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APPALTI

Architetti: ‘aprire la libera concorrenza nei lavori pubblici’

Dalle professioni tecniche le proposte di modifica del Codice Appalti e del Regolamento attuativo

Vedi Aggiornamento del 21/01/2015
31/07/2013 - Stop alle continue modifiche al Codice dei Contratti con leggi omnibus che hanno frammentato il quadro normativo del settore degli appalti determinando una palude legislativa, in cui rimangono sempre più impantanati non solo gli architetti, ma l’intera filiera dei lavori pubblici: dai professionisti ai costruttori, dai fornitori ai produttori di tecnologie.
 
Sono gli architetti a lanciare l’allarme sulla situazione in cui versa il mercato dei lavori pubblici chiedendo, invece, a Governo e Parlamento una revisione organica del Codice dei Contratti (Dlgs 163/2006) e del Regolamento di Attuazione (DPR 207/2010), al fine di aprire il mercato ai giovani e di rilanciare il settore degli appalti, garantendo la libera concorrenza.
 
“Uno dei nostri obiettivi - sottolinea Leopoldo Freyrie, Presidente del Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori - è quello di impedire che gli affidamenti diretti di servizi di architettura e ingegneria delle Pubbliche Amministrazioni in favore delle Università continuino a violare la libera concorrenza nel mercato ed i principi comunitari di trasparenza, non discriminazione e pari opportunità”.
 
Proprio su quest’ultimo aspetto, a seguito di un ricorso promosso da architetti, ingegneri ed OICE, il Consiglio di Stato si è chiaramente espresso con la sentenza 3849 del 15 luglio 2013 ritenendo illegittimo l’affidamento dell’incarico, conferito dall’ASL di Lecce all’Università del Salento per lo studio e la valutazione della vulnerabilità sismica delle strutture ospedaliere della Provincia di Lecce (leggi tutto).
 
“Per impedire che possano ripetersi situazioni di questo tipo - continua Freyrie - riteniamo che si debba affrontare la problematica in modo organico”. Aprire la libera concorrenza nel mercato dei lavori pubblici è uno dei temi fondamentali affrontati da un apposito gruppo di lavoro composto dai Consigli Nazionali delle professioni tecniche (Architetti, Dottori Agronomi e Forestali, Geologi, Geometri, Ingegneri, Periti agrari, Periti industriali) che ha prodotto ed inviato al Ministro Lupi un documento congiunto finalizzato ad una revisione complessiva del codice dei contratti e del regolamento di attuazione.
 
“L’accesso al mercato dei lavori pubblici - ricorda - Rino La Mendola, Vice Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti e componente del gruppo di lavoro interprofessionale - è attualmente sbarrato per gli effetti determinati dall’art. 263 del Regolamento di attuazione del Codice dei Contratti. Questo articolo prevede che le stazioni appaltanti, redigendo il bando per gli affidamenti di servizi di architettura e ingegneria, fissino tra i requisiti tecnico-economici necessari per partecipare alla gara, non solo il fatturato che il concorrente deve dimostrare di avere maturato negli ultimi 5 anni (da due a quattro volte l’importo del servizio oggetto della gara), ma anche il personale tecnico (dipendenti o consulenti stabili) di cui il concorrente deve dimostrare di avere fruito negli ultimi tre anni (da due a tre volte il numero stimato nel bando)” (leggi tutto).
 
Questa chiusura, già di per se stessa assolutamente non condivisibile in quanto principio fortemente discriminatorio, assume oggi dimensioni assolutamente allarmanti poichè la crisi economica, che negli ultimi anni ha colpito con particolare durezza il settore dei lavori pubblici, impedisce alla stragrande maggioranza di professionisti di conseguire o di conservare il possesso di tali requisiti, limitando di fatto il mercato ad un numero molto limitato di soggetti.
 
“Sono emblematici - sottolinea ancora La Mendola - i dati ricavati dal monitoraggio dell’Agenzia delle Entrate per l’applicazione degli studi di settore, per l’anno 2011, dai quali risulta che solo il 2,7% dei professionisti dell’area tecnica hanno fruito di collaboratori (addetti) per un numero superiore a 5. Questo significa che in una gara, per la quale la stazione appaltante fissi un numero di “addetti” superiore a 5 (requisito chiesto in più del 90% delle gare bandite sul territorio nazionale), si registra di fatto una gravissima chiusura del mercato mediamente pari al 97,3% che evidentemente esclude, a prescindere dalle proprie capacità progettuali la quasi totalità dei professionisti italiani ed in particolare i giovani professionisti e quelli con studi di dimensioni medio piccole”.
 
Attraverso il documento congiunto i sette Consigli Nazionali delle Professioni Tecniche hanno proposto non solo la radicale modifica di tale dispositivo del DPR 207/2010, ma anche una revisione organica del Codice dei Contratti e del Regolamento di Attuazione, per rilanciare il concorso di progettazione, promuovere gli incarichi di progettazione ai liberi professionisti esterni alla Pubblica Amministrazione, garantire maggiore trasparenza negli affidamenti di servizi di architettura e ingegneria e limitare i ribassi dei compensi, che oggi raggiungono percentuali inconcepibili, compromettendo, al di là di ogni possibile risparmio, la qualità di molte prestazioni professionali e pertanto la buona esecuzione delle opere pubbliche.
 
In merito alla grave chiusura del mercato sancita dall’art. 263 del DPR 207/2010, inoltre, i Consigli Nazionali delle Professioni Tecniche hanno chiesto l’urgente intervento dell’Autorità del Garante della Concorrenza (Antitrust), ai sensi dell’art. 21 della L. 289/90.
 
 
Fonte: Ufficio stampa Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori
 
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