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Con la cedolare secca al 10% converrà di più affittare le case?

Con la cedolare secca al 10% converrà di più affittare le case?

Potrebbe crescere la fascia di soggetti interessati a immettere gli alloggi sul mercato a canone concordato

Vedi Aggiornamento del 15/01/2015
di Paola Mammarella
Vedi Aggiornamento del 15/01/2015
06/03/2014 - L’abbassamento della cedolare secca, previsto con il decreto sul Piano Casa in arrivo al prossimo Consiglio dei Ministri, dovrebbe rendere più conveniente per i proprietari immettere gli appartamenti sul mercato a canone concordato anziché lasciarli sfitti.
 
Secondo il pacchetto di misure da 1,5 miliardi, studiato per risolvere il disagio abitativo e la carenza di alloggi, la cedolare secca dovrebbe scendere dall’attuale 15% al 10%. Ciò significa che i redditi derivanti dall’affitto degli appartamenti sarebbero tassati meno.
 
Ma vediamo, nello specifico, come funziona la cedolare secca.
 
Cos’è la cedolare secca
La cedolare secca è un’imposta sui contratti di affitto che sostituisce l’Irpef e le relative addizionali, l’imposta di registro e l’imposta di bollo derivanti dal reddito relativo all’immobile affittato. Chi sceglie di applicarla rinuncia a poter chiedere l’aggiornamento del contratto sulla base degli adeguamenti Istat dovuti alla variazione dell’indice nazionale dei prezzi al consumo.
 
Chi può avvalersene
Il proprietario dell’immobile che sceglie di avvalersi di questo regime lo comunica all’affittuario con raccomandata. La scelta è riservata alle persone fisiche. È invece escluso chi opera nell'esercizio di attività di impresa o di arti e professioni.
 
L’opzione può essere esercitata per unità immobiliari appartenenti alle categorie catastali da A1 a A11 (esclusa l’A10 - uffici o studi privati) locate a uso abitativo e per le relative pertinenze locate congiuntamente all’abitazione.
 
Vantaggi e svantaggi
L’opzione può essere scelta e revocata in ogni momento, anche nel corso del contratto di affitto se ci si rende conto di aver effettuato una scelta non idonea alla propria situazione economica.
 
La cedolare secca può risultare conveniente se paragonata ai rincari nella tassazione ordinaria. Il reddito assoggettato a cedolare è inoltre escluso dal reddito complessivo. Bisogna poi considerare che l’importo della cedolare secca è piatto perché non cresce al crescere del reddito Irpef. L’opzione può quindi risultare conveniente per chi, avendo un imponibile Irpef elevato, è interessato a non assoggettare parte del proprio reddito alle imposte ordinarie, che risulterebbero più elevate.
 
Al contrario, la scelta della cedolare secca  potrebbe non convenire a chi dichiara un reddito basso, cioè quei soggetti per cui l’Irpef e le imposte ordinarie risultano inferiori alla cedolare secca.
 
Chi opta per la cedolare secca non può infine chiedere aggiornamenti del canone d’affitto, neanche se giustificato dalle variazioni dei prezzi rilevate dall’Istat, e non può usufruire di detrazioni.
 
Considerato il funzionamento della cedolare secca, bisogna aspettarsi che l’abbassamento dell’aliquota dal 15% al 10% aumenterà la fascia di soggetti per i quali l’opzione di avvalersi di questa forma di tassazione sugli affitti risulterà conveniente. Molti proprietari, che per non pagare tasse elevate sui redditi derivanti dai canoni di locazione preferivano lasciare gli appartamenti sfitti, potrebbero ora trovare conveniente l’immissione degli alloggi nel mercato degli affitti a canone concordato.
 
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