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Bari: l'innovativo restauro di Palazzo Calò
CASE & INTERNI

Bari: l'innovativo restauro di Palazzo Calò

di Cecilia Di Marzo

esseelle associati crea dieci 'city suite' affacciate su un giardino verticale

03/01/2014 – Il restauro di Palazzo Calò nel centro storico di Bari porta la firma del giovane studio barese esseelle associati che l'ha convertita in struttura ricettiva.

“Come sempre accade quando ci si approccia ad un edificio storico, con il progetto ci si propone più di ascoltare che di parlare” affermano i progettisti. “Non si tratta di un semplice 'rispetto per la storia' preso a pretesto per non agire, o peggio la rinuncia ad assegnare valore all’apporto contemporaneo quando questo si rapporta con le preesistenze. È piuttosto il rapporto progetto-contesto che cambia: è più facile rendersi conto dei limiti operativi, dell’ambito entro cui muoversi”.

Palazzo Calò, edificato nel corso del ‘500 attraverso la fusione di edifici a torre preesistenti, è arrivato sino a noi con un naturale susseguirsi di successive manomissioni. Il progressivo affinamento del programma funzionale ha subito repentini cambi di direzione con il succedersi delle scoperte durante gli scavi che hanno portato alla luce un granaio e una cisterna al piano interrato.

Dieci suite si distribuiscono al primo e al secondo piano. Elemento che li accomuna è il soppalco in legno bianco con le ringhiere in rete metallica bianca, gli arredi su misura che nascondo le minicucine a scomparsa; tutti gli altri elementi caratterizzanti le singole unità abitative: materiali, arredi, colori sono personalizzati per ogni ambiente tenendo conto dell’esposizione, della presenza più o meno marcata di brani di muratura in pietra, di archi e nicchie, o della presenza di solai in legno originali che in alcuni spazi è stato possibile recuperare. I pavimenti in legno si alternano a quelli in resina, con arredi contemporanei che dialogano con pezzi recuperati di epoche diverse.

Negli spazi comuni si è scelto di assottigliare il più possibile le opzioni formali e materiche, in un dialogo che porta la spazialità esistente a confrontarsi con scale e passerelle in acciaio cor-ten e vetro: la leggerezza della passerella sospesa che attraversa la cisterna al piano interrato, ad esempio, permette una percezione delle murature e della volta a una quota inattesa, introducendo il visitatore al piccolo spazio dell’antico granaio in cui sono stati collocati i servizi.

L’autonomia formale dei nuovi orizzontamenti permette di costruire nuove visioni, frutto del dialogo formale tra elementi tanto diversi. Un piccolo pozzo di luce penetra al centro dell’edificio. La sua natura originaria di spazio scoperto è ricordata e ridefinita attraverso una parete di verde verticale percepibile dalle aree conversazione a piano terra e dalle stanze che affacciano verso l’interno. Anche la scala è realizzata in acciaio cor-ten e lamiera stirata. In questo caso il percorso che parte dal piano terra e attraversa il piccolo spazio per il collegamento verticale trova la sua conclusione sulla copertura dell’edificio, a servizio degli ospiti della struttura, vera terrazza panoramica dalla quale godere l’alternarsi di tetti, torri, cupole e campanili.

 

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