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PROFESSIONE

Inarsind: studi di settore lontani dalla realtà dei progettisti

di Paola Mammarella

Per il sindacato di ingegneri e architetti dati del MinEconomia contraddetti dalle dichiarazioni a Inarcassa

Vedi Aggiornamento del 29/01/2016
Commenti 8940
06/06/2013 – Correggere gli studi di settore per adeguarsi alle reali condizioni dei progettisti. È la richiesta di Inarsind, sindacato degli Architetti e degli Ingegneri liberi professionisti, che contesta i dati relativi ai ricavi del 2011 diffusi dal Ministero dell’Economia.
 
Secondo il Dipartimento delle Finanze del Ministero, nel 2011 i professionisti avrebbero dichiarato i redditi più alti tra la platea che si avvale degli studi di settore. Una rilevazione che, sottolinea Inarsind, per quanto riguarda i progettisti, si scontra con le dichiarazioni rese a Inarcassa, la Cassa di previdenza di ingegneri e architetti.
 
I dati del Ministero dell’Economia
Dall’applicazione degli studi di settore emerge che, dal punto di vista dei ricavi e dei compensi, il settore delle attività professionali è cresciuto dell’1,1%.
 
Allo stesso tempo, secondo il Ministero, il reddito medio più elevato è stato dichiarato nel settore delle attività professionali con 49.900 euro, facendo registrare una crescita dello 0,8%.
 
La denuncia di Inarsind
Secondo Inarsind “le cifre attribuite agli ingegneri e agli architetti non fotografano neanche lontanamente la reale situazione dei redditi di chi svolge questo mestiere”.
 
Dalle dichiarazioni rese a Inarcassa emergerebbe infatti “un quadro fosco per il futuro della professione”, con la crisi che ha ridotto sensibilmente i volume di affari.
 
A detta di Inarsind, dal 2010 al 2011 il reddito totale dei progettisti è calato dell’1,4%, passando da 4.423 milioni di euro a 4.362 milioni. La situazione è però differenziata per architetti e ingegneri perché mentre la prima categoria ha visto diminuire il proprio reddito del 6,4% la seconda ha potuto contare su un aumento del 5,4%.
 
Come evidenziato da Inarsind, la situazione cambia però se si prende in esame il reddito medio, che è diminuito per entrambe le categorie.
 
Secondo il sindacato di ingegneri e architetti tra gli strumenti per evitare un accanimento contro chi pratica la libera professione spicca in primo luogo la revisione immediata degli studi di settore, in modo che siano più idonei e congrui.
 
I dati del Ministero, sostiene Inarsind, preoccupano perché vanno in una direzione opposta. A fronte di un reddito medio che può apparire accettabile, il sindacato sottolinea che la stragrande maggioranza dei professionisti tecnici sotto i 40 anni ha redditi effettivi attorno ai mille euro. Cifre che rendono l’attività precaria.
 

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Altri commenti
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Antonio R.

Caro francesco mi dispiace ma il vero problema è che qualche cervellone , qualche tempo fa, ha deciso che non dovevamo avere nessuna "forma di contratto nazionale" (tariffe professionali) per cui ,oggi, quello che prima lo facevi per 1000 euro, se ti va di lusso lo fai per 500. A proposito ma quei redditi medi annui chi se li è inventati??