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The Number 6: la riconversione di Palazzo Valperga a Torino
CASE & INTERNI

The Number 6: la riconversione di Palazzo Valperga a Torino

Radicale e prestigioso intervento di rifunzionalizzazione di Building Engineering

31/01/2014 - The Number 6 è il nome del progetto di riconversione, firmato da Building Engineering, di Palazzo Valperga Galleani, gemma del barocco piemontese. Un progetto di recupero architettonico che include al suo interno rispetto del patrimonio storico, tecnologia, domotica, eleganza ed estetica.

Un radicale e prestigioso intervento di rifunzionalizzazione di un edificio storico, dopo un secolo in cui restauri precedenti avevano determinato l’allontanamento dall’originaria vocazione di abitazione, a favore dell’insediamento di attività legate ai servizi e al terziario. Le scelte stilistiche sono state finalizzate alla riappropriazione della vocazione originaria del palazzo, evidenziandone la connotazione di edificio residenziale, unita alla volontà di aprire alla città lo spazio privato della corte, allestendola con un intervento artistico che evidenziasse i suoi punti forti: la luce e il verde.

Gli interventi condotti per la realizzazione di 36 appartamenti sono stati progettati nel rispetto del disegno originario, degli elementi storici ancora leggibili, conciliandoli con soluzioni d’avanguardia.

Volontà della committenza è stata la realizzazione di un corpus di opere d’arte che conciliasse gli interventi architettonici con un allestimento scenografico e artistico volto a dare un valore aggiunto agli spazi rendendoli fruibili alla cittadinanza. A tal fine, di concerto con gli enti di Tutela, si è intrapreso un percorso di ricostruzione suggestiva ed evocativa dei luoghi perduti. Nel recupero della corte interna di via Alfieri, è stata ideata la riproposizione dell’originario giardino seicentesco, trasponendo nelle due dimensioni, orizzontale e verticale, un disegno di ciottoli, luci ed essenze vegetali. Il giardino barocco, rievocato nell’istallazione “Il Giardino Verticale” dell’artista Richi Ferrero, è sospeso all’interno della corte del palazzo in un gesto romantico che si realizza nello spazio aereo del cortile. Il segno sospeso, l’albero, narrativo e contemporaneo, fortemente evocativo, appartiene alla storia del luogo e rinnova lo stupore nella visione quotidiana di chi in quel palazzo ci vive e resta scolpito nella memoria dei visitatori.

 

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Altri commenti
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Pico D M

Cosa vogliono dimostrare questi signori? Cultura, onestà del professionista rispettoso? Non ce l'hanno fatta. Intortare con aggiunte facili e fuori luogo si direbbe che è laloro strada preferita. Attenzione: manca la Befana fra i rami di quel meraviglioso albero. Fra le due colorazioni della pista d'atterraggio (bravo collega, non ci sarei arrivata), preferisco quella a tondi scuri. Continuare a studiare, perché no?

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Michele Cr

In effetti l'intervento punta molto sull'impressionare il futuro acquirente che non hai contenuti realmente utili.......abitare in un circo non mi farebbe impazzire di gioia soprattutto dopo i soldi immagino non pochi.....che sarei costretto ad elargire. Infine da architetto mi viene da piangere al solo pensiero di come esistano architetti "famosi" o forse solo politicamente ben piazzati ai quali viene concesso tutto....anche mettere uno pseudo albero di natale appeso nel bel mezzo di un cortile di un palazzo storico....e architetti "comuni" che se solo osano chiedere per esempio l'apertura di una finestra raso falda in un edificio non dico storico ma solo collocato nel centro di una città vengono additati come criminali e messi alla gogna.,..... ma questo è il bello....o il brutto dell'italia. Complimenti per il cortile tipo stazione di atterraggio elicotteri.....

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Adriana

Non manca nulla........se mettono la musica si guadagnano i soldi per pagare le bollette............!!!!!!!! Le prossime discoteche.......i palazzi di FENOGLIO...........GRANDI I BENI CULTURALI!!!!!!!!!!

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steven 51

intervento di recupero di una splendida architettura italiana, con umilianti concessioni al kitsch ed all'orrendo cattivo gusto arabizzante e pacchiano, ganga style. D'altronde se si vuole vendere a prezzi folli, bisogna attirare i nuovi ricchi e chi ha i soldi da buttare dalla finestra. La logica di queste operazioni speculative impone una riflessione seria sull'imbellettamento pacchiano del nostro patrimonio culturale ai fini della commercializzazione.


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