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TECNOLOGIE Edilportale Digital Forum, la quarta giornata della fiera virtuale dell’edilizia
AMBIENTE

Non si arresta il consumo di suolo: l’Italia perde 8 mq al secondo

di Rossella Calabrese

Rapporto ISPRA: in tre anni persa una capacità di ritenzione di 270 milioni di tonnellate d’acqua che, non potendo infiltrarsi nel terreno, va gestita

Vedi Aggiornamento del 03/03/2016
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27/03/2014 - Non accenna a diminuire, anche nel 2012, la superficie di territorio consumato dall’urbanizzazione: negli ultimi 3 anni sono stati ricoperti altri 720 kmq, 0,3 punti percentuali in più rispetto al 2009, un’area pari alla somma dei comuni di Milano, Firenze, Bologna, Napoli e Palermo.
 
In termini assoluti, si è passati da poco più di 21.000 kmq del 2009 ai quasi 22.000 kmq del 2012, mentre in percentuale è ormai perso irreversibilmente il 7,3% del nostro territorio. Nonostante la crisi, i dati sono da record, e lo dimostra anche la velocità con cui si perde terreno che, contrariamente alle aspettative, non rallenta e continua procedere al ritmo di 8 mq al secondo.
 
I dati sono contenuti nel Rapporto 2013 sul consumo di suolo in Italia dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), presentato ieri alla Camera dei Deputati. L’indagine, la più significativa collezione di dati a livello nazionale, analizza i valori, dal 1956 al 2012, relativi alla quota di superficie “consumata”, fornendo un quadro completo del fenomeno.
 
Ma - spiega l’Ispra - non è solo colpa dell’edilizia. In Italia si consuma suolo anche per costruire infrastrutture che, insieme agli edifici, ricoprono quasi l’80% del territorio artificiale (strade asfaltate e ferrovie 28% - strade sterrate e infrastrutture di trasporto secondarie 19%), seguite dalla presenza di edifici (30%) e di parcheggi, piazzali e aree di cantiere (14%).
 
Forti gli impatti sui cambiamenti climatici: la cementificazione galoppante ha comportato, dal 2009 al 2012, l’immissione in atmosfera di 21 milioni di tonnellate di CO2 - valore pari all’introduzione nella rete viaria di 4 milioni di utilitarie in più (l’11% dei veicoli circolanti nel 2012) con una percorrenza di 15.000 km/anno - per un costo complessivo stimato intorno ai 130 milioni di euro.
 
A livello regionale, Lombardia e Veneto, con oltre il 10%, mantengono il “primato nazionale” della copertura artificiale, mentre Emilia Romagna, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia si collocano tutte tra l’8 e il 10%. I comuni più cementificati d’Italia rimangono Napoli (62,1%), Milano (61,7%), Torino (54,8%), Pescara (53,4%), Monza (48,6%), Bergamo (46,4) e Brescia (44,5).
 
La trasformazione del suolo agricolo in cemento - sottolinea l’Ispra - non produce impatti solo sui cambiamenti climatici, ma anche sull’acqua e sulla capacità di produzione agricola. In questi 3 anni, tenendo presente che un suolo pienamente funzionante immagazzina acqua fino a 3.750 tonnellate per ettaro - circa 400 mm di precipitazioni - per via della conseguente impermeabilizzazione, abbiamo perso una capacità di ritenzione pari a 270 milioni di tonnellate d’acqua che, non potendo infiltrarsi nel terreno, deve essere gestita.
 
L’Ispra riporta i dati di uno studio del Central Europe Programme, secondo il quale 1 ettaro di suolo consumato comporta una spesa di 6.500 euro (solo per la parte relativa al mantenimento e la pulizia di canali e fognature), il costo della gestione dell’acqua non infiltrata in Italia dal 2009 al 2012, è stato stimato intorno ai 500 milioni di Euro.
 
“Difendere il suolo dalle aggressioni indiscriminate - ha detto il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti - significa tutelare non solo una risorsa economica strategica, ma anche proteggere il Paese dalla minaccia del dissesto idrogeologico che, proprio a causa dell’uso dissennato del territorio, spesso ha conseguenze gravissime, soprattutto in termini di perdita di vite umane”.
 
È disponibile anche una APP per segnalare nuove perdite di terreno. Attraverso uno smartphone, basta inserire coordinate e foto per vederle subito on line sulla mappa dell’ISPRA (www.consumosuolo.isprambiente.it).
 
Il Rapporto dell’ISPRA non si configura soltanto come raccolta di dati e informazioni validate, rese interoperabili e condivise, ma sarà un tassello fondamentale, con il contributo di tutti gli altri soggetti istituzionalmente preposti, per fornire una visione complessiva dei processi fisici, chimici e biologici che governano il suolo e l’ambiente nella sua totalità, a supporto di chi dovrà decidere e operare scelte in questi settori.
 


 

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