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Rincari materiali, il concessionario non può chiedere compensazioni

di Paola Mammarella

CdS: le norme per il riequilibrio dei rapporti tra Stazione Appaltante e appaltatore si applicano solo in mancanza di accordi tra le parti

Vedi Aggiornamento del 08/11/2013
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13/08/2013 – La compensazione dell’aumento del prezzo dei materiali non può avvenire nel rapporto di concessione per la realizzazione di opere pubbliche in project financing. Lo sostiene il Consiglio di Stato, che con la sentenza 2205/2013 ha sottolineato che è importante analizzare gli accordi tra le parti per capire se possono essere applicate le norme per il riconoscimento dell’incremento dei prezzi.
 
Nel caso esaminato dal CdS, una società, concessionaria per la realizzazione di un’opera pubblica, aveva presentato al Comune delle osservazioni per l’aumento dei prezzi dei materiali da costruzione. Dato che il Comune aveva respinto le osservazioni, la società era ricorsa al Tar, che aveva ordinato al Comune di esaminare la domanda di compensazione e rivedere il piano economico finanziario inizialmente concordato.
 
Il Comune aveva quindi presentato ricorso in appello al Consiglio di Stato, sostenendo che nel caso esaminato non fosse applicabile il DL 162/2008, che individua un determinato periodo storico in cui un eccezionale ed imprevedibile aumento del costo dei materiali da costruzione ha influito sui rapporti tra Stazioni Appaltanti e appaltatori, mettendo a rischio il completamento delle opere.
 
Negli accordi tra le parti, siglati durante la stipula della convenzione, era stato però stabilito che sarebbe stato il concessionario ad accollarsi gli eventuali ulteriori importi per la realizzazione dell’opera.
 
Un fattore che, a detta del Consiglio di Stato, rende inapplicabile il DL 162/2008. Sarebbe invece stato diverso se le parti non avessero espresso le loro volontà o se l’avessero fatto in modo lacunoso. In questi casi sarebbe infatti scattato il meccanismo di inserzione automatica delle clausole previste dal Codice Civile.

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