessa impedisce di vedere le piccole fughe rimaste. In questo modo il rivestimento in lamiera forata MEVACO avvolge l’intero edificio come una seconda pelle, comprese porte e finestre.”

Per queste ultime gli architetti si sono fatti venire in mente qualcosa di molto particolare: “Abbiamo modificato le lamiere forate secondo un modello di design creato in precedenza” continua Elena Sacco. “Con la tecnologia Dynamic Waterjet abbiamo ampliato i fori. Questa perdita di consistenza che abbiamo creato ricorda delle nuvole. In totale sono state 20 le lamiere che abbiamo modificato in questo modo”.

Le soluzioni creative non sono state tuttavia l’unico motivo per cui gli architetti sono ricorsi alle lamiere forate MEVACO. “Per noi è molto importante una gestione efficiente dell’energia” spiega Elena Sacco. “In questo caso l’edificio è formato, da una parte, da un involucro di cemento con uno strato isolante in lana di legno, dall’altra da una facciata in lamiera forata MEVACO che lascia penetrare l’aria. Inoltre sono presenti un sistema di ventilazione contro l’umidità sotto il pavimento e un riscaldamento termodinamico con impianto di climatizzazione. L’edificio è dunque perfettamente isolato“. Non c’è dunque da stupirsi che gli abitanti di Lonate abbiano accolto con entusiasmo la nuova, risanata biblioteca. La cosa nuova è che nel frattempo turisti di architettura da tutto il mondo vengono fin qui per ammirare l’edificio gemello. Anche la giuria del premio di architettura “Philip Rotthier“ ha apprezzato il lavoro, assegnando nel 2011 a Elena Sacco e Paolo Danelli il prestigioso premio.

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