Network
Pubblica i tuoi prodotti
Vai al prossimo articolo
Sblocca Cantieri, ecco l’elenco delle opere prioritarie
LAVORI PUBBLICI Sblocca Cantieri, ecco l’elenco delle opere prioritarie
NORMATIVA

Rinnovabili, il Decreto del Fare 2 rimodula gli incentivi

di Paola Mammarella

Le proposte: bonus più bassi ma per sette anni in più, obbligazioni per coprire la parte A3 in bolletta

Vedi Aggiornamento del 16/12/2013
Commenti 17246
10/09/2013 – Rimodulare gli incentivi alle energie rinnovabili perché diventino più sostenibili e non pesino sulla bolletta elettrica, che deve invece essere alleggerita. Sono alcuni degli obiettivi contenuti nel Decreto del Fare 2, di cui al momento si conoscono le anticipazioni fornite dal Ministero dello Sviluppo Economico.
 
 Incentivi alle energie rinnovabili
Per contenere l’onere annuo sulle tariffe elettriche degli incentivi alle energie rinnovabili e massimizzare l’apporto produttivo degli impianti a energia rinnovabile che hanno accesso agli incentivi, il decreto propone che dal 2016 i produttori possano scegliere se continuare a godere degli incentivi residui o optare per una rimodulazione dell’incentivo.
 
Se continuasse a usufruire del regime incentivante spettante, il produttore continuerebbe a beneficiare della tariffa, ma non potrebbe cumularli con altri incentivi.
 
Nel caso in cui invece scegliesse la rimodulazione dell’incentivo, dal 1 gennaio 2014, il produttore avrebbe accesso ad un incentivo più basso del precedente di una percentuale specifica per ciascuna tipologia di impianto, definita con decreto del Ministero dello sviluppo economico secondo il parere dell’Aeeg entro 60 giorni dall’approvazione del Decreto “del Fare 2”. La nuova tariffa avrebbe però una durata più lunga e verrebbe applicata per il periodo residuo incrementato di sette anni.

Nel caso in cui i contenuti del decreto diventassero operativi, l’opzione dovrebbe essere esercitata entro il 31 marzo 2014 mediante richiesta al Gse.
 
La rimodulazione non si applicherebbe agli impianti diversi dal fotovoltaico, incentivati ai sensi del DM 6 luglio 2012, ad eccezione di quelli ricadenti nel regime transitorio, e agli impianti incentivati dal provvedimento 6/1992 del Comitato interministeriale dei prezzi, che stabilisce quando una fonte energetica può essere considerata rinnovabile.
 
Peso delle rinnovabili sull’energia elettrica
Per ridurre il costo dell’energia elettrica,  la bozza propone di coprire il costo della componente A3 della bolletta, che corrisponde agli oneri per l’incentivazione del fotovoltaico e delle altre rinnovabili, con l’emissione di obbligazioni secondo modalità definite da un decreto del Ministero dell’Economia, da emanare ogni anno, e con la collaborazione del Gse – Gestore dei servizi energetici, e dell’Aeeg, Autorità per l’energia elettrica ed il gas.
 
Come emerge dalla relazione illustrativa, gli oneri economici per l’incentivazione del fotovoltaico e delle altre rinnovabili che gravano sulle tariffe dell’energia elettrica  dal 2010 al 2013 sono cresciuti da 4,5 a 11 miliardi di euro all’anno, con un impatto medio sul prezzo dell’energia che è salito da circa 1,7 c€/kWh a 4,2 c€/kWh.
 
Per coprire questi oneri, la bozza prevede quindi che nel periodo 2014-2017 il Gse provveda a una raccolta di risorse sul mercato finanziario per un ammontare annuo stabilito dal Ministro dello sviluppo economico, tenendo conto dell’andamento dell’economia e della differenza di prezzo dell’energia elettrica tra l’Italia e altri Paesi europei.
 
Su tali risorse sarebbero pagati, per un periodo da definire compreso tra 17 e 25 anni, i soli interessi, e nell’anno successivo il capitale, con un rendimento lordo massimo ipotizzato vicino al rendimento lordo dei BTP di durata decennale offerti dallo Stato italiano nell’ultima asta precedente l’offerta di sottoscrizione delle obbligazioni.
 
Sia gli interessi maturati sia il capitale da restituire sarebbero raccolti sulle tariffe elettriche, con un effetto che riduce il peso degli oneri per i prossimi anni fino a quando gli oneri caleranno drasticamente, grazie alla progressiva cessazione del diritto agli incentivi.
 
Ipotizzando che si ricorra al mercato finanziario per 2 miliardi di euro l’anno, nel periodo 2014-2017, si potrebbe ottenere una riduzione del peso degli oneri sulle tariffe del 15% o 20%.
 
Secondo il Ministero dello Sviluppo Economico, la norma non comporta un aggravio per il bilancio dello Stato sia perché le risorse sono garantite dalle tariffe elettriche e non dallo Stato, sia perché il Gse è al di fuori dalla Pubblica amministrazione.
 

Partecipa alla discussione ( commenti) Utilizza il mio account Facebook Non hai un account Facebook? Clicca qui
Altri commenti
thumb profile
gabriele

il gse è una delle più grani vergogne italiane, lo stesso vale per la stessa enel . ciò che v fatto è un piano energetico nazionale serio. devono essere stimate le esigenze e di anno in anno diminuire l'acquisto di risorse o energia dall'estero. ci hanno insegnato che dobbiamo essere dipendenti dall'estero per l'energia ma non è per forza così.


x Sondaggi Edilportale
Superbonus 110%, lo conosci davvero? Scoprilo con il quiz! Partecipa