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PROFESSIONE

STP, finora se ne sono costituite solo 54

di Paola Mammarella
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Tra i motivi del mancato successo incertezza normativa e poca aderenza agli obiettivi di professionisti e soci di capitale

Vedi Aggiornamento del 21/07/2015
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21/01/2014 – Le STP, società tra professionisti, presentano ancora qualche criticità. È quanto emerso al convegno “Società tra professionisti, le strutture societarie divengono a pieno titolo strumento di esercizio dell’attività professionale: potenzialità e limiti”, organizzato a Milano dall’Ordine dei Commercialisti con il Consiglio Notarile.
 
Normativa ancora incerta in alcuni punti e poca aderenza agli obiettivi di professionisti e soci di capitale sono alcune delle cause che non hanno fatto decollare la nascita di nuove Società tra professionisti.
 
In base ai dati forniti da Unioncamere, al momento le STP sul territorio nazionale sono 54. Sul totale il 50% è costituito da Srl, Società a responsabilità limitata. Rilevante è anche la presenza di Sas, Società in accomandita semplice (22%) e Snc, Società in nome collettivo (15%). Ci sono poi 4 società semplici, 2 Srl a socio unico e una Cer.pa.
 
A livello territoriale, le Regioni che hanno sfruttato di più questo strumento sono la Lombardia e l’Emilia Romagna, dove sono state costituite rispettivamente 11 e 9 STP.
 
Come commentato da Arrigo Roveda, presidente del Consiglio notarile di Milano, nonostante il numero delle STP iscritte nella sezione speciale del registro delle imprese sia praticamente raddoppiato, si tratta comunque di numeri molto bassi.
 
Secondo Alessandro Solidoro, presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Milano, le STP non stanno avendo successo per le incertezze normative dal punto di vista previdenziale e dell’organizzazione funzionale. Ma non solo, perché, a detta di Solidoro, anche se questo momento storico richiede aggregazione di funzioni e suddivisione di costi per essere competitivi, le STP “non rispondono alle reali esigenze dei professionisti e evidentemente nemmeno a quelle dei soci di capitale”.
 
Per il notaio Manuela Agostini, membro della Commissione per l’elaborazione dei Principi Uniformi in Tema di Società del Consiglio Notarile di Milano, a frenare le STP è la preoccupazione che la forma societaria possa “spersonalizzare” il rapporto tra professionista e cliente. Per ovviare a questa difficoltà è stato quindi proposto di inserire clausole che stabiliscano i requisiti dei soci e clausole di ammissione, di recesso e di esclusione, che consentano di controllare la compagine sociale. In questo modo verrebbe garantito il perdurare del rapporto fiduciario e personale fra i soci, avvicinando le società tra professionisti alle organizzazioni collettive che fino ad oggi sono state usate per l'esercizio dell'attività professionale.
 
Ricordiamo che l’iter delle Società tra professionisti è iniziato con la Legge di stabilità per il 2012 e con la Legge Liberalizzazioni 27/2012, che hanno gettato le basi della riforma delle professioni abolendo le tariffe professionali.
 
In seguito è stato elaborato un regolamento ad hoc che ha definito le modalità di conferimento e di esecuzione dell’incarico, le cause di incompatibilità e il regime disciplinare. La messa a punto del testo ha subito un percorso ad ostacoli. Alla diffusione della bozza iniziale, nel giugno 2012, è infatti seguito un blocco di diversi mesi, che si è poi risolto a febbraio 2013, quando il decreto è stato approvato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
 
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