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NORMATIVA CILA Superbonus, oggi l’accordo in Conferenza Unificata
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Decreto qualificazione, imprese specialistiche chiedono sospensione

di Paola Mammarella

Denunciata la creazione di un vuoto normativo che potrebbe bloccare il settore dei lavori pubblici

Vedi Aggiornamento del 29/04/2014
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06/12/2013 – È stato creato un vuoto normativo che danneggia le imprese specialistiche. Questo l’allarme lanciato da Uncsaal, Finco, Unicmi, Assistal e Anie, dopo la pubblicazione del Dpr 30 ottobre 2013, che permette alle imprese generali di realizzare anche lavori specialistici, tanto che alcune associazioni di rappresentanza delle imprese specialistiche ne chiedono la sospensione. L'appello è stato raccolto dalla deputata Pd Luisa Bossa, che ha presentato alla Camera un'interrogazione in materia.
 
Le richieste delle imprese specialistiche
Secondo Uncsaal, Unione nazionale costruttori serramenti alluminio acciaio e leghe, si determina una situazione di assoluta gravità per le lavorazioni specialistiche e superspecialistiche e per la qualità complessiva delle opere effettuate. Si penalizzano inoltre anni di investimento e ricerca nell'ambito di un sistema di qualificazione  che a detta di Uncsaal è da rivedere, ma non con un parere della magistratura amministrativa che non tiene conto dell’impatto creato.
 
L’Unione costruttori di serramenti sostiene inoltre che, contrariamente a quanto affermato nel parere del Consiglio di Stato, sono le imprese specialistiche e non tanto quelle generali a soffrire della crisi.
 
Per Finco, Federazione industrie prodotti impianti servizi ed opere specialistiche per le costruzioni, e Unicmi, associazione nata dall’unione di Uncsaal e Acai, senza un decreto legge ad hoc si produrrebbe un grave danno a carico delle piccole e medie imprese e non si terrebbe neanche conto del principio generale della specializzazione e della qualità d'opera e d'impresa.

Assistal,  Associazione Nazionale Costruttori di Impianti , ha chiesto che il Dpr venga sospeso  e ha giudicato inaccettabile lo stravolgimento del sistema di qualificazione delle imprese, che garantiva professionalità e qualità del risultato. Secondo il presidente dell’associazione, Giuseppe Gargaro, dovrebbe essere introdotto un nuovo provvedimento perché in caso contrario si creerebbe un vuoto normativo che rischierebbe di provocare il blocco degli appalti pubblici.

Anche per Anie, Federazione imprese elettrotecniche ed elettroniche, il decreto, che cancella le norme con la conseguenza di paralizzare il mercato delle opere pubbliche e di stravolgerne gli equilibri, dovrebbe essere sospeso se non si vogliono mettere a rischio l’elevata specializzazione e l’eccellenza tecnologica delle imprese del Paese.

L'interrogazione alla Camera
Le posizioni delle imprese specialistiche sono state raccolte dalla deputata Pd Luisa Bossa, che ha presentato un’interrogazione sul tema chiedendo una iniziativa normativa per tutelare la qualificazione professionale di alcuni lavori e l'esistenza stessa di numerose piccole e medie imprese delle costruzioni, tra cui quelle di restauro specialistico. In caso contrario, sostiene l’on Bossa, si creerebbe un danno alla collettività derivato da una repentina e ingiustificata caduta del livello qualitativo delle imprese, delle attrezzature e delle installazioni specialistiche per le costruzioni.

Ricordiamo che lo scorso luglio il Consiglio di Stato con il parere 3014/2013 il Consiglio di Stato ha annullato alcune disposizioni del Dpr 207/2010, Regolamento di attuazione del Codice Appalti, affermando che alle imprese generali potranno essere affidati anche alcuni lavori specialistici.
 
La posizione del Consiglio di Stato è stata ufficializzata col Dpr 30 ottobre 2013 in base al quale l’impresa che si aggiudica un appalto e che possiede la qualificazione nella categoria prevalente, cioè quella di importo più elevato tra tutte quelle che costituiscono il lavoro, potrà eseguire tutte le lavorazioni dell’appalto e non solo gli interventi relativi alle categorie per le quali dimostra di possedere la qualificazione, mentre non sarà più necessario il subappalto o la costituzione di una Ati verticale.
 
Allo stesso tempo, non ci saranno più i limiti di qualificazione per le imprese che subappaltano più del 30% dell’importo di una categoria scorporabile a qualificazione non obbligatoria, o più del 40 % nel caso di categoria scorporabile a qualificazione obbligatoria.


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