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AMBIENTE

Dal PdL arriva la proposta di privatizzare le spiagge

di Rossella Calabrese

L’idea: trasferire dal demanio al patrimonio dello Stato le aree su cui insistono gli stabilimenti balneari. Contrari gli ambientalisti

Vedi Aggiornamento del 25/09/2017
Commenti 7472
12/11/2013 - Trasferire dal demanio al patrimonio dello Stato le aree su cui insistono i manufatti e le proprietà immobiliari degli stabilimenti balneari, con l’obiettivo della privatizzazione con diritto di opzione per i concessionari già esistenti. La restante parte delle concessioni (arenili e ombreggi) rimarrebbero demanio pubblico, soggetto alla concorrenza, sulla base di un piano dei servizi che contempli criteri capaci di garantire l’unicità della gestione.
 
È quanto prevede un emendamento al disegno di legge di Stabilità 2014, presentato dai senatori PdL Antonio D’Alì e Sergio Pizzolante, con l’obiettivo di risolvere l’annosa questione delle concessioni demaniali, “che riguarda 30.000 imprese italiane che hanno fatto investimenti e creato valore sulla base di una Legge dello Stato che fino al 2009 garantiva il rinnovo automatico delle concessioni”.

“Il Trattato Europeo e la direttiva Bolkestein - spiega Pizzolante - prevedono il rinnovo delle concessioni secondo criteri di concorrenza. Principio che noi condividiamo, purché si riconoscano alle imprese già esistenti gli investimenti fatti e l’aver creato un’offerta turistica balneare d’eccellenza”.
 
La proposta normativa consentirebbe quindi - secondo Pizzolante - di salvaguardare oltre 30.000 aziende e, nello stesso tempo, costituirebbe un’operazione robusta di dismissione e valorizzazione del patrimonio dello Stato, per 5-10 miliardi. Inoltre, dando stabilità alle gestioni, verrebbe garantita la ripresa degli investimenti e la crescita del settore.
 
Infine - conclude Pizzolante -, “l’emendamento prevede la possibilità di utilizzare almeno la metà dei 5-10 miliardi di maggiori risorse a disposizione per creare un fondo di garanzia per i mutui destinati agli investimenti nel settore del turismo, vale a dire per le spiagge, la ristorazione, il commercio e per una grande opera di ‘rottamazione’ e riqualificazione del patrimonio alberghiero italiano”.

I commenti
“Le norme che paiono emergere dal confronto parlamentare e che propongono la sdemanializzazione di porzioni di litorale e spiagge sono politicamente inaccettabili e tecnicamente sbagliate”. Così il Ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando. “Un conto è interrogarsi su come evitare che la normativa europea impatti in modo eccessivamente negativo su imprese che producono servizi e occupazione, un altro è pensare di aggirare la normativa stessa svendendo un pezzo del patrimonio ambientale e paesaggistico del Paese”.

“La proposta di vendere le nostre spiagge è impresentabile e offende la dignità del Paese. Aspettiamo solo che qualche emulo di Totò proponga di vendere la Fontana di Trevi” ha immediatamente commentato Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera.

“Non è la prima volta che dalle file del Pdl arriva la proposta di vendere le spiagge. Ci avevano già provato in passato, senza riuscirci. È un’idea sbagliata e inaccettabile che va respinta - ha aggiunto Fabrizio Vigni, presidente degli Ecologisti Democratici - perché significherebbe svendere un bene pubblico importante, con gravi rischi per il nostro patrimonio ambientale”.

Anche l’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU) respinge con forza la proposta di ‘sdemanializzazione’ e vendita delle spiagge, “che altro non è che il tentativo di una gigantesca operazione di privatizzazione del nostro patrimonio naturalistico. Vale il principio che le spiagge sono di tutti, e le imprese lavorano in concessione - ha affermato l'INU. È pericoloso anche solo pensare di poter disporre del territorio e delle ricchezze naturali per fare cassa. Proseguendo su questa strada, si potrebbe arrivare a chiudere le piazze e a vendere i monumenti e le aree protette”.

“Il demanio non può essere svenduto. Ci aveva già provato l’ex ministro Tremonti con la vendita del ‘diritto di superficie’ per 90 anni, ora ci riprova il Pdl. Chiediamo ai Ministri Orlando e Bray di intervenire rapidamente per sventare questa assurda prospettiva che rischia di danneggiare irrimediabilmente il patrimonio paesaggistico e ambientale del Belpaese”. Così Sebastiano Venneri, responsabile Mare di Legambiente.

“Il Pdl per far cassa propone di vendere le spiagge ai privati - ha commentato Nichi Vendola, Presidente di Sinistra Ecologia Libertà. Un’idea davvero geniale, dopo decenni di abusivismo, cementificazione e condoni. Non permetteremo in alcun modo un altro colossale scempio delle coste del nostro Paese, un ‘bene comune’ di tutti gli italiani”.
 
Fa i conti Angelo Bonelli, Presidente della Federazione dei Verdi: in Italia sono state date 30.000 concessioni sul demanio marittimo, legate a 15.000 stabilimenti balneari, in 600 Comuni costieri, il tutto senza gara pubblica. Dalle concessioni lo Stato ha incassato 102 milioni di euro nel 2012, nel 2010-2011 circa 90 milioni di euro, negli anni precedenti la metà, ovvero 3.400 euro a concessione, a fronte di un incasso complessivo di 10 miliardi di euro realizzato dagli stabilimenti balneari ogni anno (anche se i ricavi ufficiali parlano di 2 miliardi di euro).
 
La replica del senatore Sergio Pizzolante
“Non si vendono le spiagge, gli arenili con gli ombreggi, che rimangono demanio pubblico. La proposta prevede il passaggio dal demanio al Patrimonio dello stato e poi la vendita con diritto di opzione ai concessionari attuali, delle sole aree dove ci sono gli immobili costruiti dai privati. La spiaggia rimane demanio pubblico con concessione soggetta ad evidenza pubblica con diritto di prelazione per chi ha fatto investimenti e creato impresa sulla base di una legge dello Stato che prevedeva il rinnovo automatico delle concessioni”.
 
Risponde così alle critiche il senatore Pizzolante, aggiungendo che ‘schifoso’ è chi falsifica la realtà, e se si capiscono le reazioni di gente fuori dal mondo come Vendola e Bonelli, davvero non si comprende il PD, visto che la nostra proposta è assolutamente in linea con il progetto che il Sottosegretario del PD Baretta ha presentato, a nome del Governo, ai parlamentari del PD e del PdL ed a tutte le associazioni di categoria ricevendo unanime consenso. Ed esiste anche un documento dei parlamentari del PD coordinati dall’on. Velo che dice le stesse cose con una sola differenza, il passaggio del demanio alle Regioni”.
 
“La nostra proposta - conclude Pizzolante - salva 30mila imprese e produrrà un grande impulso agli investimenti e alla crescita”. “Senza reali dismissioni del patrimonio pubblico non ci sono risorse per la crescita e per la riduzione delle tasse. L’alternativa è: più tasse, meno crescita”.
 

Al posto della Trise arriva il TUC
Secondo un altro emendamento del PdL, i proventi della privatizzazione delle spiagge andrebbero a compensare le minori entrate che lo Stato incasserebbe se fosse approvata un’altra proposta del PdL: il Tributo Unico Comunale (TUC), che andrebbe a sostituire la Tassa rifiuti e servizi (Trise) - composta dalla Tassa sui rifiuti (Tari) e dalla Tassa sui servizi indivisibili (Tasi) - che ad oggi è la tassa che dal 2014 dovrebbe subentrare all’Imposta municipale unica (Imu).
 
Il Tuc si applicherebbe, nella misura del 10,6 per mille, agli immobili e ai servizi indivisibili. Sostituirebbe, per la componente immobiliare, l’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) e le relative addizionali, e l’imposta comunale sugli immobili; per la parte dei servizi, i costi relativi alla gestione dei servizi indivisibili.


Foto tratta da Flickr
 

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Altri commenti
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Alberto

Cito la frase “Senza reali dismissioni del patrimonio pubblico non ci sono risorse per la crescita e per la riduzione delle tasse. L’alternativa è: più tasse, meno crescita” e la cambio così: “Senza reali dimissioni dei dipendenti pubblici che dicono queste schifezze non ci sono risorse per la crescita e per la riduzione delle tasse. L’alternativa è: meno partiti, più crescita” Quando uno sta per morire (nella fattispecie l'Italia) prima gli offri un primo soccorso, poi ti preoccupi di pettinarlo e dargli un bell'aspetto. Per salvare le PMI, vero motore dell'Italia, invece di vendere territorio nazionale, meno scadenze, meno tasse, meno studi di settore, meno commercialisti, più accesso al credito e serietà contro l'evasione. Tutti sono capaci di fare soldi vendendo quello che hanno o ereditando. VERGOGNA, GENI!!!!

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Ing. Luigi P.

Miiiiiiiiiiiiiiiiii, mo pure le spiagge vogliono vendere .... e facciamo una cosa, vendiamo pure l'acqua che ci batte sopra .... tanto costa cara .... Bha !!!

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michele

giù le mani dai beni pubblici!