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NORMATIVA

Piano Casa Veneto, categorie contrarie a legge senza scadenza

di Rossella Calabrese

‘Togliere il limite temporale finirebbe per depotenziare il piano casa e rallentare le istanze’

Vedi Aggiornamento del 15/01/2014
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28/10/2013 - È all’esame della commissione Urbanistica del Consiglio regionale il nuovo Piano Casa del Veneto. Per la normativa vigente si avvicina infatti la scadenza del 30 novembre 2013.
 
La scorsa settimana sono state sottoposte alle categorie interessate le quattro proposte di legge in discussione:
- quella del PD, che limita il proliferare di unità abitative nelle ristrutturazioni delle pertinenze;
- quella del PdL, che proroga al 31 dicembre 2014 il termine per presentare le domande di ampliamento/ristrutturazione e limita i poteri discrezionali dei Comuni nell’applicazione del ‘piano casa’;
- quella dell’Udc, che incrementa sconti e agevolazioni per chi demolisce e ricostruisce al fine di migliorare la qualità urbanistica degli edifici;
- quella della Giunta, che mira a rendere permanenti agevolazioni e benefici del ‘piano casa’ e a riqualificare le aree urbane degradate, introducendo nuovi elementi di flessibilità urbanistica, compreso il cambio di destinazione d’uso (per esempio, da abitativo a commerciale), e la possibilità di demolire e ricostruire la propria casa, se sorge in aree a rischio idrogeologico, beneficiando di un bonus volumetrico del 50%.
 
Il disegno di legge della Giunta è quello che ha suscitato più critiche. “Siamo contrari a un provvedimento di sostegno all’edilizia senza scadenza, a durata illimitata”, hanno detto i rappresentanti di Ance, Cna, Lega Coop Veneto, Confcooperative, Comuni, Cgil, urbanisti, architetti e ingegneri. “Togliere il limite temporale” - hanno spiegato - “finirebbe per depotenziare gli effetti positivi del ‘piano casa’ e rallentare la corsa dei proprietari a presentare domanda per alzare il sottotetto o costruire una stanza in più”.
 
Condivisa invece la richiesta di evitare un nuovo intervento ‘emergenziale’ e di varare invece un quadro normativo “organico” e coordinato con la legge urbanistica vigente, che assicuri certezza del diritto ed eviti sovrapposizioni e contraddizioni con le norme attuali in materia di insediamenti commerciali e turistici, pianificazione urbanistica, fonti rinnovabili e vincoli paesaggistici.
 
Per Filippo Mazzei dell’Ance, il provvedimento della Giunta va nella giusta direzione laddove supera i limiti posti dalle diverse pianificazioni comunali e assicura le medesime opportunità costruttive a tutti i cittadini del Veneto, ma avrebbe bisogno di un raccordo organico con la normativa urbanistica in modo da rendere coerente lo stop al consumo del territorio e il principio del recupero e riuso dei volumi esistenti.
 
L’aspetto più interessante - hanno riconosciuto anche Renzo Genovese della Cna e Denis Rizzo della Lega Coop - è proprio l’obiettivo di riqualificare le aree degradate del Veneto attraverso misure premiali e la trasformazione delle destinazioni d’uso. “Suggeriamo di valorizzare le ristrutturazioni e riqualificazioni che utilizzano la bioedilizia aumentando il differenziale di bonus volumetrico per chi applica queste tecniche costruttive”, ha aggiunto il rappresentante degli artigiani della Cna.
 
Favorevoli invece a un ‘piano casa’ illimitato, senza scadenze temporali, i rappresentanti regionali della Uil e gli imprenditori di Confartigianato Veneto, che hanno ricordato che il ‘piano casa’ ha messo in moto un giro di affari pari a un miliardo l’anno, equivalente al 6,3% del fatturato dell’intero settore edilizio.
 
Molto critici i Sindaci, contrari a vedersi esautorare dei poteri programmatori nel governo del loro territorio. “L’abolizione degli oneri di urbanizzazione e di costruzione dissanguerà i Comuni e toglierà servizi ai cittadini”, ha detto Franco Bonesso, vicepresidente Anci Veneto, confortato anche dall’Associazione degli Urbanisti, rappresentata da Alessandro Calzavara, che ha difeso il principio secondo il quale ogni trasformazione urbanistica deve garantire anche le dotazioni infrastrutturali connesse, dalle strade ai parcheggi, senza generare ulteriori oneri per la collettività.
 
Per Gino Zanni della Cgil “il nuovo ‘piano casa’ non fa altro che estendere la libertà di costruzione, in una regione che conta attualmente 97 mila case nuove e invendute. Il piano casa nella versione Zorzato - ha spiegato Zanni - non si occupa di chi la casa non ce l’ha: il recupero delle aree urbane degradate dovrebbe invece cercare di agevolare interventi di social housing per giovani, giovani coppie e le categorie più economicamente più deboli”.
 
Coldiretti ha chiesto che il nuovo piano casa consenta ampliamenti in zona agricola anche ad uso agrituristico ed estenda anche ai fabbricati strumentali i benefici volumetrici previsti per le abitazioni agricole collocate in aree a rischio idraulico (come ad esempio negli invasi dei bacini di laminazione).
 
Confcooperative ha proposto una diversa scadenza temporale dei benefici del piano casa per gli interventi sui singoli edifici (a breve termine) e per la riqualificazione delle aree urbane degradate (a medio-lungo termine).
 
Infine la Federazione degli Ingegneri del Veneto ha lanciato un appello: il futuro piano casa dovrà prevedere incentivi ed esenzioni dagli oneri per gli interventi di adeguamento al rischio sismico, autentica priorità per il patrimonio edilizio del Veneto.
 

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