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TECNOLOGIE Edilportale Digital Forum, al via il primo Summit online della Filiera delle Costruzioni
PROGETTAZIONE

Rischio sismico: per la ricostruzione spesi 3,5 miliardi in Italia

di Valentina Ieva

Al Forum Tecnologie e Costruzioni del Made Expo proposte e soluzioni per dare una risposta alla riduzione del rischio sismico

Vedi Aggiornamento del 26/05/2014
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03/10/2013 - Via oggi al primo convegno di FTC 2013, Forum Tecnologie e Costruzioni, ospitato dal Made Expo. Alfredo Martini ha introdotto il tema del rischio sisimico con dei numeri sul rischio sismico del nostro Paese: 131 km quadrati, 3000 comuni e 24 mila scuole, con il 60% delle scuole che è stato costruito prima del 1971.

Campania, Sicila e Calabria sono le regioni pù a rischio. 181 milioni di euro dal dopoguerra sono stati spesi per le ricostruzioni dopo i danni derivanti dai 7 maggiori terremoti verificatisi in Italia, ma solo l'1% del parco edilizio è stato oggetto di norme per la messa in sicurezza. La situazione potrebbe cambiare col decreto del fare, che mette a disposizione incentivi per far partire un processo di messa in sicurezza del nostro Paese.

Fabio Lombardini dell'associazione "Io non tremo" ha ricordato che l'organizzazione svolge un'attività di ricerca per capire la prospettiva storica e i cicli dei terremoti. La storia dimostra che da Gerico in poi molte città, dall'antichità ad oggi, hanno subito le difficoltà e i drammi legati ai sismi; nonostante ciò le persone continuano ad abitare molti di questi luoghi.
Tra le colline della California, ad esempio, 20 milioni di persone continuano a vivere nei pressi della faglia di San Andreas per la ricchezza del territorio e per la presenza di giacimenti petroliferi, eppure si prevede che il prossimo terremoto vi apporterà un danno di circa 250 miliardi di dollari.
La pericolosità sismica, la vulnerabilità e l'esposizione al danno sono variabili legate alla valutazione del rischio sismico. La cognizione del rischio parte dal passato storico di un territorio. Dopo i terremoti negli anni '50 sono partiti i primi tentativi di normativa antisismica (si ricorda il sisma del 1954 in Algeria a El Asnam, colpita di nuovo nel 1980, episodio in cui crollarono prima gli edifici costruiti con le tecniche più recenti).

Studi recenti, pubblicati su 'Earthquakes and Engineers' propongono norme tecniche e procedure antisismiche anche per adeguare l'esistente. Lombardini ha concluso sottolineando l'importanza della conoscenza del rischio sismico, attraverso la storia, per convivere con il rischio perchè "conoscere il rischio sismico significa comprendere che la sicurezza è un investimento, non solo un obbligo".

Scarica gli atti del convegno

Mauro Dolce, Direttore Generale del Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha raccontato alcune delle iniziative sulla prevenzione del rischio, ma anche che sono stati spesi 3 - 3,5 miliardi di euro per l'azione di ricostruzione in Italia. Dolce ricordando quelle che sono le tre variabili legate al rischio sismico, ossia pericolosità, vulnerabilità (per vetustà, degrado del patrimonio edilizio e altri fattori) ha sottolineato l'esposizione al rischio del 70% del territorio italiano, classificato in zone 1,2,3.

Per mitigare il rischio è stato quindi proposto il miglioramento delle conoscenze e la riduzione della vulnerabilità e dell'esposizione. Si tratta di iniziative articolate in azioni dirette, come il miglioramento degli strumenti di progettazione e la pianificazione del territorio, e azioni indirette per la riduzione della vulnerabilità del patrimonio sia pubblico che privato.

Dal punto di vista normativo, nel 1986 la Legge 433 è stata la prima a stanziare fondi per la prevenzione sismica. Fino al 2006 sono stati investiti 316 milioni di euro per la prevenzione, di cui 66 soltanto per la Sicilia. Oggi, dopo il sisma dell'Aquila, entrano in vigore le nuove norme tecniche, con uno stanziamento di quasi un milione di euro all'anno. 

La ripartizione dei fondi fra le regioni è predisposta sulla base di studi condotti da ReLuis per gli anni 2010, 2011 e 2012, che sono indirizzati prevalentemente nelle regioni del sud come Calabria, Sicilia, Campania. Gli studi e le mappe di 'microzonazione sismica' finalizzati ad individuare le aree stabili e instabili rispetto alla pericolosità locale del sisma, devono essere recepiti dagli strumenti di pianificazione urbanistica. Ad oggi sono stati effettuati interventi su 32 edifici e su 6 viadotti, ma occorrono enormi investimenti nelle politiche a lungo termine. Il Piano Nazionale 2010-2016 per la prevenzione del rischio ha, infatti, l'obiettivo di sensibilizzare politici, autorità e amministrazioni.
Dolce ha concluso il suo intervento riprendendo le parole di Kofi Annan "Costruire una cultura della prevenzione non è facile. Mentre i costi della prevenzione devono essere pagati nel presente, i benefici si vedranno in un lontano futuro".

Antonio Borri dell'Università degli Studi di Perugia - Dipartimento Ingegneria Civile e Ambientale ha spiegato cosa è stato fatto in Umbria in questi anni. Ieri è partito il bando per il master sulla riduzione del rischio sismico presso l'Università di Perugia.
Secondo Borri il costruito italiano è vulnerabile. I recenti sismi oltre alle tragedie hanno portato alla luce problematiche tecniche perchè in Italia molti edifici sono stati consolidati con iniezioni di cemento, la cui efficacia, dopo le prove sul campo in Umbria e Abruzzo, si è dimostrata inesistente. Il terremoto non è un processo casuale ma con una memoria, quindi ridurre l'azione sismica a prescindere dalla memoria del sisma di un territorio non è un'azione corretta e va ripensata.
Si può quindi migliorare la conoscenza e avere consapevolezza degli edifici in cui viviamo. Le schede di rilievo del danno AEDES servono a valutare la situazione dopo il terremoto. Adesso in Umbria si sta provvedendo alla certificazione sismica degli edifici, analogamente a quella per la certificazione energetica. La certificazione può aiutare quel processo di consapevolezza del proprio edificio e del patrimonio edilizio in generale.

Paolo Riva, Direttore del Dipartimento di Ingegneria dell' Università degli Studi di Bergamo, ha ricordato che il problema degli edifici industriali parte da lontano, ma in Emilia sembrava una preoccupazione marginale. Il caso Emilia è clamoroso perchè il sisma ha colpito una zona fortemente produttiva e molti stabilimenti industriali. Negli edifici prefabbricati si può avere una riduzione dei costi, la velocità di trasporto e realizzazione. Riva evidenzia che il controllo dello spostamento è un parametro fondamentale per la valutazione della vulnerabilità di un edificio prefabbricato. Il problema del collasso degli elementi di tamponatura orizzontali, dovuto a vincoli estremamente resistenti, è un caso frequente. Ecco perchè, ha spiegato, parlare di resistenza è riduttivo per gli edifici prefabbricati. I principi per le tecniche di rinforzo devono quindi essere: confinare le sezioni di pilastri, limitare gli spostamenti in sommità, creare nuovi vincoli efficaci, inserire sistemi di ritenuta antiribaltamento, offrire stabilità indipendente per ogni scaffalatura, impedire rotazioni fuori piano di travi alte. 

Franco Daniele, Amministratore delegato di Tecnostrutture, ha raccontato brevemente il percorso di industrializzazione di un edificio sismico e del sistema REP. Per l'innovazione nelle soluzioni di nodo fra pilastro e solaio, sperimentando in direzione del telaio industrializzato, ci sono stati 7 anni di prove, condotte avvalendosi anche della collaborazione dell'Università di Shanghai. Le prove su 9 tipi di travi hanno sviluppato una gamma di 4 tipi di pilastri. Alla fine si è ottenuto parere positivo da Eurocentre sulle travi REP e numerosi riconoscimenti sull'impiego delle travi nelle strutture miste. 

Stefano China, Direttore Tecnico Tecnostrutture, ha illustrato alcuni casi di lavori svolti per la ricostruzione dell'Aquila, tra cui quello per il tribunale. In particolare le strutture sono state integrate e rinforzate con travi in acciaio e travi con fondello in cls. I pilastri esistenti avevano una forma a croce che ha consentito un notevole risparmio nell'isolamento sismico della struttura. Sono stati introdotti setti nei vani scala esistenti, ai fini dell'isolamento sismico, e inseriti elementi di dissipazione sismica. I pilastri a croce sono stati rinforzati nel nucelo centrale, dove è stato inserito l'isolatore, rimuovendo, di volta in volta, uno dei quattro petali della croce (sezione del pilastro) che è stato poi sostituito. Sono state poi inserite travi diagonali all'interno della maglia strutturale e lastre strutturali autoportanti.

Il convegno ha visto anche la partecipazione del Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi che, intervenuto all'inaugurazione del Made Expo, ha presenziato anche all'apertura dei lavori del Forum Tecnologie Costruzioni.

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