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Pagamenti alle imprese senza sforare il limite di deficit del 3%

di Paola Mammarella

UE: saldo dei debiti delle PA senza avvicinarsi troppo alla soglia massima di debito consentita

Vedi Aggiornamento del 17/05/2013
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27/03/2013 – Ancora qualche incertezza sul saldo dei debiti della Pubblica Amministrazione alle imprese. Se da una parte l’Unione Europea fissa qualche paletto all’erogazione dei pagamenti, l’Italia assicura che riuscirà a mettere in circolo le risorse economiche necessarie senza sforare i limiti di debito pubblico consentiti da Bruxelles.
 
Sblocco dei pagamenti, gli obiettivi dell’Italia
All’inizio del prossimo mese dovrebbe riunirsi la Commissione che esaminerà la relazione del premier Mario Monti e del Ministro dell’Economia uscente Vittorio Grilli sull’aggiornamento del Def, Documento di economia e finanza.
 
Come comunicato durante lo scorso Consiglio dei Ministri, l’Esecutivo mira a varare un decreto contenente misure per immettere nel sistema una liquidità pari a 40 miliardi di euro: 20 miliardi nella seconda parte del 2013 e ulteriori 20 miliardi nel corso del 2014. Risorse che renderebbero possibile il pagamento degli arretrati a molte imprese (Leggi Tutto).
 
Monti ha però sottolineato che i pagamenti non possono essere erogati subito, ma è necessaria l’approvazione della nota di variazione del Def.
 
Secondo il documento, presentato in Consiglio dei Ministri, con i pagamenti alle imprese il deficit salirebbe al 2,9%, restando poco al di sotto della soglia massima del 3% concessa dall’Unione Europea.
 
I limiti dell’Unione Europea
Lo sblocco immediato dei pagamenti alle imprese trova dei limiti non solo nelle considerazioni del Governo, ma anche in quelle dell’Unione Europea. Secondo Bruxelles possono usufruire dell’ammorbidimento delpatto di stabilità (leggi tutto) i Paesi su cui non pende nessuna procedura per debito eccessivo. In Italia, quindi, si potrebbe fare ricorso a questa misura solo dopo la chiusura della procedura.
 
Come già osservato dal Governo italiano, con il pagamento dei 40 miliardi alle imprese il deficit arriverebbe al 2,9%. Una situazione che, come emerge da fonti di agenzia, l’Unione Europea considera “a rischio”. 
 
Dato che il limite di deficit consentito dall’Ue ammonta al 3%, il pagamento dei 40 miliardi potrebbe infatti rendere più difficile l’archiviazione della procedura per debito eccessivo a carico dell’Italia.
 
Dello stesso avviso il vicepresidente della Commissione Europea Antonio Tajani, secondo il quale “l'Italia puo' pagare i debiti arretrati contratti dalla pubblica amministrazione verso le imprese ma senza avvicinarsi troppo alla soglia del 3% di deficit”.

Le reazioni degli addetti ai lavori
I paletti posti dall'Unione Europea non sono stati accolti bene dal Consiglio Direttivo di Federcostruzioni. Secondo il presidente Paolo Buzzetti, non si può perseguire a tutti i costi l'obiettivo del 3% del rapporto deficit/Pil, senza preoccuparci del destino centinaia di migliaia di imprese, che hanno il diritto di essere pagate per i lavori svolti.
Per questo motivo il Consiglio direttivo ha approvato all'unanimità la richiesta al Governo di rendere immediatamente operativo il decreto relativo al pagamento dei debiti commerciali. Tra le priorità elencate c’è inoltre lo sblocco di 11 miliardi che sono nelle casse dei Comuni e delle Province per spese in conto capitale non utilizzabili a causa del Patto di stabilità. Risorse che, sostiene Federcostruzioni, se immesse nel mercato si possono trasformare immediatamente in nuove attività economiche e in nuovi posti di lavoro.

Sulla stessa lunghezza d’onda l’on. Gianni Pittella, vicepresidente vicario del Parlamento Europeo, secondo il quale “il governo italiano può da subito sbloccare 56 miliardi per ridare ossigeno alle imprese e all’economia, Non c’è più tempo da perdere”. Per Pittella è impostante puntualizzare che “sui 70 miliardi di debiti delle pubblicazioni amministrazioni nei confronti delle imprese, l’ 80% (56 miliardi) sono spese correnti già contabilizzate e riguardano quindi il debito pubblico italiano, A livello europeo, l’Italia non è sottoposta ad alcuna procedura per debito eccessivo e può pertanto ricorrere a fattori mitiganti, per rimborsare questi 56 miliardi di debiti non vi sono quindi problemi”.
“Il 20% dei debiti da rimborsare – continua - riguardano invece le spese per investimenti non contabilizzate che rientrano nel calcolo del deficit”. Solo in questo caso, quindi, non valgono quindi i fattori mitiganti e i margini di manovra per i rimborsi sono più limitati.
Secondo la soluzione prospettata da Pittella, “lo Stato può quindi rimborsare senza alcun problema i 56 miliardi di debiti mentre per gli altri 14 miliardi vi sono due soluzioni: 1) chiedere un anno di proroga per quanto riguarda il rispetto dell’obiettivo del deficit al 3 % (come hanno già fatto altri Stati membri) e 2) spalmare su più anni il rimborso di questi debiti di modo che si rispetti ampiamente l’obiettivo di bilancio per il 2013”.

 

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