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NORMATIVA

Imu, tutte le ipotesi in campo per la revisione

di Paola Mammarella

Governo al lavoro su esenzione per le prime case, rimodulazione delle detrazioni e deducibilità per le imprese

Vedi Aggiornamento del 25/10/2013
Commenti 10348
02/08/2013 – Rimodulazione dell’Imu o sospensione definitiva della prima rata 2013. Sono diverse le soluzioni allo studio del Governo per rendere più equa l’Imposta municipale unica in attesa che la delega fiscale aggiorni le rendite fiscali.

Se da una parte si discute sulla rimodulazione delle detrazioni a favore delle abitazioni principali, sembra quasi certo un intervento a favore dei capannoni industriali, che dovrebbero vedere ridotta la pressione fiscale a loro carico.
 
Queste in sintesi le ipotesi presentate dal Ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni.
 
Esenzione totale dall’IMU per la prima casa e le pertinenze
Della proposta, che esclude gli immobili di lusso, beneficerebbero circa 17,8 milioni di contribuenti, ma ci sarebbe un effetto regressivo. I contribuenti con redditi tra i 75 mila euro e i 120 mila euro risparmierebbero 455 euro e quelli con redditi superiori a 120 mila euro 629 euro. Al contrario, il beneficio per i contribuenti più poveri sarebbe inferiore: per i contribuenti con reddito fino a 10 mila euro il risparmio sarebbe di soli 187 euro. Per evitare tali distorsioni si dovrebbe prevedere quindi una nuova leva fiscale.
 
Incremento non selettivo della detrazione Imu per la prima casa
Al momento l’IMU sull’abitazione principale prevede una detrazione di base di 200 euro, maggiorata di 50 euro per ogni figlio convivente di età non superiore a 26 anni fino ad un massimo di 400 euro. La detrazione, compresa la maggiorazione, può, quindi, arrivare a un importo massimo complessivo di 600 euro. L’attuale meccanismo di detrazioni rende già esente dall’imposizione IMU sull’abitazione principale circa il 25% degli immobili.

L’incremento della detrazione di base fino a 500 euro consentirebbe di incrementare la platea dei soggetti totalmente esenti dall’IMU per l’abitazione principale. La perdita di gettito derivante da questa misura sarebbe di circa 2,7 miliardi di euro. Di questa soluzione, si legge nel report presentato da Saccomanni, beneficerebbe in misura maggiore i proprietari di abitazioni con rendita catastale più elevata.
 
Su base territoriale l’ipotesi comporta inoltre una maggiore progressività, ma evidenti criticità per i Comuni di piccole dimensioni, nei quali mediamente la rendita delle abitazioni è di circa 298 euro, che vedrebbero quasi azzerato il gettito derivante dall’imposta.
 
Esenzione selettiva dall’IMU per la prima casa in funzione del valore
L’intervento prevede l’aumento a 437, 508 e 618 euro della detrazione per l’abitazione principale graduata in base alla rendita catastale. Nonostante gli effetti redistributivi positivi, la misura potrebbe incidere in particolare sui Comuni di minore ampiezza demografica dove sono concentrati immobili con rendite mediamente più basse della media nazionale. Le minori entrate dovrebbero quindi essere compensate con trasferimenti dal livello centrale di governo.
 
Incremento selettivo della detrazione IMU per la prima casa in funzione della condizione economica del proprietario
La misura ipotizza diverse modalità di intervento:
1. Esenzione per le abitazioni principali diverse dalle abitazioni di lusso con rendita catastale fino a 418 euro e incremento della detrazione da 200 a 280 euro per le altre abitazioni principali di cui sono titolari soggetti che dichiarano un reddito complessivo fino a 55 mila euro.
2. Esenzione per le abitazioni principali diverse dalle abitazioni di lusso con rendita catastale fino a 490 euro e incremento della detrazione da 200 a 330 euro per le altre abitazioni principali di cui sono titolari soggetti che dichiarano un reddito complessivo fino a 55 mila euro.
3. Esenzione per le abitazioni principali diverse dalle abitazioni di lusso con rendita catastale fino a 589 euro e incremento della detrazione da 200 a 400 euro per le altre abitazioni principali di cui sono titolari soggetti che dichiarano un reddito complessivo fino a 55 mila euro.

L’intervento comporterebbe effetti redistributivi positivi migliorando la progressività dell’imposta ma problemi per i piccoli Comuni, che vedrebbero ridursi la loro principale fonte di gettito. A beneficiare della misura sarebbero anche i potenziali evasori.
 
Incremento della detrazione per la prima casa decrescente in funzione della condizione economica del nucleo familiare
La misura propone di adattare l’accesso alla detrazione alla situazione reddituale del beneficiario facendo riferimento all’Isee. Secondo il report di Saccomanni, si potrebbe prevedere una detrazione aggiuntiva fino a 600 euro decrescente al crescere dell’indicatore Isee.  La detrazione aggiuntiva potrebbe essere sostitutiva a quella collegata al numero dei figli.

In questo modo si genererebbe una riduzione complessiva di gettito annuo pari a circa 2 miliardi. Le maggiori riduzioni di imposta sarebbero inoltre localizzate nei Comuni ad alta densità abitativa e con valori catastali mediamente più elevati. Il collegamento dell’Imu all’Isee giova anche per superare un problema sociale e redistributivo, legato alla situazione di pensionato solo o in coppia senza figli.
 
Esenzione selettiva dall’Imu per la prima casa a favore dei soggetti in condizione di disagio economico
La proposta cerca si risolvere la situazione dei soggetti che posseggono case di valore rilevante, ma percepiscono un reddito basso. Questo tipo di intervento affronterebbe la sostenibilità dell’imposta patrimoniale per i proprietari con redditi molto bassi.
 
Applicazione dei valori OMI per la determinazione della base imponibile Imu
Dal punto di vista redistributivo l’impatto principale del ricorso ai valori OMI per le abitazioni potrebbe ridurre la sperequazione esistente tra i valori di mercato e i valori catastali. Il ricorso ai valori OMI avrebbe inoltre un carattere temporaneo fino alla revisione organica degli estimi catastali. Ci sono però dei limiti perché i valori in questione sono riferiti allʹordinarietà degli immobili e allo stato conservativo prevalente nella zona omogenea. Si possono quindi ottenere solo valori di massima, che non rispecchiano i casi concreti.
 
Interventi contestuali ad altri tributi
Correlando l’Imu all’Irpef si risolverebbe l’asimmetria di trattamento tra abitazioni tenute a disposizione e abitazioni locate. Al momento, infatti, i possessori di immobili locati sono soggetti a due forme di prelievo, una sul reddito, l’Irpef o in alternativa e su opzione la cedolare secca, e una sul patrimonio, mentre i possessori di abitazioni a disposizione sono soggetti solo all’IMU. L’attuazione di questa misura comporterebbe però un aggravio della pressione fiscale a meno che non si proceda ad una rivisitazione complessiva delle aliquote delle imposte coinvolte.
 
Rimborso dell’Imu attraverso l’attribuzione di un credito di imposta o una detrazione Irpef e Esenzione dall’Imu per l’abitazione principale e contestuale rimodulazione della TARES
In questi modi, spiega la relazione del Ministro Saccomanni, si verificherebbe un incentivo perverso per gli amministratori, che aumenterebbero il prelievo sulle abitazioni principali ai livelli massimi, considerato che il diritto al rimborso dell’Imu sarebbe interamente a carico dello Stato. Con l’introduzione di una service tax, il presupposto del tributo si sposterebbe dal possesso all’uso dell’immobile. Nel caso di immobili locati l’imposta, a carico dell’inquilino, potrebbe necessitare di correttivi.
 
Deducibilità dell’Imu per le imprese
Come previsto dal DL 54/2013, deve essere predisposta la deducibilità dal reddito di impresa dellʹImu relativa agli immobili utilizzati per attività produttive. La perdita di gettito stimata in questo caso si attesta in circa 1,25 miliardi di euro. Secondo alcuni operatori, anche se la misura la costituisce da sempre una richiesta avanzata dal settore interessato semplice deducibilità dell’Imu ai fini Irpef e Ires non darebbe alcun beneficio alle imprese in maggiore stato di sofferenza o già in perdita.
 

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Altri commenti
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Micpiccolo

La soluzione più semplice: far pagare l'imposta sulla casa nella denuncia dei redditi in modo che venga calcolata in relazione all'aliquota massima del contribuente. Per la prima casa si dovrebbe applicare l'aliquota media del contribuente. Lo Stato passerebbe ai Comuni il 50%