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NORMATIVA

Uncsaal: ‘un 65% inutile se non dannoso per il mercato e le famiglie?’

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Il testo del DL entrato in CdM obbligherebbe i serramentisti a puntare solo sul bonus 50%

Vedi Aggiornamento del 10/06/2013
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04/06/2013 - Smaltita la prima gioia per il rinnovo delle detrazioni per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici, prorogati dal Consiglio dei Ministri lo scorso 31 maggio per i singoli interventi al 31 dicembre 2013 e per la riqualificazione complessiva di almeno il 25% della superficie degli edifici fino al 31 dicembre 2014 (leggi tutto), Uncsaal, Unione Nazionale Costruttori di Serramenti, analizzando la relazione tecnica e gli allegati al decreto in ingresso al Consiglio dei Ministri, denuncia con forza l’eventuale inutilità di un provvedimento che contiene gravi rischi per il mercato.
 
Nello specifico, la tabella A dell’allegato 1 all’articolo 14 del decreto, imporrebbe:
1 Indicazione di costi unitari massimi al metro quadrato;
2 Obbligatorietà di installazione di sistemi di termoregolazione o valvole termostatiche all’atto dell’intervento di sostituzione degli infissi;
3 Limiti di trasmittanza non sostenibili a fronte di un presunto beneficio economico.
 
L’indicazione di un costo unitario massimo di 400 € al metro quadrato
L’introduzione di un costo unitario massimo oltre a rappresentare una scelta dirigista da parte del governo, crea evidenti problematiche: il costo massimo non tiene infatti conto delle zone climatiche che richiedono serramenti con diverse prestazioni termiche e conseguentemente diversi prezzi.  Da un lato nelle zone climatiche “calde” il prezzo massimo potrebbe produrre un rialzo capzioso dei prezzi, dall’altro, nelle zone climatiche fredde il consumatore sarebbe penalizzato non potendo detrarre l’effettivo costo al metro quadro dei serramenti installati.
 
Peraltro l’introduzione di un costo unitario massimo potrebbe produrre un risultato negativo per l’erario, infatti aziende poco serie potrebbero ricorrere alla pratica dello scorporo del prezzo fra quanto effettivamente pagato dal consumatore e quanto dichiarato. Va inoltre sottolineato come l’introduzione del costo unitario massimo risulti ancora più incomprensibile in presenza di un tetto massimo di spesa che è stato inutilmente triplicato: da 60.000 a 180.000 euro.
 
La questione valvole
Il costo iniziale delle valvole termostatiche è più alto delle tradizionali manopole (sui 100 Euro a valvola). Inoltre si rende necessario smontare i radiatori facendo eseguire l’intervento da un idraulico. Ma non solo: bisogna tenere conto che per modificare e togliere le vecchie valvole e installare le nuove è necessario abbassare l’impianto (altrimenti si allaga l’appartamento appena si toglie una valvola).
 
Si può richiedere al condominio di far abbassare l’impianto (temporaneamente, quando si ristruttura un appartamento si fa) ma va considerato che ciò implica costi aggiuntivi per chi deve far eseguire l’abbassamento (alcune amministrazioni fanno pagare anche 200 euro per questo intervento perché ovviamente è necessario che intervenga il gestore dell’impianto). Inoltre sarebbe comunque necessario far intervenire un idraulico per smontare i radiatori e sostituire un pezzo di tubatura.
 
Il problema principale determinato dall’installazione di valvole termostatiche risiede nel fatto che all’interno del condominio non può decidere il singolo condomino, bensì è necessario un intervento condiviso dall’unanimità dell’assemblea condominiale. Questo perché è necessario impostare un diverso sistema di lettura dei consumi. A questo scopo infatti alle valvole termostatiche sono associati dei contabilizzatori o ripartitori per ripartire le spese.
 
Questo aspetto è importante perché un singolo condomino può decidere di cambiare in maniera autonoma le finestre e non può essere condizionato dall’approvazione dell’assemblea condominiale sulle valvole termostatiche. Va sottolineato come l’abbassamento dell’impianto provochi disagio per gli altri condomini (durante l’abbassamento l’impianto di riscaldamento deve essere disattivato).
 
Si potrebbe infine anche immaginare che un condomino che cambia le finestre metta anche le valvole senza farle funzionare realmente in attesa che il condominio deliberi (assurdo ma possibile) il cambiamento di modalità di lettura dei consumi. In estrema sintesi, per cambiare le finestre ed usufruire del 65% il consumatore dovrebbe chiamare il serramentista e l’idraulico, ovvero una commedia dell’assurdo.
 
Come cambia la trasmittanza termica
I limiti di trasmittanza imposti per le chiusure trasparenti (vedi allegato) sono eccessivamente ed ingiustificatamente severi (per esempio: zona climatica E 1,20 W/mqK - zona climatica F 1.1 W/mqK). Bisogna tenere presente che i limiti di trasmittanza che erano previsti nella precedente normativa del 55% erano già sufficientemente prestazionali. L’ulteriore abbassamento dei limiti comporta unicamente un aggravio dei costi per il consumatore senza un reale beneficio tangibile in termini di risparmio energetico complessivo degli edifici o delle unità immobiliari.
 
Le conclusioni
La filiera industriale italiana dei serramenti alle prese con la più grave crisi dal dopoguerra e le famiglie italiane che stanno vivendo una pesante recessione che induce ad una sensibile riduzione dei propri consumi dovrebbero poter contare su provvedimenti legislativi utili, sostenibili e praticabili. Il rinnovo del 55% con la precedente normativa avrebbe risposto in pieno a questi bisogni. L’eventuale impostazione prevista nella relazione tecnica vanificherebbe tutto questo.
 
Uncsaal, se confermata questa impostazione, inviterà la filiera italiana dei serramenti a puntare commercialmente solo sulle detrazioni del 50% per le ristrutturazioni edili (che godono di una normativa chiara e praticabile) e impiegherà tutte le proprie energie affinché il Parlamento cambi radicalmente la normativa sul 65%.


Fonte: Ufficio stampa Uncsaal
 
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