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PROFESSIONE

Architetti: nel 2012 reddito medio sceso a poco più di 20 mila euro

di Rossella Calabrese

Cresme-Cnappc: 'stupida burocrazia, mancati pagamenti e supertasse uccidono i talenti professionali; il danno per l’Italia sarà irreparabile'

Vedi Aggiornamento del 11/12/2014
22/04/2013 - Con un -5,8% in termini di valore della produzione, il 2012 si è rivelato un anno di profonda recessione per il settore delle costruzioni. In sei anni, dal 2006 al 2012, questo mercato, nel suo complesso, si è ridotto di un quarto (-24,4%, quasi 55 miliardi in meno a valori costanti 2011), e il dato arriva a -44% per quanto riguarda le nuove costruzioni.
 
E il futuro non promette nulla di buono: il 2013 sarà un anno di ulteriore flessione (-1,4%), mentre una modesta ripresa potrebbe avviarsi soltanto nel biennio successivo (+1% nel 2014 e +1,4% nel 2015).
 
I dati arrivano dal Rapporto 2013 sulla professione di Architetto realizzato dal Cresme e dal Centro studi del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, e sono stati anticipati nella Conferenza Nazionale degli Ordini provinciali che si è svolta nei giorni scorsi a Roma.
 
Dal Rapporto emerge che la congiuntura è stata particolarmente pesante per la nuova attività edilizia (residenziale e non residenziale), per la quale la flessione, rispetto al 2006, si sintetizza con la scomparsa di oltre il 50% del mercato per il residenziale e del 40% per il non residenziale.
 
Per il comparto dei lavori pubblici la riduzione è stata invece del 27% e il trend resta negativo fino al 2015, a causa di una persistente situazione di difficoltà della PA, a cui si aggiunge dal 2014 la frenata degli investimenti da parte delle imprese del settore pubblico allargato.
 
In flessione anche l’attività di rinnovo e di manutenzione dell’esistente, che fino al 2011 (a partire dal 2006) aveva perso “appena” il 7% del mercato e che nel 2012 registra un bilancio negativo del 3% in un solo anno.
 
La crisi - spiegano i responsabili della ricerca - ha profondamente trasformato il settore delle costruzioni: da una parte si è sviluppato il mercato della riqualificazione, da quella minuta a quella integrata delle città, passando per l’efficientamento energetico; dall’altra, il mercato degli impianti per le fonti rinnovabili che, seppur destinato a ridimensionarsi, negli ultimi anni si è sviluppato fino a superare tutto il mercato della nuova produzione edilizia residenziale.
 
In questo scenario operano gli oltre 150 mila architetti italiani, 5 ogni duemila abitanti, che rappresentano il 27% del totale europeo inclusa la Turchia: in Germania, secondo Paese in Europa per numero di professionisti, gli architetti sono poco più di 100 mila, in Francia 30mila, così come nel Regno Unito.
 
Per il complesso della categoria, la combinazione di crisi economica, inversione del ciclo edilizio, allungamento dei tempi di pagamento e aumento delle insolvenze, ha comportato in sei anni (tra 2006 e 2012) la perdita di quasi un terzo del reddito professionale, tanto che nel 2012 il reddito medio dovrebbe essere sceso a poco più di 20 mila euro.
 
Non stupisce - osservano Cresme e Cnappc - che il 40% degli architetti italiani stia valutando seriamente la possibilità di lavorare all’estero (leggi tutto) ma, secondo il Rapporto, solo un architetto su cinque ha avuto esperienze di progetti in altri Paese svolti dal proprio studio professionale, nella maggior parte dei casi nell’Unione Europea, in particolare Francia, Spagna e Regno Unito.
 
“Pesa, in questa difficile situazione - sottolinea Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti - la storica assenza, da parte delle istituzioni, di qualsiasi azione per garantire non solo agli architetti, ma ai liberi professionisti italiani che stanno pagando tutti un forte contributo alla crisi, iniziative di sostegno e incentivi fiscali, finora riservati alle imprese, e che potrebbero rappresentare, nell’attuale situazione, facilitazioni per l’accesso anche ai mercati esteri”.
 
“Per quanto riguarda gli architetti italiani - prosegue Freyrie - c’è da rilevare come gli ostacoli all’accesso al mercato, già contratto dalla crisi, creati dalla bulimica burocrazia edilizia, stiano avendo l’effetto di ‘snaturare’ la nostra professione: c’è, da parte del privato, la ricerca di architetti capaci di ottenere i permessi, piuttosto che di realizzare buoni progetti, mentre standard e ostacoli artificiosamente elevati, e creati dalle norme sui lavori pubblici, ne impediscono l’accesso da parte degli studi di architettura piccoli e medi”.

“Non v’è dubbio - sostiene Freyrie - che per modificare radicalmente questa situazione serve rafforzare ulteriormente la forte azione politica che già da tempo stiamo mettendo in atto contro la burocrazia inutile che allunga a dismisura i tempi dei progetti, senza garantire la salvaguardia del territorio. Così come tutte le iniziative, anch’esse squisitamente politiche, volte a favorire lo sviluppo della qualità dell’architettura e delle condizioni di parità nell’accesso al mercato dei lavori pubblici”.
 
Freyrie ricorda poi l’importanza di promuovere le Società tra Professionisti e Interprofessionali, per abbassare i costi degli Studi, rendere sinergiche le competenze, aumentare le opportunità di lavoro e la necessità di promuovere le Reti d’Impresa, per le stesse ragioni, creando così strutture flessibili e leggere, adatte all’instabilità del mercato, collegate internazionalmente e con adeguato riconoscimento giuridico anche comunitario.
 
Ricordiamo che il Decreto Ministeriale che disciplina le Società tra Professionisti entra in vigore proprio oggi 22 aprile (leggi tutto).
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Altri commenti
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Ferdinando

Vista la forte riduzione del reddito di tutti i Liberi Professionisti ed in particolare degli Architetti, propongo di avviare una colletta a carico dei loro dipendenti e dei pensionati. Così anche questi ultimi potranno permettersi auto di lusso, ville e vacanze.

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Enrico

Per Giovanni: non è abolendo gli Ordini che risolvi i problemi, anzi ... li aggravi perchè non ci sarà più nessuno a tutela sia del consumatore che del professionista, vi sarebbe un lancio sul mercato di personaggi senza scupoli ma sopratutto senza controllo e senza competenze che farebbero di tutto, un vero passo in dietro, direi nel medioevo. Direi invece che gli Ordini devono essere valorizzati responsabilizzati e più ascoltati, devono avere maggiore peso politico, istituzionale e normativo. A differenza di come dici te, non sono gli Ordini che soffocano il lavoro ma è la burocrazia e questa la fà a cascata l'UE, i Governi, gli enti normatori (UNI CEI ecc), le Regioni, i Comuni, USL, INAIL (ex ISPESL), Genio, VVFF; è su questi che dobbiamo lavorare, intervenire in modo che la facciano finita ! a tale proposito rientrano in ballo gli Ordini che se vi fosse un grosso snellimento della burocrazia e dei controlli da parte degli enti, dovrebbero vigilare affinchè i professionisti si comportassero con indiscussa professionalità serietà deontologia quindi sanzionare, sospendere ed espellere tutti quelli che non ne sono all'altezza o non si comportano seriamente e professionalmente.

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Giovanni

Liberiamo l'economia abolendo gli ordini professionale, per i componenti del consiglio dell'ordine problemi economici non ce ne sono! Loro arruffano e fagocitano tutto!!!