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NORMATIVA

Semplificare l'edilizia e le norme urbanistiche, le proposte dei tecnici

di Paola Mammarella
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Rete Professioni Tecniche: "escludere dalle certificazioni energetiche i professionisti non iscritti agli albi"

Vedi Aggiornamento del 10/06/2015
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28/01/2014 – La poca chiarezza e la complessità normativa aggrava la crisi che ha colpito l’edilizia. Lo sostiene la Rete delle Professioni Tecniche (RPT), che propone una serie di semplificazioni a costo zero per la Pubblica Amministrazione.
 
Secondo il documento diffuso dalla Rete che raggruppa i Consigli nazionali degli Architetti, Chimici, Agronomi, Geometri, Geologi, Ingegneri, Periti agrari, Periti industriali e Tecnologi alimentari, il governo del territorio registra una altissima sovrapposizione di attori e normative a causa della quale si rende necessaria una semplificazione articolata su più livelli: normativa, degli enti e organizzativa.
 
Semplificazione normativa
RPT promuove l’adozione di una legge unitaria delle materie di competenza statale, in grado di superare la logica dei principi fondamentali, che poi rimanda all’emanazione di ulteriori norme che finiscono per stratificarsi.
 
Discende da questo presupposto il superamento del Piano Regolatore Generale (PRG) del 1942 in favore del Piano di Governo del Territorio (PGT) che si articola in un documento strategico e in piani di intervento operativi. Si tratta di un mutamento di filosofia che, fatte salve le tutele assolute per la salvaguardia dell’ambiente e la mitigazione del rischio idrogeologico e sismico, contiene solo i vincoli strettamente necessari al piano strategico.
 
Per la stessa ragione dovrebbero essere superati gli oltre 8 mila regolamenti edilizi comunali, che potrebbero essere sostituiti da una norma tecnica nazionale, lasciando comunque ai Comuni la possibilità di regolamentare dei casi specifici.
 
Per incentivare il riuso del patrimonio edilizio si propone inoltre di dimezzare gli oneri sugli interventi di sostituzione edilizia che implicano il miglioramento energetico degli edifici e la mitigazione del rischio idrogeologico. Allo stesso tempo, gli standard urbanistici dovrebbero essere calcolati  non in modo quantitativo, ma in termini reali, qualitativi e prestazionali.
 
La Rete delle Professioni Tecniche propone inoltre la revisione del Dpr 75/2013 sui criteri di accreditamento dei certificatori energetici degli edifici prevedendo da una parte regole più rigide e univoche a livello nazionale e dall’altra l’esclusione dei professionisti non appartenenti a nessun albo, che non offrirebbero le stesse garanzie di quelli iscritti.
 
Viene infine promossa l’introduzione del fascicolo della sicurezza del fabbricato, contenente tutte le indicazioni sul funzionamento e la conservazione dello stesso. Si tratta di uno strumento che attraverso l’uso di una metodologia comune ed unificata consentirebbe di analizzare lo stato di conservazione o degrado di un immobile, estrinsecandone le varie componenti statiche, impiantistiche, di sicurezza e di rifinitura.
 
Semplificazione degli enti
In secondo luogo, la Rete delle Professioni Tecniche suggerisce di superare la sovrapposizione degli enti nei processi decisionali. Per migliorare i rapporti con le amministrazioni, sulla falsariga di quanto già proposto dagli architetti, sostiene che le Agenzie di semplificazione, grazie alla loro funzione di natura istruttoria e di asseverazione nei procedimenti amministrativi, renderebbero più efficienti e meno costosi le relazioni tra Pubblica Amministrazione, cittadini e imprese.
 
Allo stesso tempo, la Rete delle Professioni Tecniche propone di realizzare il dialogo obbligatorio tra Sovrintendente, che si deve sempre esprimere in Conferenza dei Servizi, e il progettista. In questo modo, la valutazione degli interessi avverrebbe sulla base di un confronto trasparente sul piano disciplinare ed amministrativo, con un notevole risparmio di tempi, così come accade in Europa.
 
Semplificazione organizzativa, tecnica e digitale
Per rendere certi i titoli abilitativi e non scoraggiare gli investimenti esteri, la Rete delle Professioni Tecniche suggerisce di obbligare il Comune a pubblicare sul proprio sito non solo il permesso di costruire o la denuncia di inizio attività, ma anche gli elaborati progettuali identificativi dell’intervento approvato, che il progettista deve fornire anche su supporto informatico.
 
Si potrebbe quindi stabilire il principio secondo cui la legale conoscenza del titolo abilitativo e del progetto si ha nel termine di trenta giorni dalla pubblicazione degli atti nel sito web del comune. Da quella data certa decorrerebbe il termine di sessanta giorni per eventuali azioni di annullamento.

Il documento è stato inviato al Ministro per la semplificazione, Giampiero D'Alia. Come si legge nell'introduzione, il recente disegno di legge D'Alia prevede un'ampia delega, che può costituire una positiva occasione di innovazione. Le proposte della Rete delle Professioni Tecniche vertono quindi sui correttivi che potrebbero migliorare i livelli di tutela del territorio.

La richiesta di un regolamento edilizio prestazionale unico e l'inserimento dei professionisti nei processi decisionali è stata formalizzata anche dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI), durante il convegno "Il piano territoriale poaesaggistico" che si è tenuto a Taranto il 17 gennaio scorso. Il motivo, come spiegato dal presidente Armando Zambrano, è l'invadenza della burocrazia, che spesso allontana gli investirori. Al contrario, i professionisti di area tecnica hanno le competenze per velocizzare la realizzazione di interventi di miglioramento antisismico, risparmio energetico e rifacimento degli impianti, ma anche per avviare pratiche di riuso dei centri storici coniugando la tutela ambientale con la sostenibilità economica.

Soluzioni analoghe arrivano anche dal Cnappc. Secondo il Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, per rispondere alla situazione, caratterizzata da un crollo del 37% dei permessi di costruire e dalla chiusura di oltre 14 mila imprese, le uniche vie di uscita sono rappresentate da un piano nazionale di Rigenerazione delle Città (RIUSO) e dall'esclusione dal patto di stabilità degli interventi per la messa in sicurezza e la rigenerazione energetica degli edifici. Si tratta di riforme di sistema che però il Cnappc non crede che possano essere attuate in tempi brevi.



 
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Altri commenti
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None can doubt the v

None can doubt the vecitary of this article.

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jos611

Come al solito, partono con l'idea di semplificare ma, siccome tengono famiglia, ecco che strada facendo non mancano d'inserire qualcosa "pro domo mea" che alla fine complica tutto (vedi il Fascicolo di Fabbricato, altra gabella onerosa per i proprietari, vedi la stretta sull'APE e così via). Che pena, 'ste Corporazioni. Non si rendo conto di essere loro stesse, con la semplice esistenza giuridicamante riconosciuta, un ostacolo alla semplificazione, quindi alla ripresa dell'edilizia e dell'immobiliare


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