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NORMATIVA

Appalti, tornano protagoniste le imprese generali

di Paola Mammarella

Il CdS annulla alcune norme del Regolamento appalti che hanno agevolato le imprese specialistiche

Vedi Aggiornamento del 29/04/2014
11/07/2013 – Novità nell’affidamento degli appalti di lavori. Con il parere 3014/2013 il Consiglio di Stato ha annullato alcune disposizioni del Dpr 207/2010, Regolamento di attuazione del Codice Appalti, che finora hanno agevolato le imprese specialistiche a scapito di quelle generali.
 
Si tratta degli articoli 109 comma 2, 107 comma 2, 85 comma 1b nn 2 e 3, ma anche dell’Allegato A del regolamento. Le norme sono state impugnate dall’Agi, Associazione delle imprese generali, perché considerate lesive dei propri interessi e contrarie al diritto comunitario.
 
A detta dell’Agi, gli articoli 109 comma 2 e 107 comma 2, in base ai quali i costruttori senza qualificazione devono subappaltare le opere specialistiche ad un’altra impresa, limitano la capacità operativa delle imprese generali. Per l’Agi, inoltre, le disposizioni non rispettano il diritto comunitario, che per la qualificazione e la valutazione della capacità tecnica si limita a fare riferimento ai lavori analoghi svolti negli ultimi cinque anni.
 
Allo stesso tempo, la regola che consente il ricorso al subappalto per le lavorazioni per le quali il concorrente non è in possesso di una idonea qualificazione, non si applica nel caso in cui le categorie scorporate siano opere superspecialistiche. Dal momento che in questo caso il subappalto è limitato al 30% dell’importo della categoria, il concorrente non qualificato deve associarsi a imprese in possesso della qualificazione, costituendo una ATI verticale.
 
Visto che 46 categorie su 52 sono a qualificazione obbligatoria, per esse non vale la regola generale contenute nell’art. 109, comma 1, in base al quale la qualificazione nella categoria prevalente abilita all’esecuzione delle opere scorporabili.
 
A ciò si aggiunge che molte delle categorie specializzate, indicate nell’allegato A come categorie a qualificazione obbligatoria, risultano prive di connotati di particolare specialismo.
 
Per fare un esempio, il Consiglio di Stato cita il caso delle categorie specializzate a qualificazione obbligatoria OS 3 (impianti idricosanitario, cucine, lavanderie), OS 17 (linee telefoniche ed impianti di telefonia) e OS 28 (impianti termici e di condizionamento), rispetto alla categoria generale OG 1 (edifici civili e industriali).
In base al Regolamento attuativo del Codice Appalti, un’impresa generale qualificata nella categoria generale OG 1 non potrebbe realizzare direttamente un edificio civile perché dovrebbe obbligatoriamente subappaltare i lavori relativi alle linee telefoniche e agli impianti di telefonia (categoria OS 17 a qualificazione obbligatoria) e dovrebbe necessariamente costituire un’ATI verticale con le imprese in possesso della qualificazioni OS 3 e OS 28 visto che le categorie OS 3 e OS 28 sono indicate come categorie superspecializzate per le quali il subappalto è consentito solo nel limite del 30%.
 
Per il CdS la norma non considera che la qualificazione per una categoria OG comprende, nella normalità dei casi, l’idoneità allo svolgimento di una serie di prestazioni specialistiche necessarie e complementari nella realizzazione degli interventi descritti dalla categoria generale. In sostanza, il Consiglio di Stato conclude che il regolamento non ha saputo conciliare l’esigenza di consentire all’impresa munita della qualificazione OG di svolgere direttamente una serie di lavorazioni complementari e quella di imporre il ricorso a qualificazioni specialistiche in presenza di interventi di rilevante complessità tecnica.
 
Il Consiglio di Stato ha poi annullato l’articolo 85 comma 1b nn 2 e 3 del regolamento, che prevede limiti di qualificazione per le imprese che subappaltano più del 30% dell’importo di una categoria scorporabile a qualificazione non obbligatoria, o più del 40 % nel caso di categoria scorporabile a qualificazione obbligatoria.
Il CdS ha sottolineato che l’art. 85 da una parte consente all’impresa affidataria di utilizzare i lavori subappaltati non solo ai fini della qualificazione nella categoria prevalente, ma anche per la qualificazione nella categoria scorporabile. D’altro canto, però, se si oltrepassa il limite del 30 o 40%, la parte eccedente non può essere sfruttata ai fini qualificatori. Ma non solo, perché la stessa percentuale del 30 o 40% non può essere interamente destinata ad ottenere la qualificazione nella categoria scorporabile, potendo al massimo essere ripartita tra la categoria prevalente e quella scorporabile.
 
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