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AMBIENTE

Qualità dell’architettura e del paesaggio nell’agenda del MiBAC

di Rossella Calabrese

Nel programma di Massimo Bray anche risparmio di suolo, tutela dei centri storici e sviluppo delle rinnovabili

Vedi Aggiornamento del 26/03/2015
28/05/2013 - Promozione della qualità dell’architettura e del paesaggio, contenimento del consumo del suolo, sviluppo delle energie rinnovabili, tutela e valorizzazione dei centri storici.
 
Sono alcuni dei temi affrontati dal neo-Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Massimo Bray, nella relazione al Parlamento sulle linee programmatiche del suo Dicastero.
 
Alla qualità dell’architettura nel paesaggio sarà rivolta una specifica azione del Ministero, finalizzata a favorire la crescita di una cultura che si estende anche al contemporaneo. Il Ministro intende riprendere il tema della qualità architettonica, anche basandosi sui diversi disegni di legge presentati nelle precedenti legislature (leggi tutto).
 
“La qualità dell’architettura - ha spiegato Bray - si lega strettamente, come è evidente, al tema della riqualificazione del tessuto urbano e, soprattutto, delle periferie di tante città italiane: solo un profondo cambiamento del modo di pensare, progettare e dunque realizzare i nuovi interventi, che ponga al centro la qualità del costruire, può consentire il ridisegno di tante aree oggi degradate, brutte o, nella migliore delle ipotesi, amorfe, insignificanti, squallide, che avviliscono i nostri centri urbani e sono concausa di disagio sociale; solo la qualità del progetto architettonico potrà consentire di creare nuovo paesaggi urbani, che pongano le nostre reti urbane al livello delle più avanzate e vitali realtà metropolitane europee”.
 
“Il Ministero non è contrario alle nuove costruzioni - ha proseguito Bray -. È contrario alle nuove costruzioni ‘vecchie’, cioè a un modo di costruire che sembra rimasto agli anni ’70 del secolo scorso; è contrario all’idea antiquata di una certa imprenditoria del mattone che pensa ancora nella logica del secolo scorso dell’edilizia di espansione - i palazzoni di sette piani in mezzo alla campagna - tutta centrata sul consumo di suolo agricolo verde, che non ha ancora capito che la priorità nel terzo millennio è quella di ricucire e rigenerare i già troppo ampi e dispersivi agglomerati urbani compromessi e degradati”.
 
E per realizzare questo cambio di passo, secondo il MiBAC, è necessario puntare sulla qualità del progetto architettonico, premiando i giovani architetti e incentivando gli enti pubblici a bandire concorsi di progettazione e ad utilizzare gli altri strumenti giuridici utili a promuovere la creatività, la cultura, la novità del progettare.
 
Inoltre, il Ministero valuterà la possibilità di modificare la normativa per migliorare l’azione di salvaguardia del patrimonio di architettura contemporanea, oggi sostanzialmente escluso dal codice di settore e tutelato solo in base alla legge sul diritto d’autore, che rende di fatto impossibile una efficace azione di tutela.
 
Per rafforzare ulteriormente la tutela del paesaggio, è particolarmente utile - secondo il Ministro - l’introduzione di una disciplina legislativa per il contenimento del consumo del suolo e per favorire il riuso del suolo già edificato.
 
Il fenomeno del consumo incontrollato di suolo agricolo ha ormai assunto, in Italia, soglie allarmanti. Se l’attuale andamento non dovesse essere immediatamente arrestato ci ritroveremmo, in pochi anni, ad aver definitivamente e irreparabilmente compromesso il nostro territorio, con due gravi conseguenze: la definitiva perdita di aree agricole pregiate e l’irreparabile compromissione del paesaggio agrario, elemento caratterizzante del nostro territorio, della nostra identità e della nostra cultura.
 
Ben venga quindi, secondo Bray, il disegno di legge per la tutela e la valorizzazione delle aree agricole, presentato dal Governo Monti (leggi tutto), testo che Bray intende riprendere e arricchire con strumenti giuridici utili a salvaguardare gli usi agricoli del suolo e a valorizzare il paesaggio agrario.
 
Altro importante tema è quello dei centri storici, per la cui tutela e valorizzazione va sviluppato il lavoro già avviato con la Direttiva del 10 ottobre del 2012. Questa iniziativa - secondo il Ministro - va arricchita e completata, con la collaborazione dell’ANCI e delle Regioni, per verificare la possibilità di trovare nuove soluzioni normative al problema della progressiva espulsione dai centri storici delle botteghe tradizionali, che pure ne costituiscono un aspetto caratterizzante meritevole di tutela.

Infine, lo sviluppo delle energie rinnovabili, per le complesse implicazioni di carattere paesaggistico. Nell’attuale quadro normativo - ha detto Bray - mancano  regole chiare e adeguati indirizzi di programmazione e di valutazione della collocazione delle infrastrutture su scala vasta. Ne consegue una disseminazione disordinata di impianti sul territorio.
 
Appare urgente, allora, un’iniziativa anche legislativa da parte del Ministero, ripartendo dall’attività già svolta nell’ambito del gruppo di studio a suo tempo promosso dall’Ufficio Legislativo e cogliendo le opportunità insite nella recente attivazione, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, dell’Osservatorio per le energie rinnovabili.
 
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