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A Parma il primo ospedale pediatrico dell'Emilia Romagna
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A Parma il primo ospedale pediatrico dell'Emilia Romagna

di Cecilia Di Marzo

Dall'Italia al Ghana gli ultimi progetti dello studio OBR Open Building Research

26/06/2013 - È stato inaugurato a febbraio a Parma l'Ospedale dei Bambini, il primo ospedale pediatrico dell'Emilia Romagna. A firmarlo la società Policreo Srl di Parma, che ha coordinato la ricerca progettuale, e lo studio genovese OBR – Open Building Research, di Tommaso Principi e Paolo Brescia.

"Il bambino al centro" è il principio ispiratore del nuovo Ospedale: gli ambienti sono stati creati a dimensione di bambino, con camere colorate strutturate per la presenza e permanenza di un genitore e grandi spazi ricreativi per favorire la convivenza e la socializzazione. Il progetto ha cercato di enfatizzare ogni dettaglio in grado di aumentare la sensazione di familiarità, accoglienza domestica e comfort.

L’approccio progettuale sintetizza necessità sanitario-funzionali e percettivo-psicologiche. La scelta strategica è stata quella di riconoscere alcuni spazi della distribuzione interna come “giunti spaziali” tra interno ed esterno. Tali giunti spaziali offrono la possibilità a chi si trova all’interno dell’ospedale di scambiare con l’esterno attraverso la percezione dei cambiamenti dei fenomeni naturali.
Gli espedienti architettonici che ricercano il rapporto interno-esterno sono stati concentrati nella facciata e negli ambienti di distribuzione e di degenza (sempre affacciati verso l’esterno). La facciata, in particolare, diventa il campo di applicazione attraverso cui avviene l’interazione percettiva interno-esterno con gli elementi naturali (la luce che scandisce le ore del giorno, le chiome degli alberi che cambiano colore con l’alternarsi delle stagioni). È concepita come un sistema composto da un involucro interno a cui è sovrapposto un secondo layer esterno, che aumenta il grado di porosità dell’edificio e regola il livello di interazione tra interno ed esterno. Esso è composto da un sistema di montanti verticali discosti dall’edificio e colorati secondo una gamma cromatica studiata in funzione sia della percezione esterna (che rende sempre mutevole l’edificio in funzione del movimento dell’osservatore), sia del fenomeno di 'autoidentificazione' da parte del paziente rispetto alla propria stanza (che abita temporaneamente).

Tra i più recenti lavori dello studio OBR vi è anche la conversione dell’ex Cinema Roma di Parma in edificio per uffici, locali commerciali e abitazioni. Il progetto consiste nella riconfigurazione dei volumi preesistenti in due direzioni complementari, una interna ed una esterna. Internamente è stato introdotto un nuovo core in posizione baricentrica che distribuisce funzionalmente i vari livelli ed, essendo totalmente trasparente verso l’alto e verso nord, consente un’ottimale illuminazione naturale di tutti gli spazi comuni interni. All’esterno l’edificio è stato rivestito da un sistema modulare di pannelli frangisole realizzati in materiale naturale, ottenendo così uno spazio tampone tra interno ed esterno che regola l’irraggiamento, l’umidità e lo scambio termico, aumentando le valenze energetiche complessive dell’edificio (che ha ottenuto la certificazione energetica in classe A). 

HOPE city, acronimo di Home Office People Environment, è, invece, il concept di un cluster tematizzato sull’ICT, sviluppato su iniziativa di Roland Agambire in collaborazione con il governo del Ghana. In HOPE city lavoreranno circa 50.000 persone e ne avranno dimora 25.000. Il cluster sviluppa una superficie lorda di 1.200.000 mq per un’area costruita totale di 1.500.000 mq. 

HOPE city è progettata come una città verticale composta da torri connesse da un sistema di ponti a diverse altezze che includono le attività comuni, creano un’interconnessione fra funzioni pubbliche e private e combinano una mobilità verticale con una socialità orizzontale.
Secondo questo schema le torri non rimangono una serie di oggetti isolati nel paesaggio, ma definiscono insieme un unico compound che crea una nuova polarità urbana nella città dispersa, sviluppando un nuovo insediamento urbano basato sull’interconnettività verticale e orizzontale, facile e sostenibile, che garantisce una comunicazione diretta fisico-visiva fra i suoi abitanti.
Il cluster è composto da torri circolari a diverse altezze (270m, 216m e 152m) disposte in modo da ricreare la stessa disposizione tipica della compound-house tradizionale ghanese che forma al suo interno uno spazio centrale per la comunità. Un podio su tre livelli definisce una piazza centrale con un giardino interno che diventa luogo di relazione sociale.

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