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NORMATIVA

Bonus 55%, risparmio di suolo e Piano Città tra le idee dei saggi

di Paola Mammarella

Limitare il consumo di suolo e utilizzare il gettito Imu per finanziare la proroga del 55% e 50% tra le proposte per la nuova legislatura

Vedi Aggiornamento del 29/04/2013
16/04/2013 - Crescita basata sul continuo miglioramento dell’ambiente, riqualificazione urbana ed efficienza energetica. È una delle proposte per la ripresa avanzate nell'Agenda Possibile elaborata dal gruppo dei saggi e consegnata qualche giorno fa al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Questi in sintesi gli obiettivi del capitolo sull'ambiente e l'efficienza energetica.
 
Il gruppo ha evidenziato come in Italia si verifichino mediamente sette eventi disastrosi all’anno, che costano allo Stato un miliardo all'anno, mentre per la prevenzione vengono spesi in media 400 milioni di euro. Secondo il Ministero dell’Ambiente, per la mitigazione del dissesto idrogeologico sarebbero necessari 40 miliardi di euro in 15 anni, cioè circa 2,7 miliardi all’anno. Ma non solo, perché oltre allo stanziamento di risorse economiche sarebbe indispensabile un cambiamento culturale nel senso dell’efficienza energetica e della riqualificazione urbana alternativa alle nuove costruzioni che consumano suolo.
 
Consumo di suolo
Dato che negli ultimi dieci anni l’Italia ha consumato molto più territorio rispetto agli altri paesi europei, il gruppo dei saggi propone di ripartire dal disegno di legge per la valorizzazione delle aree agricole e il contenimento del consumo del suolo, approvato durante la scorsa legislatura, che favorisce il recupero dei nuclei abitati rurali e la valorizzazione del territorio agricolo per impedire che il suolo venga consumato dall’urbanizzazione (Leggi Tutto), e dalle linee guida in tema di Agenda urbana elaborate dal Comitato interministeriale per le politiche urbane (Cipu).

A detta dei saggi dovrebbe essere introdotto un contributo per la tutela del suolo e la rigenerazione urbana legato alla perdita di valore ecologico, ambientale e paesaggistico determinato dal consumo di suolo. Il contributo si sommerebbe agli obblighi di pagamento connessi con gli oneri di urbanizzazione e con il costo di costruzione. Allo stesso tempo, andrebbe ridotto o eliminato il contributo per interventi su aree edificate o utilizzate ad usi urbani e da riqualificare.
 
Per valorizzare la politica agricola comune, garantire lo scambio tra aiuti comunitari, la manutenzione idraulico forestale e dei reticoli idrografici, si legge nel documento elaborato dal gruppo dei saggi, l’accesso agli incentivi per la produzione elettrica da fonti rinnovabili potrebbe essere garantito in via prioritaria alle aziende agricole che si impegnano nella manutenzione del territorio di propria pertinenza.
 
Riqualificazione urbana
Partendo dal cambiamento della domanda abitativa e dalla bassissima qualità energetica del patrimonio abitativo esistente, dall’inadeguatezza delle strutture statiche rispetto alle classificazioni sismiche e dalla scarsa rispondenza degli impianti domestici degli immobili, per i saggi dovrebbe iniziare un processo di riqualificazione delle città. La rigenerazione urbana, il riuso e la ristrutturazione del patrimonio esistente e la riconversione di aree dismesse possono infatti far risparmiare una risorsa scarsa, come il territorio, e generare una nuova offerta abitativa accessibile.
 
Perché ciò avvenga, sostengono i saggi, è necessario rendere più efficace il Fondo Investimento per l’Abitare (Fia), promosso dalla Cassa Depositi e Prestiti, i cui obiettivi minimi di redditività impediscono di praticare canoni di locazione maggiormente sociali. Una criticità che potrebbe essere risolta operando sul regime fiscale o attraverso compensazioni dello Stato.
 
Dal punto di vista della riqualificazione energetica, bisognerebbe cogliere le opportunità rappresentate dalla programmazione dei Fondi strutturali europei 2014-2020 e dal Fondo Kyoto, che prevede il sostegno agli interventi per il miglioramento degli usi finali dell’energia nel social housing. Allo stesso tempo dovrebbe essere incentivata l’istituzione di agenzie locali per la riqualificazione, con il compito di far convergere sulle iniziative di riqualificazione tutte le risorse e le modalità di incentivazione disponibili.
 
Per poter avviare gli interventi, si legge nel documento, il regime fiscale agevolato per le ristrutturazioni e riqualificazioni dovrebbe essere mantenuto e ampliato, attingendo ad esempio al gettito Imu. Per lo stesso motivo, i Comuni dovrebbero poter individuare ambiti di rigenerazione urbana in cui poter disporre un regime fiscale agevolato per un periodo massimo di dieci anni e la CdP dovrebbe avviare un nuovo strumento finanziario per far accedere al credito i proprietari di immobili ricompresi negli ambiti di rigenerazione urbana che intendano investire per la sicurezza antisismica, il risparmio idrico e energetico degli edifici.
 
Ricordiamo che al momento stanno per partire 28 progetti di riqualificazione urbana grazie alle risorse messe a disposizione con il Piano Città del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti (Leggi Tutto) e che sono in scadenza al 30 giugno 2013 le detrazioni del 55% per gli interventi di riqualificazione energetica e quelle del 50% per le ristrutturazioni.
 
Efficienza energetica
Per il raggiungimento di un nuovo concetto di crescita il documento dei saggi punta l’attenzione sulla Strategia energetica nazionale, che può consentire di abbassare il costo dell’energia, migliorare la qualità dell’ambiente e attivare una massa di investimenti attraverso una serie di azioni (Leggi Tutto).
 
Si tratta di obiettivi che a detta dei saggi possono essere raggiunti prorogando o stabilizzando le detrazioni del 55%, rafforzando gli standard qualitativi minimi degli edifici in termini di efficienza energetica e sviluppando il sistema dei “titoli di efficienza energetica” o certificati bianchi.
 
Il gruppo dei saggi ha sottolineato che sarebbe necessario rivedere il rapporto tra incentivi all’efficienza energetica e incentivi alle rinnovabili. Nel 2012 sono stati spesi 500 milioni di euro per l’efficienza energetica e 6,5 miliardi per le energie rinnovabili. La situazione dovrebbe subire un aggiustamento, ma il maggiore investimento nel risparmio energetico non dovrebbe far abbandonare la promozione ed il sostegno delle energie rinnovabili. Si tratterebbe solo di razionalizzarne i meccanismi di incentivazione, che hanno comportato oneri per gli utenti finali.
 
Acque e rifiuti
Secondo il gruppo dei saggi, poi, i servizi idrici devono avere carattere di accesso universale, ma anche realizzare il proprio equilibrio economico e la sostenibilità ambientale. In questo contesto, la realizzazione e manutenzione straordinaria delle opere e degli impianti potrebbe essere sostenuta da risorse nazionali o comunitarie e da una quota della tariffa, che dovrebbero confluire in un fondo pubblico dedicato.
 
I rifiuti andrebbero inoltre gestiti come merce. I ricavi derivanti dalla vendita del materiale differenziato potrebbero quindi essere destinati all’abbattimento del costo della raccolta dei rifiuti pagato dai cittadini e dalle imprese.
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