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URBANISTICA

Toscana, avviata la riforma della legge urbanistica

di Giovanni Carbone

Stop al residenziale nelle aree agricole, via libera al recupero e alla riqualificazione dell’esistente

Vedi Aggiornamento del 31/10/2014
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07/10/2013 - Contrasto al consumo di suolo, recupero del patrimonio edilizio e semplificazione delle procedure di pianificazione. Sono i punti chiave della riforma della legge urbanistica 1/2005 approvata dalla Giunta della Regione Toscana.
 
Come emerge da un comunicato della Regione, la proposta di legge è diretta a migliorare l’efficacia della governance interistituzionale e a rendere più chiare e rapide le regole di trasformazione del territorio.
 
Una delle principali novità introdotte dalla riforma riguarda il territorio esterno alle aree urbanizzate (zone agricole) dove, al fin di promuovere la riqualificazione delle aree dismesse, non saranno consentite nuove edificazioni a carattere residenziale.
 
Limitati impegni di suolo per destinazioni non residenziali saranno, in ogni caso, assoggettati al parere obbligatorio della conferenza di copianificazione d’area vasta, chiamata a verificare che non sussistano alternative di riutilizzazione o riorganizzazione di insediamenti e infrastrutture esistenti.
 
“La novità rispetto alla legge oggi vigente - ha spiegato l’assessore all’Urbanistica, Anna Marson - è che abbiamo tradotto quelli che ora sono dei principi molto importanti in dispositivi operativi quali la definizione di territorio urbanizzato e la netta diversificazione delle procedure per intervenire in territorio rurale”.
 
“Il territorio rurale - ha proseguito l’assessore - che oggi viene ancora troppo spesso considerato un insieme di lotti da sviluppare va concepito come patrimonio territoriale, risorsa fondamentale non solo per l’equilibrio idrogeologico e ambientale, ma anche per l'economia della Regione”.
 
“Tracciamo una linea netta - ha commentato il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi - tra territorio urbanizzato, in cui concentrare l’attività edilizia, soprattutto promuovendo riuso e riqualificazione, e territorio rurale, in cui non saranno consentite nuove edificazioni residenziali”.
 
Un altro elemento essenziale della riforma riguarda la semplificazione delle procedure urbanistiche con conseguente riduzione di tempi e costi di gestione; il tempo necessario per la formazione di uno strumento di pianificazione passerà da 6 a 2 anni con forti sanzioni previste per gli Enti locali che non rispetteranno le scadenze.
 
Le nuove strategie di pianificazione riguarderanno anche la prevenzione e la mitigazione del rischio sismico e idrogeologico con il Piano di Protezione Civile che costituirà parte integrante del Piano operativo comunale.
 
Il provvedimento è ora all’esame del Consiglio regionale per la definitiva approvazione.

Le critiche degli Architetti
Con una Nota congiunta, la Rete degli Ordini degli Architetti della Toscana ha espresso forti perplessità sulla proposta di riforma in discussione.
 
In particolare, gli architetti nutrono dubbi "sulla maggiore complessità del nuovo sistema di governo del territorio rispetto ad un maggiore centralismo dei controlli e degli strumenti di pianificazione e ad una impostazione generale tendente a porre divieti invece di definire un progetto per il territorio".
 
A detta degli architetti, i molteplici livelli di pianificazione previsti, inoltre, implicheranno tempi di elaborazione dei piani urbanistici ed in generale delle decisioni in merito al governo del territorio, ancor più lunghi rispetto agli attuali.
 
“Permane indefinito - si legge nella Nota - il sistema perequativo troppo lasciato ad una estemporanea definizione locale con grave pregiudizio della reale fattibilità delle previsioni contenute nei piani urbanistici; siamo inoltre preoccupati per la diminuzione dell'effettiva facoltà di partecipazione dei cittadini alla formazione degli atti di governo del territorio: buona parte delle decisioni verranno prese dalla Regione che, al contrario dei Comuni, non ha un rapporto diretto con la cittadinanza”.


AGGIORNAMENTO DEL 9 ottobre 2013:
In risposta ai dubbi degli architetti, l'assessore regionale all'Urbanistica, Anna Marson ha spiegato che la riforma propone una chiara idea di progetto per il territorio regionale del futuro e che la Guinta ha operato per rendere più chiare e di univoca interpretazione le norme, razionalizzando e semplificando le procedure e introducendo un tempo limite di riferimento per diversi procedimenti.
 
“Sulla presunta assenza di efficaci disposizioni che favoriscano il recupero e riuso dell’esistente - ha detto l’assessore - la critica appare decisamente surreale, avendo la giunta previsto un'azione di contrasto al consumo di suolo all'avanguardia in Italia, che promuoverà il recupero e riuso delle aree già urbanizzate e dei volumi esistenti anche al di là degli ulteriori dispositivi che la legge contiene in materia di rigenerazione”.
 
Quanto alla perequazione, la Marson ha precisato che sono state introdotte alcune disposizioni di un certo rilievo, relative ai luoghi (il territorio urbanizzato) e ai tempi (i cinque anni di validità del piano operativo) del cosiddetto atterraggio dei crediti edilizi, nonché delle forme della perequazione territoriale (obbligatoria per le previsioni esterne al territorio urbanizzato).
 
“Sulla presunta diminuzione dell’effettiva facoltà di partecipazione dei cittadini alla formazione degli atti del governo del territorio - ha concluso l’assessore - in conseguenza del maggiore ruolo assunto dalla Regione, quanto proposto dalla legge è esattamente il contrario; non soltanto il percorso di partecipazione diventa parte integrante della procedura di formazione degli strumenti della pianificazione, ma il ruolo di co-pianificazione in alcuni casi previsto per la Regione non interviene a modificare le procedure attribuite al comune per quanto riguarda la partecipazione dei cittadini”.


Con un comunicato dello scorso luglio, anche il Comitato Regionale Toscana dei Geometri e dei Periti aveva espresso un parere piuttosto critico sulla bozza della riforma, allora all'esame della Giunta. Secondo i geometri, la riscrittura della LR 1/2005 ripristinava in maniera il controllo della Regione sui Comuni in materia di governo del territorio, poichè attribuisce il ruolo ‘improprio’ di supervisore dell’attività urbanistica alla Rete dei Comitati.
 
Perplessità anche sull’introduzione del vincolo di edificabilità nelle zone rurali. A parere dei geometri la riforma limitava funzioni e prospettive di sviluppo del territorio non urbanizzato, impedendo il consolidamento ed il potenziamento di altre funzioni anche se già esistenti. Il congelamento del territorio rurale avrebbe inciso poi sul sistema urbanizzato producendo inevitabilmente forti limitazioni e deformazioni in termini di sviluppo.
 
“La Regione propone - si legge nel comunicato dello scorso luglio - una modifica normativa antistorica i cui effetti saranno analoghi a quelli prodotti sull’economia reale dal patto di stabilità, un piano immobilista e di miseria che ostacolerà la ripresa economica in nome di una ascetica quanto inconcludente difesa del paesaggio ed un irrealistico rilancio dell’edilizia sociale”.

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