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PROFESSIONE

Resta agli architetti la competenza esclusiva sugli edifici storici

di Paola Mammarella

Consiglio di Stato: la riserva prevista dalla normativa italiana è conforme alle leggi comunitarie e non discrimina gli ingegneri

Vedi Aggiornamento del 14/06/2018
Commenti 33361
15/01/2014 – Gli interventi sugli immobili di interesse storico-artistico restano di esclusiva competenza degli architetti. È quanto emerge dalla sentenza 21/2014 del Consiglio di Stato che chiude lo scontro sulle competenze tra ingegneri e architetti dopo un confronto durato anni, che ha coinvolto anche la Corte di Giustizia europea e la Corte Costituzionale.
 
Come funziona la normativa italiana
In Italia le professioni di ingegnere e di architetto sono disciplinate dal Regio Decreto 2537/1925. L’articolo 52 del decreto stabilisce che tanto l’ingegnere quanto l’architetto possono occuparsi di opere di edilizia civile, rilievi geometrici e relative operazioni di estimo. Invece, le opere di edilizia civile che presentano rilevante carattere artistico, così come il restauro e il ripristino degli edifici storico artistici, rientrano nelle competenze dell’architetto, anche se l’ingegnere può svolgere la parte tecnica.
 
Il confronto con le norme europee
Sui contenuti della norma italiana si sono scontrati e confrontati gli ordini professionali, il Ministero dei Beni Culturali e diversi tribunali, interessati a capire se il Regio decreto fosse o meno conforme alla Direttiva 384/1985, recepita dal Dlgs 129/1992, in base alla quale, in presenza di determinate condizioni nei percorsi formativi, i titoli di ingegnere e architetto sono parificati.
 
Ciò che interessava capire era anche se la normativa italiana determinasse una discriminazione ai danni degli ingegneri italiani. La Corte di Giustizia europea, chiamata più volte a pronunciarsi sull’argomento, a febbraio dell’anno scorso ha affermato che ai professionisti con un titolo rilasciato in un altro Stato membro, che abilita all’esercizio di attività nel settore dell’architettura, possono essere affidati incarichi sugli immobili artistici senza che sia necessario dimostrare di avere particolari qualifiche nel settore dei beni culturali.
 
A detta degli ordini professionali, questa interpretazione poteva significare che gli ingegneri civili laureati all’estero potevano operare sugli immobili artistici in Italia, mentre la stessa possibilità era preclusa agli ingegneri che avevano conseguito il titolo in Italia.
 
Le conclusioni del Consiglio di Stato
Sulla base di quanto affermato dalla Corte di Giustizia europea, il Consiglio di Stato ha concluso che la normativa italiana è conforme alla direttiva comunitaria e non implica una discriminazione a danno degli ingegneri italiani.
 
Secondo il CdS, la Direttiva 384/1985 non ha portato alla piena equiparazione tra i titoli di ingegnere e di architetto, non intende regolare le condizioni di accesso alla professione di architetto, né tantomeno indica una definizione giuridica delle attività del settore dell’architettura. La regolamentazione dell’accesso alla professione, continua il CdS, è una questione interna, che quindi non ha nessun peso a livello comunitario.
 
Allo stesso tempo il Consiglio di Stato ha affermato che la “riserva” a favore degli architetti non implica una discriminazione per gli ingegneri. A livello europeo, infatti, gli ingegneri devono dimostrare di aver seguito un percorso idoneo in storia e tecniche dell’architettura prima di ottenere un incarico su un immobile storico.


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Altri commenti
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tesca

Poi concordo sulla riunione della figura competente in tema edile, tentata dalle facoltà di ingegneria. Ma indirizzata sempre, all'idea che si debba privilegiare la tecnica e non la storia o la progettazione architettoinca. In questa idea di parte, questo progetto, meritorio, vive di una impostazione negativa verso gli architetti verso gli architetti, e ne vanifica gli esiti.

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tesca

Facciamoci qualche domanda.

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tesca

Anche su come vengono studiate le murature, con modelli di calcoli studiati ed elaborati per strutture ordinate a maglia regolare, é un altro problema. Come si fa ad assimilare un edificio storico, trasformato in moltissimi secoli ad una maglia regolare, propria delle strutture in c.a? E se un edificio ha avuto trasformazioni storiche significative per qualità, che facciamo? lo riconduciamo alla maglia-tipo? Ad un modello ex-post che ignora i modi in cui é stato costruito e trasformato? Ed ill perché comunque, nonostante tutta la scienza ingegneristica, certe costruzioni sopravvivono per secoli e le costruzioni in c.a. dopo appena 50 anni di vita, accusano notevoli problemi di sopravvivenza?

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tesca

Mi permetto di dissentire. Credo che debba esserci una corrispondenza fra formazione e competenza professionale. Nella maggior parte dei corsi di Ingegneria non si studiano le murature, ma solamente le strutture in cemento armato. Gli ingegneri così formati, continuano a pensare le strutture in muratura come strutture trasformabili o adeguabili a quelle in cemento armato. Prima di mettere mano alle strutture in muratura, pregherei i formandi di ingegneria a studiare di più le caratteristiche delle strutture murarie, i loro comportamenti, che non possono essere adeguati tout court alle strutture in c.a. e poi ne riparliamo. Fino ad allora, meglio sia lasciato fare agli architetti.

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Per. Ind. Enrico Salvini

non sone ne Arch ne Ing. quindi credo di essere estraneo alla contesa. Per i lavoro che faccio, per quelli che ho fatto in passato ho avuto modo di conoscere e frequentare entrambi i professionsiti, anche a livello industriale oltre che "edilizio", posso dire che in entrambi i casi vi sono persone molto valide e competenti come vi sono persone che non si comprende come possano aver preso la laurea, in linea di massima ammiro molto gli Arch per la loro originalità ma quando si schende più nel dettaglio tecnico, certamente e sempre in linea di massima gli Ing sono di gran lunga migliori, più preparati e con una visione tecnica a 360° e comunque migliore nella specifica competenza. Credo che in Italia la maggior parte degli edifici in realtà non siano storici ma piuttosto vecchi il che è molto differente, credo che probabilment el'Arch potrebbe e dovrebbe fare il capo commessa il direttore lavoro ma poi per quanto riguarda la parte strutturale dovrebbe competere all'Ing e non all'Arch il quale va bene per dire se è bello o brutto (che comunque è soggettico) di clore si fa, ecc in particolare per edifici di vero pregio (gli altri sarebbe meglio abbatterli e ricostruirli) ma per il resto se è bello ma se non viene consolidato correttamente e crolla ... chiaro il concetto? come per la diatriba Ingegneri-Geologhi lo stesso dicasi per i lavori che gli ing. rubano ai geoligi. Ragazzi occorre più serietà correttezza onestà morale personale intellattuale e professionale in un aparola più deontologia e conoscienza dei propro limiti e conseguente competenze.

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Jack Polenta

Vergogna! Perchè non si tiene mai conto dell'attuale percorso formativo di un ingegnere edile??????? Perchè si fa riferimento a norme del 1929???? Cos'ha un architetto in più rispetto rispetto ad un ingegnere edile? PERCHE' UN ARCHITETTO PUO' FIRMARE UN CALCOLO STRUTTURALE??????????? VERGOGNA! VERGOGNA! VERGOGNA! ORMAI IL PRESTIGIO DELLA NOSTRA PROFESSIONE NON ESISTE PIU'! DOVREMMO FORSE PERDERE ANCHE LA NOSTRA DIGNITA'?

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Antonio R.

Giusto per chiarire una cosa. 1) ad ingegneria si studia/va (anche se forse sommariamente potrebbe obiettare qualche architetto) anche urbanistica , storia dell'architettura, composizione architettonica ecc. ; 2) ad architettura non mi risulta che si studi geologia applicata e SOPRATTUTTO GEOTECNICA ( non mettiamo anche la vecchia dinamica delle costruzioni). Ebbene gli architetti hanno competenza esclusiva sugli immobili storici e gli ingegneri non l'hanno sui calcoli strutturali? I palazzi si reggono in aria forse? LA COLPA E' COMUNQUE DELL'ORDINE DEGLI INGEGNERI CHE NON SI E' MAI INTERESSATO DEI PROPRI ISCRITTI.

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Giovanni

I CALCOLO STRUTTURALI SOLO AGLI INGEGNERI CIVILI